La NASA ha pubblicato il 18 agosto le immagini raccolte dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) del cratere generato il 5 agosto dall’impatto sulla Luna di un secondo stadio del Falcon 9. Le osservazioni, effettuate tra l’11 e il 12 agosto, hanno permesso di misurare con maggiore precisione le dimensioni del cratere e di osservare il materiale espulso durante lo schianto.
Il cratere è largo circa 18 metri e profondo meno di 3 metri. Intorno sono visibili diversi raggi chiari e scuri formati dal materiale sollevato dall’impatto e ricaduto sulla superficie. Le immagini sono state ottenute con la Narrow-Angle Camera di LRO, capace di distinguere strutture grandi circa un metro.

Il secondo stadio proveniva dal lancio del 15 gennaio 2025 che aveva portato verso la Luna i lander Blue Ghost di Firefly Aerospace e RESILIENCE di ispace. Dopo aver fornito l’energia necessaria per immettere i due veicoli sulle rispettive traiettorie, lo stadio aveva lasciato l’orbita terrestre senza avere propellente sufficiente per effettuare un rientro controllato. Nei successivi 18 mesi, la combinazione delle perturbazioni gravitazionali e dell’attività solare ne ha progressivamente modificato la traiettoria, fino all’impatto con la Luna.
L’impatto è avvenuto alle 8:35 italiane del 5 agosto, nei pressi del cratere Einstein. Le prime immagini erano arrivate poche ore dopo grazie alla sonda sudcoreana Danuri. LRO ha ora osservato la stessa zona da più angolazioni, permettendo di studiare meglio il nuovo cratere.
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Cosa mostrano le immagini di LRO
Per ottenere le immagini, la NASA ha dovuto modificare temporaneamente l’orientamento di LRO durante i suoi passaggi sopra la regione dell’impatto. La sonda orbita a circa 100 km dalla superficie e si muove a circa 1.6 km/s: un errore di appena dieci secondi nell’acquisizione avrebbe spostato l’area inquadrata di circa 16 km.
LRO ha osservato il cratere in diverse condizioni di illuminazione. La misura dell’ombra proiettata dalle pareti ha permesso di stimare una profondità inferiore ai 3 metri, mentre il bordo ha fornito una misura del diametro di circa 18 metri. La stima della NASA precedente all’impatto indicava che si sarebbe formato un cratere largo circa 20 metri.
Le immagini mostrano anche una serie di strisce che partono dal punto dello schianto. Quelle più scure sono costituite da materiale che si trovava vicino alla superficie, fino a circa mezzo metro di profondità. Prima dell’impatto era rimasto esposto per molto tempo al vento solare, ai raggi cosmici e ai continui impatti di micrometeoriti.
I raggi più chiari vicino al bordo del cratere provengono invece da strati più profondi, rimasti fino a quel momento protetti dall’insieme dei processi che nel tempo modifica il materiale esposto sulla superficie lunare.
Il confronto con le immagini della stessa regione ottenute prima del 5 agosto ha infine permesso di stabilire con precisione il centro del nuovo cratere, alle coordinate 19.4759° N e 266.7138° E, a un’altitudine di 511 metri.

Da Danuri a LRO, come è stato trovato il punto dell’impatto
La posizione dello schianto era stata ricostruita già prima del 5 agosto. Astronomi indipendenti avevano seguito il secondo stadio utilizzando dati pubblicamente disponibili, mentre il Center for Near Earth Object Studies (CNEOS) del Jet Propulsion Laboratory della NASA aveva progressivamente affinato i calcoli sulla sua traiettoria.
Il CNEOS si occupa normalmente di determinare le orbite di asteroidi e comete che possono avvicinarsi alla Terra. In questo caso, la traiettoria del Falcon 9 ha permesso di utilizzare gli stessi strumenti su un oggetto artificiale diretto verso la superficie lunare.
La posizione prevista è stata comunicata al team di Danuri, la sonda della Corea del Sud in orbita attorno alla Luna dal 2022. Poche ore dopo l’impatto, la sua camera ad alta risoluzione LUTI ha individuato il nuovo cratere a circa 1 km dal punto previsto. Le coordinate ottenute sono state poi inviate al team di LRO, che le ha utilizzate per programmare le osservazioni successive.
Le nuove misure completano quindi le prime osservazioni di Danuri e quelle effettuate da Terra subito dopo lo schianto. Il Very Large Telescope dell’ESO era riuscito, per esempio, a raccogliere lo spettro del materiale sollevato nei minuti successivi all’impatto, trovando segnali associati a sodio e litio, la cui origine dovrà essere studiata ulteriormente.
L’impatto non era stato programmato, ma ha fornito l’occasione di osservare un evento di cui erano conosciuti in anticipo il momento, la traiettoria e le caratteristiche dell’oggetto coinvolto. Le immagini di LRO permettono ora di confrontare queste informazioni con le dimensioni e la struttura del cratere effettivamente prodotto sulla Luna.











