La startup Revolv Space ha consegnato a Blue Canyon Technologies i quattro modelli di volo di SARA Nano, i sistemi che permetteranno di orientare i pannelli solari dei due CubeSat della missione PolSIR (Polarized Submillimeter Ice Cloud Radiometer) della NASA.
PolSIR è una missione dedicata allo studio delle nubi di ghiaccio ad alta quota e utilizzerà due CubeSat in formato 16U costruiti da Blue Canyon Technologies, società che fa parte di Raytheon. I satelliti osserveranno queste nubi nelle lunghezze d’onda submillimetriche, raccogliendo informazioni sulla quantità, distribuzione e caratteristiche delle particelle di ghiaccio presenti nell’atmosfera.
L’utilizzo di due satelliti permetterà soprattutto di effettuare osservazioni in momenti differenti della giornata. Le proprietà delle nubi di ghiaccio cambiano infatti durante il ciclo giornaliero, e misurarne l’evoluzione è importante per comprendere meglio il loro ruolo nell’atmosfera e migliorare i modelli utilizzati per studiare il clima e le condizioni meteorologiche.
Su ciascun satellite saranno installate due unità SARA Nano. Il loro compito sarà ruotare i pannelli solari per mantenerli orientati verso il Sole durante la missione. In questo modo, i CubeSat potranno produrre più energia rispetto a una configurazione con pannelli fissi, aumentando il tempo durante il quale gli strumenti scientifici potranno essere utilizzati.
Come funzionano i sistemi SARA Nano?
SARA Nano è un Solar Array Drive Assembly (SADA), cioè il meccanismo che collega il pannello solare al satellite e ne controlla la rotazione. Il sistema sviluppato da Revolv Space pesa meno di 500 grammi e permette al pannello di ruotare di 180 gradi in entrambe le direzioni, trasferendo contemporaneamente fino a 500 W di potenza al satellite.
La possibilità di modificare continuamente l’orientamento dei pannelli permette di seguire meglio la posizione del Sole durante l’orbita. Su un piccolo satellite questo sistema può aumentare la produzione complessiva di energia del 40-50% rispetto all’utilizzo di pannelli solari fissi. Per PolSIR questo significa avere a disposizione più energia per alimentare i radiometri, e dedicare una parte maggiore della missione alla raccolta dei dati.
Le quattro unità appena consegnate, pronte a essere integrate sui CubeSat, sono i modelli che voleranno effettivamente nello spazio. Il completamento di questa fase del contratto arriva dopo la costruzione e la consegna di due modelli ingegneristici, che sono stati utilizzati per verificare il progetto prima della produzione dell’hardware destinato alla missione.











