• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Il più lungo getto di particelle in un buco nero dell’Universo primordiale

L'osservatorio spaziale Chandra della NASA ha rilevato un lungo e potente getto relativistico di particelle in un buco nero che ha quasi 13 miliardi di anni. Il getto interagisce con la radiazione cosmica di fondo producendo raggi X e ci suggerisce un nuovo metodo per investigare i segreti dell’Universo primordiale.

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Marzo 11, 2021
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
BlackHole_withJet

Un buco nero con il disco di materiale che vi orbita attorno e un potente getto di particelle energetiche. Credits: NASA/JPL-Caltech.

Condividi su FacebookTweet
ANNUNCIO
ANNUNCIO

Gli astronomi studiano quasar e buchi neri molto antichi per capire come la materia, il gas e la radiazione abbiano interagito nei primi milioni di anni di vita del nostro Universo. Uno dei fenomeni che mettono alla prova i ricercatori è il getto relativistico di particelle che alcuni di questi mostri celesti riescono a produrre. Proprio qualche giorno fa un team di ricercatori ha pubblicato uno studio sul quasar P172+18, il più vecchio quasar attivo mai osservato che presenti dei getti. E’ stato scoperto grazie al Very Large Telescope per la sua forte emissione di onde radio.

Ora, l’osservatorio orbitale Chandra della NASA, sembra aver tracciato la presenza di un getto lungo ben 160 mila anni luce proveniente da un buco nero supermassiccio che ha 12.7 miliardi di anni. Come confronto, ricordiamo che la Via Lattea misura circa 100 mila anni luce, perciò l’estensione del getto è davvero notevole. Il buco nero è alimentato dal quasar PJ352-15 al centro di una giovane galassia. PJ352-15 è una delle sorgenti radio più potenti finora rivelate poco dopo il Big Bang ed è milioni di volte più massiccio del Sole.

La parte più interessante della scoperta è che il getto relativistico proveniente dal buco nero è stato rivelato nella lunghezza d’onda dei raggi X. Questo ha portato i ricercatori ad avanzare alcune ipotesi su come il plasma di particelle cariche possa aver interagito con la radiazione cosmica di fondo.

BlackHoleJet spiegazione
Rappresentazione artistica del potente getto di particelle rivelato da Chandra. Credits: NASA/CXC/M. Weiss. Accanto a essa, uno screen ai raggi X e infrarossi. Credits: NASA/CXO/JPL/T; Gemini/NOIRLab/NSF/AURA; W.N. Keck Observatory.

Il getto relativistico accresce il buco nero

Il materiale che orbita nel disco attorno a un buco nero deve diminuire la sua velocità e quindi la sua energia, prima di cadere oltre l’orizzonte degli eventi, oltre il quale viene fagocitato dal buco nero e contribuisce alla sua crescita. Vediamo come questo avviene proprio grazie al getto relativistico.

Il disco di plasma, ovvero di particelle cariche, presente attorno al buco nero genera potenti campi magnetici. La rotazione del disco intreccia le linee di campo, che si stringono attorno a una parte delle particelle, accelerandole. In questo modo esse riescono a sfuggire alla forza di gravità e sono sparate verso l’alto in un flusso molto energetico che toglie energia al resto del materiale presente, rallentandolo e forzandolo a venir mangiato dal buco nero. Ecco come esso accresce la sua massa, stando alle ipotesi dei ricercatori.

“Se una giostra sta girando troppo velocemente, è difficile che un bambino riesca a muoversi attraversandone il centro. Qualcuno o qualcosa deve rallentare la corsa per permetterlo” spiega con un esempio semplice Thomas Connor del Jet Propulsion Laboratory della NASA, autore dello studio. “Attorno a un buco nero supermassiccio, pensiamo che i getti possano portar via energia a sufficienza perché il materiale cada dentro il buco nero e gli permetta di crescere”. Resta da capire perché solo alcuni buchi neri riescano a produrre getti relativistici di questo tipo. E poi perché proprio Chandra, osservatorio ai raggi X, è riuscito a rivelare questo particolare getto?

BlackHoleJet diagramma
Credits: NASA, ESA, A Feild.

