• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Il primo sguardo del radiotelescopio HERA all’alba dell’universo

I ricercatori hanno sfruttato i dati raccolti durante la prima fase di costruzione del radiotelescopio HERA in Sudafrica per ottenere informazioni sulla storia dell'alba del cosmo. In quest'epoca, detta della reionizzazione, si sono formate le prime stelle e costituite le prime galassie. Con HERA, precursore di SKA, sembra possibile riuscire a svelare alcuni dei segreti di un Universo vecchio 13 miliardi di anni.

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Febbraio 24, 2022
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Alcune antenne del radiotelescopio Hera.

Alcune antenne del radiotelescopio Hera.

Condividi su FacebookTweet

Cosa è accaduto all’alba del cosmo? Qual è l’origine del Big Bang? Come si sono create le prime stelle? Quanto tempo hanno impiegato per costituire le galassie? Siamo certi che le nostre previsioni sull’Universo primordiale riescano a spiegare l’interazione tra i primi fotoni di luce e le particelle allora appena nate? Numerose sono le possibili risposte, tanto quanto le conseguenti nuove domande. Grazie ai nuovi dati del radiotelescopio HERA, Hydrogen Epoch of Reionization Array, gli scienziati del MIT forse stanno riuscendo a chiarire alcuni dei quesiti più pressanti.

Situato presso la South Africa Karoo Astronomy, HERA sta scandagliando il cielo alla ricerca dei primi segnali di formazione stellare e aggregazione delle galassie. Gli scienziati che ci lavorano, come Jacqueline Hewitt e Julius A. Stratton del MIT, stanno cercando di capire cosa sia successo durante quel periodo di 400 milioni di anni dopo il Big Bang, chiamato alba cosmica.

Durante le prime fasi della costruzione del radiotelescopio, durate un totale di 4 anni, è avvenuta la raccolta e l’analisi dei dati provenienti dall’Universo bambino grazie ai segnali radio. Dall’autunno 2021, i ricercatori della collaborazione internazionale che si occupa di HERA hanno cercato di ricostruire ciò che i risultati stavano dicendo loro. Ora, con uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal, presentano nuove restrizioni alle tracce di idrogeno cosmico provenienti dai primordi dell’Universo.

HERA: ciò che è e ciò che sarà

Il radiotelescopio HERA opera come una serie di antenne radio, al momento 52. I dati raccolti per lo studio sono stati presi solo da 39 di esse, e quando sarà completamente costruito il telescopio sarà costituito da ben 350 antenne totali. A quel punto avrà una sensibilità tale da raccogliere informazioni da un Universo ancora più lontano, permettendoci di spingerci sempre più indietro nel tempo.

Insieme a MeerKAT, anch’esso in Sudafrica, l’Australian SKA Pathfinder e il Murchison Widefield Array, in Australia, HERA è uno dei quattro precursori dello Square Kilometre Array. Lo SKA sarà la più grande rete di radiotelescopi mai esistita sulla Terra, attualmente in costruzione. Avrà come obiettivo scientifico principale quello di scoprire i segreti dei primi milioni di anni del nostro Universo, e di come esso è evoluto da allora. “Non stiamo ancora facendo completamente ciò che possiamo fare” spiega il ricercatore del MIT Nicholas Kern, autore principale della ricerca riguardante HERA. “Questo risultato è dimostrazione di un primo assaggio all’analisi dei dati, che è una specie di fondamento per tutte le analisi future”.

HERA
Parte dell’array radio interferometrico HERA nel deserto sudafricano del Karoo durante i primi lavori di costruzione nel 2016. Credits: Kathryn Rosie

Onde radio a bassa frequenza: segnali dall’Universo primordiale

Per riuscire a raggiungere i segnali dell’Universo primordiale, HERA utilizza le onde radio a bassa frequenza, che raggiungono ciò che non è facilmente osservabile. A differenza del telescopio spaziale Hubble, che osserva il 5% della materia osservabile nello spazio nella radiazione del visibile, HERA riesce a sondare il restante 95% di segnali. Quelli provenienti da un cosmo silenzioso che potrebbe suggerirci la storia della formazione ed evoluzione delle galassie.

I ricercatori di HERA stanno cercando negli spettri nel radio la linea spettrale di 21 cm, corrispondente alla lunghezza d’onda dell’idrogeno gassoso neutro. Questo tipo di segnale proviene dall’assorbimento o emissione dell’idrogeno nel materiale tra le galassie, il mezzo intergalattico. Lo chiamano “segnale di rotazione” e proviene dalla cosiddetta epoca della reionizzazione. Si tratta dell’era cosmica durante la quale l’idrogeno neutro che permeava l’Universo primordiale si è re-ionizzato, permettendo alla luce di filtrare e a noi di osservare i primi corpi celesti.

La linea di 21 cm dall’alba cosmica non è stata ancora individuata in modo definitivo. Tuttavia, i nuovi risultati di HERA forniscono dati, più sensibili di un fattore 10 rispetto ai risultati precedenti, sulla natura del segnale provenienti da quando l’Universo aveva 500 milioni di anni.

