L’Umanità è partita per la Luna! Alle 00:35 italiane del 2 aprile 2026, il razzo Space Launch System (SLS) della NASA è partito dal Kennedy Space Center con a bordo la capsula Orion, soprannominata “Integrity”, con quattro astronauti: Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch della NASA, e Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA).
Con questo lancio si apre ufficialmente una nuova fase dell’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre bassa, a più di cinquant’anni dalle missioni Apollo. Artemis II è infatti la prima missione del programma Artemis con equipaggio, e rappresenta un passaggio fondamentale per il ritorno dell’Umanità sulla superficie lunare previsto con la missione Artemis IV nel 2028. Questa è anche la prima missione diretta fuori dalla Terra con a bordo una persona di colore, una donna, e un non americano.
La partenza è avvenuta dopo anni di sviluppo, test e rinvii. Il razzo SLS, il più potente mai costruito dalla NASA, ha spinto la capsula Orion lungo una traiettoria che la porterà a fare un flyby attorno alla Luna e poi rientrare sulla Terra tra circa 10 giorni.
Artemis II non prevede un allunaggio, ma sarà una missione molto importante per dimostrare che il sistema SLS-Orion è pronto per riportare astronauti sulla superficie lunare. Durante il volo, verranno testati sistemi di navigazione, comunicazione e supporto vitale, oltre alle operazioni di rientro nell’atmosfera terrestre ad alta velocità. Inoltre, gli astronauti eseguiranno una serie di esperimenti scientifici.
Abbiamo seguito la partenza di Artemis II in live su YouTube. Qui per rivederla.
Le operazioni pre-lancio
Le ore precedenti al lancio sono state scandite da una lunga sequenza di operazioni tecniche e verifiche, necessarie per garantire la sicurezza dell’equipaggio e il corretto funzionamento del sistema. Il countdown pre-lancio è iniziato circa 49 ore prima della partenza prevista, dando il via alle ultime fasi preparatorie perché tutto fosse pronto.
La giornata dell’1 aprile al Kennedy Space Center è iniziata con l’evacuazione della rampa di lancio 39B dal personale non necessario, e successivamente con le procedure di caricamento dei propellenti criogenici nei serbatoi del razzo SLS, un’operazione delicata che richiede temperature estremamente basse per mantenere l’idrogeno e l’ossigeno liquidi, e che è durata per alcune ore.
Nel frattempo, l’equipaggio ha completato le ultime fasi di preparazione, poi gli astronauti sono stati trasportati sulla rampa di lancio. Durante il conto alla rovescia, i team a terra hanno monitorato costantemente tutti i parametri del razzo e della capsula. I sistemi di bordo, dalle comunicazioni alla propulsione, sono stati verificati più volte per assicurarsi che ogni componente fosse pronto al volo.
Ci sono state un paio di anomalie da risolvere, prima una ai sistemi di comunicazione con il Flight Termination System (FTS), ovvero il sistema di sicurezza del razzo, progettato per distruggerlo in volo in caso di deviazioni dalla traiettoria nominale evitando rischi per le aree a terra, e poi a un sensore di una delle batterie del Launch About System, il sistema di emergenza progettato per allontanare rapidamente la capsula Orion dal razzo in caso di problemi al lancio.
I problemi sono stati risolti nel giro di breve, e dopo un hold a T-10 minuti, è arrivato il GO definitivo negli ultimi minuti del countdown, dopo l’ultimo giro di controlli da parte della direzione di volo. Tutti i sistemi risultavano nominali, quindi la NASA ha deciso di riprendere il countdown e procedere al lancio. Alle 00:35, SLS, Orion e i quattro astronauti sono partiti!
Il lancio e i prossimi passi della missione Artemis II
All’accensione dei motori principali e dei booster laterali, il razzo SLS ha iniziato la sua ascesa. Nei primi minuti di volo, il vettore ha attraversato le fasi più critiche, tra cui il passaggio attraverso la massima pressione aerodinamica (Max-Q), mantenendo prestazioni nominali.
Dopo circa due minuti, i booster a combustibile solido si sono separati come previsto, lasciando il compito ai motori principali del core stage di continuare la spinta. Poco dopo, anche lo stadio centrale è stato sganciato, permettendo allo stadio superiore ICPS di portare Orion in orbita terrestre.
Una volta raggiunta l’orbita iniziale, la capsula Orion effettuerà una serie di accensioni per inserirsi nella cosiddetta Trans-Lunar Injection (TLI). Successivamente, saranno eseguite alcune manovre di prossimità.
Nei prossimi giorni, Orion si allontanerà progressivamente dalla Terra. Durante il viaggio, l’equipaggio testerà i sistemi di bordo, inclusi quelli di navigazione autonoma e di supporto vitale, fondamentali per le missioni future.
Il flyby lunare porterà la capsula a sorvolare la superficie della Luna senza entrare in orbita, sfruttando la gravità per modificare la traiettoria e avviare il ritorno verso la Terra. Questo profilo di missione consente di testare le condizioni di volo nello spazio profondo mantenendo un margine di sicurezza.
Tutti i passaggi successivi al lancio saranno monitorati costantemente dal controllo missione, che seguirà ogni fase del viaggio fino al rientro.

I 10 giorni di missione: cosa succederà?
La missione Artemis II durerà circa 10 giorni, durante i quali l’equipaggio porterà avanti una serie di attività fondamentali per la validazione del sistema Orion in condizioni operative reali. Si tratta di un vero e proprio test completo di tutte le fasi di una missione con equipaggio verso la Luna.
Nei primi giorni, una volta lasciata l’orbita terrestre, gli astronauti si concentreranno sulla verifica dei sistemi di bordo. Questo include il controllo della pressione interna, della qualità dell’aria e del funzionamento dei sistemi di comunicazione con la Terra. Verranno inoltre testate le manovre manuali della capsula, per garantire che l’equipaggio possa intervenire direttamente in caso di necessità.
Durante il viaggio verso la Luna, Orion raggiungerà distanze dalla Terra mai sperimentate prima da una missione con equipaggio dai tempi delle Apollo. Questo permetterà di raccogliere dati preziosi sull’ambiente dello spazio profondo, inclusa l’esposizione alle radiazioni.
Il sorvolo lunare rappresenterà uno dei momenti più significativi della missione. L’equipaggio potrà osservare da vicino la superficie del nostro satellite, mentre i sistemi di bordo continueranno a raccogliere dati.
Nella fase di rientro, Orion entrerà nell’atmosfera terrestre a velocità molto elevate, testando lo scudo termico progettato per resistere a temperature estreme. Dopo il rientro, la capsula ammarerà nell’oceano, dove verrà recuperata dai team di supporto. Lo splashdown è previsto per l’11 aprile alle 2:10 della notte in Italia.
Per approfondire
Di seguito un po’ di link a materiale utile per approfondire questa missione, le sue caratteristiche e la sua importanza.
- Due video approfondimento sulla missione Artemis II: uno riguardante tutto il viaggio e la missione e uno riguardante astronauti, esperimenti scientifici e polemiche.
- Un video approfondimento sulle modifiche della NASA al programma Artemis, in particolare l’intenzione di costruire una base sulla Luna.
- Un approfondimento scritto su tutti i rischi medici che corrono gli astronauti di Artemis II.
- Tutte le news delle ultime settimane che coinvolgono il programma Artemis.










