La NASA e Katalyst Space Technologies hanno deciso di rinunciare al tentativo di catturare il telescopio spaziale Neil Gehrels Swift Observatory e innalzarne l’orbita. La decisione arriva dopo i problemi al controllo dell’assetto incontrati nelle scorse settimane dal veicolo LINK, lanciato il 3 luglio proprio per raggiungere Swift ed estenderne la vita operativa.
LINK continuerà comunque, in parte, la sua missione. NASA e Katalyst stanno lavorando a un nuovo piano che prevede un rendezvous con Swift e alcune operazioni di prossimità, ma senza arrivare alla cattura del telescopio. L’obiettivo sarà verificare il comportamento del veicolo durante l’avvicinamento e raccogliere dati utili per future missioni di servizio satellitare.
Il cambio di programma mette però fine alla possibilità di evitare il rientro di Swift nell’atmosfera. Il telescopio si trova in orbita terrestre bassa dal 2004 e negli ultimi anni ha perso quota rapidamente a causa dell’aumento dell’attività solare, che espande gli strati più esterni dell’atmosfera terrestre e aumenta la resistenza incontrata dai satelliti. Secondo le previsioni della NASA, Swift rientrerà in atmosfera entro la fine del 2026.
La missione di LINK era stata organizzata proprio per intervenire prima che l’orbita diventasse troppo bassa, e sfruttare questa opportunità per un test di servicing orbitale. Nel settembre 2025 la NASA aveva affidato a Katalyst Space il compito di sviluppare in meno di un anno una missione robotica capace di raggiungere un satellite che, tra l’altro, non era stato progettato per essere agganciato.
I problemi incontrati da LINK dopo il lancio
LINK era partito il 3 luglio con un razzo Pegasus XL di Northrop Grumman. Nelle prime settimane Katalyst Space aveva completato diversi controlli dei sistemi di bordo, compresi quelli della propulsione elettrica, che sarebbe stata utilizzata sia per raggiungere Swift sia per aumentarne gradualmente l’altitudine dopo la cattura.
Già durante il commissioning erano però comparsi problemi al controllo dell’assetto. Un primo inconveniente a una delle tre ruote di reazione era stato affrontato attraverso modifiche al software e alle procedure operative, che avevano inizialmente permesso di ristabilire un orientamento stabile.
La situazione è peggiorata alla fine di luglio, quando LINK ha nuovamente perso il controllo dell’assetto e ha iniziato a ruotare su sé stesso, rendendo intermittenti anche le comunicazioni con Terra. Le prime analisi avevano mostrato che due delle tre ruote di reazione non erano più operative e che anche il sistema di propulsione a gas freddo aveva perso parte delle proprie funzionalità.
Gli altri sistemi principali erano rimasti operativi e il veicolo continuava a produrre energia e comunicare con il centro di controllo. Katalyst aveva quindi iniziato a utilizzare i propulsori elettrici per fermare la rotazione, con l’idea di modificare successivamente il sistema di guida, navigazione e controllo in modo da adattarlo alla nuova configurazione.
A quel punto NASA e Katalyst avevano lasciato aperta la possibilità di procedere con l’aggancio di Swift, se le condizioni di LINK avessero potuto garantire la sicurezza delle procedure. La nuova decisione chiude questa possibilità: il veicolo non tenterà la fase più delicata della missione, cioè la cattura vera e propria del telescopio.

LINK proverà comunque ad avvicinarsi a Swift
La missione non terminerà immediatamente. LINK tenterà ancora di raggiungere Swift e svolgere operazioni di rendezvous e prossimità. In pratica, il satellite proverà ad avvicinarsi al telescopio e a operare nelle sue vicinanze senza arrivare al contatto.
Questa fase permetterà di verificare almeno una parte delle tecnologie sviluppate per la missione, in particolare quelle necessarie per individuare e seguire autonomamente un altro satellite in orbita. NASA e Katalyst stanno ancora definendo come effettuare il rendezvous tenendo conto delle attuali capacità di controllo di LINK.
Per Swift, invece, le possibilità sono diventate più limitate. Il satellite non dispone della capacità necessaria per compensare autonomamente la perdita di quota e LINK avrebbe dovuto fornire proprio questo intervento esterno.
La NASA prevede ora di continuare a utilizzare Swift finché le condizioni orbitali lo consentiranno e, parallelamente, di affidarsi ad altre missioni per coprire almeno parte delle sue osservazioni. Se non verrà trovata un’altra soluzione in tempo, dopo oltre 21 anni di attività scientifica il decadimento dell’orbita porterà Swift al rientro nell’atmosfera terrestre nei prossimi mesi.











