La sera del 12 agosto 2026 il cielo offrirà due degli appuntamenti astronomici più attesi dell’anno a poche ore di distanza. Innanzitutto l’eclissi di Sole, totale in una fascia che attraverserà l’Artico, la Groenlandia, l’Islanda e il nord della Spagna e visibile come parziale anche dall’Italia.
Noi seguiremo l’eclissi in diretta con diversi ospiti dall’Italia e dalla Spagna, sul nostro canale YouTube a partire dalle ore 19:00. Vi aspettiamo!
Poi, con l’arrivo della notte sarà il momento del picco delle Perseidi, il celebre sciame meteorico conosciuto anche come quello delle “stelle cadenti di San Lorenzo”.
Le condizioni quest’anno saranno particolarmente favorevoli. Proprio il 12 agosto si verificherà infatti il novilunio e, senza il chiarore della Luna a illuminare il cielo, sarà possibile osservare anche le meteore più deboli. Una situazione molto diversa da quella del 2025, quando durante il massimo delle Perseidi la Luna era illuminata per oltre l’80% e aveva ridotto notevolmente il numero di meteore visibili.
Lo sciame è attivo già dal 17 luglio e continuerà fino al 24 agosto, ma il momento più interessante arriverà nella notte tra il 12 e il 13 agosto. Secondo le previsioni dell’International Meteor Organization, il massimo è atteso nelle prime ore del 13 agosto. L’attività resterà comunque elevata per diverse ore e, dall’Italia, le condizioni per osservare le Perseidi miglioreranno progressivamente nel corso della notte, diventando particolarmente favorevoli poi anche nelle ore che precedono l’alba.
Nelle migliori condizioni possibili, durante il picco lo sciame può raggiungere circa 100 meteore all’ora. Il numero di stelle cadenti che sarà realmente possibile vedere sarà in realtà più basso, e dipenderà soprattutto da quanto è buio il cielo, dalla presenza di nuvole o foschia e dall’inquinamento luminoso.
Da dove arrivano le “stelle cadenti” d’agosto
Nonostante il nome con cui sono comunemente conosciute, le stelle cadenti non sono stelle. Le scie che attraversano il cielo durante uno sciame meteorico sono prodotte da minuscole particelle di materiale interplanetario che entrano nell’atmosfera terrestre ad altissima velocità.
Nel caso delle Perseidi, queste particelle provengono dalla cometa 109P/Swift-Tuttle, un corpo con un nucleo di circa 26 km che impiega poco più di 130 anni per completare un’orbita attorno al Sole. La cometa fu scoperta indipendentemente nel 1862 dagli astronomi Lewis Swift e Horace Parnell Tuttle, dai quali ha preso il nome, e il suo ultimo passaggio al perielio è avvenuto nel 1992.

Quando una cometa si avvicina al Sole, l’aumento della temperatura provoca la sublimazione dei materiali ghiacciati presenti nel nucleo. Gas, polveri e piccoli frammenti vengono così liberati nello spazio e finiscono per distribuirsi lungo l’orbita della cometa, formando nel corso del tempo una vera e propria corrente di detriti.
Ogni anno, nel suo percorso intorno al Sole, la Terra attraversa la regione occupata dai detriti della Swift-Tuttle. Quando uno di questi minuscoli frammenti, chiamato meteoroide, incontra l’atmosfera terrestre a decine di km/s, comprime e riscalda il gas davanti a sé e il materiale viene progressivamente consumato. Il fenomeno luminoso che osserviamo nel cielo prende il nome di meteora.
Le traiettorie delle Perseidi sembrano convergere verso uno stesso punto nella costellazione di Perseo (che viene quindi detto radiante), da cui deriva il nome dello sciame. Si tratta però soltanto di un effetto prospettico: le particelle percorrono traiettorie quasi parallele nello spazio, ma viste dalla superficie terrestre sembrano allontanarsi da uno stesso punto.
Il passaggio del 2026 sarà interessante anche dal punto di vista scientifico: il 12 agosto intorno alle 18:53 italiane la Terra dovrebbe avvicinarsi a una vecchia scia di detriti rilasciata dalla Swift-Tuttle durante il passaggio del 1079. La struttura della scia è complessa e, trattandosi di materiale molto antico, non è possibile prevedere un preciso aumento dell’attività. Un altro debole filamento potrebbe anche essere incontrato nelle ore successive, vicino al massimo principale dello sciame.
Questo non significa necessariamente che assisteremo a una “pioggia” eccezionale di meteore. Proprio queste possibili variazioni, però, rendono importante continuare a monitorare le Perseidi anno dopo anno: la distribuzione delle meteore permette di ricostruire la struttura della corrente di detriti e studiare come questa viene modificata nel tempo dall’azione gravitazionale dei pianeti e dagli altri effetti che agiscono sulle particelle più piccole.

Quando osservare le Perseidi nel 2026
Le Perseidi non si concentrano in una sola notte: lo sciame è attivo per diverse settimane, anche se il momento in cui si osserva il maggior numero di meteore cade ogni anno intorno al 12 agosto. Anche il picco, però, non dura pochi minuti. Nel 2026 l’attività sarà particolarmente intensa per diverse ore, dalla sera del 12 fino alla mattina del 13 agosto. Non sarà quindi necessario aspettare le quattro del mattino, anche se le ore prima dell’alba saranno le più favorevoli.
Quest’anno ci sarà poi un grande vantaggio: la Luna non disturberà l’osservazione. Il 12 agosto sarà infatti Luna nuova, la stessa configurazione che poche ore prima permetterà il verificarsi dell’eclissi totale di Sole. Durante la notte non ci sarà quindi il chiarore della Luna a illuminare il cielo e, da luoghi abbastanza bui, sarà più facile vedere anche le meteore meno luminose.
Le Perseidi entrano nell’atmosfera terrestre a circa 59 km/s, oltre 210mila km/h. Una velocità elevatissima, grazie alla quale alcune possono diventare particolarmente luminose e lasciare dietro di sé una scia visibile anche per alcuni secondi.
Come osservare le Perseidi
Per osservare le Perseidi non serve alcuno strumento. Anzi, telescopi e binocoli sono poco adatti a questo tipo di fenomeno, perché permettono di osservare soltanto una porzione molto piccola di cielo. Le meteore possono invece comparire praticamente ovunque nella volta celeste.
La cosa più importante è scegliere un luogo il più possibile lontano dall’inquinamento luminoso, con una visuale ampia e senza ostacoli. Una volta raggiunto un cielo abbastanza buio, è consigliabile aspettare almeno 20 minuti per permettere agli occhi di adattarsi all’oscurità, evitando nel frattempo di guardare schermi luminosi.
Non è necessario nemmeno fissare direttamente la costellazione di Perseo. Il radiante permette di identificare lo sciame, ma le meteore possono attraversare porzioni molto lontane del cielo e quelle osservate a una certa distanza dal radiante possono mostrare scie più lunghe. La strategia migliore è quindi osservare un’area più ampia possibile della volta celeste.
Già dalla tarda serata del 12 agosto sarà possibile vedere un buon numero di Perseidi, ma le ore migliori saranno quelle della seconda parte della notte e prima dell’alba del 13 agosto. Man mano che il radiante salirà nel cielo, infatti, aumenterà la frazione della corrente di meteoroidi intercettabile sopra l’orizzonte.
Molto poi dipenderà anche dalle condizioni locali: nuvole, foschia e soprattutto l’inquinamento luminoso possono ridurre drasticamente il numero di meteore visibili. Con un cielo davvero buio, però, il 2026 offrirà una delle condizioni lunari migliori possibili per osservare lo sciame.