L’interazione con il CMB produce raggi X

La radiazione energetica proveniente dal getto che Chandra ha rivelato è stata emessa dal buco nero quando l’Universo aveva solo un decimo dell’età che ha adesso. A quel tempo l’intensità del Cosmic Microwave Background (CMB), la radiazione cosmica di fondo rimasta dopo il Big Bang, era molto più intensa di adesso.

Sappiamo che gli elettroni presenti nel getto relativistico si allontanano dal buco nero e sono accelerati quasi alla velocità della luce nello spazio. I ricercatori ipotizzano che attraversino la radiazione cosmica di fondo collidendo con i fotoni di luce in essa presenti. Queste interazioni aumentano l’energia dei fotoni fino alla banda dei raggi X, rilevabili con Chandra. Da notare che, in un scenario simile, la luminosità dei raggi X è notevolmente maggiore rispetto al quella delle onde radio. Ciò concorda con l’osservazione sperimentale di Chandra di questo lungo getto di raggi X, che non ha emissioni radio associate.

I raggi X potrebbero aiutarci a conoscere l’infanzia dell’Universo

Potrebbe essere utile mettere insieme i risultati delle osservazioni ai raggi X e quelle nella lunghezza d’onda radio. Forse in questo modo riusciremmo a comprendere più a fondo la fisica di come i potenti getti relativistici dei buchi neri supermassicci si formano e si auto-sostengono nel tempo. In questo modo, si potrebbe spiegare il comportamento degli oggetti celesti più antichi che conosciamo, come il buco nero alimentato da PJ352-15, e rispondere a molti quesiti ancora aperti.

“I nostri risultati mostrano che le osservazioni ai raggi X possono essere uno dei metodi migliori per studiare i quasar con getti nell’Universo primordiale” dichiara Daniel Stern del JPL. “O, per dirla in un altro modo, le osservazioni ai raggi X in futuro potrebbero essere la chiave per svelare i segreti del passato del cosmo”. Lo studio sarà pubblicato su The Astrophysical Journal ed è disponibile qui: Enhanced X-ray emission from the most radio-powerful quasar in the Universe’s first billion years.

Continua a seguire Astrospace.it sul canale Telegram, sulla pagina Facebook e sul nostro canale Youtube. Non perderti nessuno dei nostri articoli e aggiornamenti sul settore aerospaziale e dell’esplorazione dello spazio.

Tags: buchi neribuco nerobuco nero supermassicciogetto relativisticoquasar

Potrebbe interessarti anche questo:

Panoramica in luce visibile che mostra la vasta quantità di stelle nella costellazione del Sagittario, in direzione del centro della Via Lattea. Credits: ESO and Digitized Sky Survey 2

Scoperta S301, la stella più veloce conosciuta nella Via Lattea

Agosto 19, 2026
Questo collage mostra 15 dei 31 quasar scoperti dal telescopio spaziale Euclid nell'Universo primordiale. Credits: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA

Euclid scopre i quasar più antichi mai osservati nell’Universo

Luglio 6, 2026
Ammasso di Pandora visto da Webb

Il James Webb ha osservato un buco nero supermassiccio nato prima della sua galassia

Maggio 28, 2026
Quattro delle nove galassie anomale identificate nel Cosmic Evolution Early Release Science Survey (CEERS) del James Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, Steve Finkelstein (UT Austin)

Scoperte con il James Webb nove sorgenti galattiche anomale, quasi all’alba dell’Universo

Gennaio 8, 2026
Render artistico del buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 3783, che emette venti ultra-veloci. Credits: ESA

Un buco nero supermassiccio ha generato venti velocissimi dopo un lampo di raggi X

Dicembre 9, 2025
Una porzione dell'ammasso di galassie MACS J1149.5+2223 visto dalla NIRCam del James Webb, all'interno dell'indagine CANUCS di Webb. Credits: ESA/Webb, NASA & CSA, G. Rihtaršič (University of Ljubljana, FMF), R. Tripodi (University of Ljubljana, FMF)

Individuato un buco nero supermassiccio in rapida crescita a soli 570 milioni di anni dal Big Bang

Novembre 19, 2025
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • starship starlink

    Oltre mille manovre evasive al giorno per i satelliti Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Ecco le prime immagini della Terra acquisite dai satelliti Eaglet II della costellazione italiana IRIDE

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Entro il 2026 saranno completati i 931 segmenti dello specchio primario dell’ELT

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • SpaceX verso una rete mobile Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162