Con HERA uno sguardo al periodo precedente alle prime stelle

Con i risultati di HERA i ricercatori hanno potuto fornire prove che escludono diverse possibili teorie sulla formazione delle galassie. In particolare, i dati mostrano che deve esserci stato un meccanismo per riscaldare l’idrogeno nello spazio durante l’epoca della reionizzazione, prima dell’accensione delle prime stelle. Ciò suggerisce che le galassie formatesi successivamente abbiano dovuto avere buchi neri.

Universo
Rappresentazione artistica dell’Universo dopo l’accensione delle prime stelle.

Con il finanziamento della Gordon and Betty Moore Foundation e della National Science Foundation, HERA opererà con 350 antenne e con un nuovo design dell’antenna che consentirà al telescopio di catturare onde radio a frequenza più bassa e allontanandosi ancora di più nel passato del cosmo.

Hewitt, capo progetto di HERA, ha lavorato sulla questione di quando si sono formate le prime stelle dal 2004. Ha guidato la prototipazione dei nuovi componenti a bassa frequenza e sta sviluppando nuove tecniche per analizzare i set di dati attuali e futuri. Il nuovo design delle antenne, dell’Università di Cambridge, dovrebbe essere installato a breve e aumenterà notevolmente la gamma d’informazioni che sono in grado di ottenere.

“Questa estensione a frequenze più basse è importante perché ci porta a questo periodo prima delle prime stelle” afferma Hewitt. “Stiamo costruendo uno strumento che guarda indietro nel tempo di 13 miliardi di anni. È sorprendente che possiamo davvero farlo.”

Lo studio sui dati di HERA è disponibile qui.

Continua a seguire Astrospace.it sul canale Telegram, sulla pagina Facebook, sul nostro canale Youtube e ovviamente anche su Instagram. Non perderti nessuno dei nostri articoli e aggiornamenti sul settore aerospaziale e dell’esplorazione dello spazio.

Tags: cosmologiaHERARadioastronomiaRadiotelescopiouniversouniverso primordiale

Potrebbe interessarti anche questo:

L'ammasso di galassie Abell S1063 osservato con il James Webb. Nell'immagine è presente anche GLIMPSE-17775, un oggetto che si trova dietro l'ammasso e che vediamo grazie all'effetto della lente gravitazionale. Credits: NASA, ESA, CSA, Vasily Kokorev (UT Austin)

Trovati con il James Webb gli indizi più forti finora a favore dell’esistenza delle “Black Hole Stars”

Giugno 10, 2026

Viaggio alla ricerca di altre vite nel cosmo, insieme a Giovanni Covone

Maggio 28, 2026
Ammasso di Pandora visto da Webb

Il James Webb ha osservato un buco nero supermassiccio nato prima della sua galassia

Maggio 28, 2026
La lente gravitazionale MACS J0416, che potrebbe aver aiutato il James Webb a individuare le prime stelle nate dopo il Big Bang. Credits: NASA/ESA/STScI, Jose Diego (IFCA), Jordan D’Silva (UWA), Anton Koekemoer (STScI), Jake Summers (ASU), Rogier Windhorst (ASU), Haojing Yan (University of Missouri), Joseph DePasquale (STScI)

Il James Webb ha osservato una delle galassie più primitive mai studiate

Maggio 14, 2026
Sullo sfondo, render della ragnatela cosmica, Volker Springel (Max Planck Institute for Astrophysics) et al. / Al centro, la mappa realizzata a partire da COSMOS-Web. Credits: UCR/Hossein Hatamnia

Ottenuta con il James Webb la mappa più dettagliata finora della ragnatela cosmica

Maggio 13, 2026
Una piccola parte della mappa 3D dell'Universo ottenuta con DESI, in cui è visibile la struttura su larga scala del cosmo, creata dalla gravità. Ogni punto rappresenta una galassia. Le aree più dense indicano regioni in cui galassie e ammassi di galassie si sono raggruppati insieme per formare i fili della ragnatela cosmica. Credits: DESI Collaboration and DESI Member Institutions/DOE/KPNO/NOIRLab/NSF/AURA/R. Proctor

Completata con lo strumento DESI la più grande mappa 3D dell’Universo, finora

Aprile 16, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • Render artistico della missione Parker Solar Probe della NASA molto vicina al Sole. Credits: NASA/John Hopkins/APL

    La Parker Solar Probe ha superato il 28° perielio in orbita attorno al Sole

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Trovati con il James Webb gli indizi più forti finora a favore dell’esistenza delle “Black Hole Stars”

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Luca Parmitano inizia l’addestramento per Artemis III e racconta la sua selezione e le prossime sfide

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • The Exploration Company ha mostrato il suo nuovo motore Storm da 180 tonnellate di spinta

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Notice
Non ci sono eventi previsti.

Gli ultimi approfondimenti

La prima Starship V3 completamente assemblata sul pad 2 a Starbase. Credits: SpaceX

Dove, quando e perché seguire il dodicesimo volo di Starship

Maggio 22, 2026
La capsula Orion "Integrity" di Artemis II nello spazio il 7 aprile 2026. Credits: NASA

Ecco quando, dove e perché seguire il rientro sulla Terra di Artemis II

Aprile 9, 2026
Lo Space Launch System e la Luna piena al Kennedy Space Center. Credits: NASA/Sam Lott

Ecco quando, dove e soprattutto perché seguire il lancio di Artemis II

Marzo 31, 2026


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162