Il Nancy Grace Roman Space Telescope della NASA è entrato nella fase di commissioning scientifico, l’ultima prima dell’inizio delle osservazioni vere e proprie.
Il team ha completato le verifiche complete del telescopio e del suo strumento principale, il Wide Field Instrument, e confermato che l’osservatorio è pienamente funzionante. Il telescopio riesce a guidarsi e a fare esposizioni, i dati arrivano correttamente e può spostarsi da un punto all’altro del cielo. Ora si passa ai dettagli sulla qualità delle immagini.
Il Roman è partito il 30 agosto a bordo di un Falcon Heavy ed è in viaggio verso il punto di Lagrange L2, a circa 1.5 milioni di km dalla Terra, dove l’inserimento nell’orbita definitiva è previsto per l’inizio di dicembre. A metà settembre il Wide Field Instrument, una fotocamera a infrarossi da 300 megapixel, è stato attivato per la prima volta e portato alla temperatura operativa di circa -183 °C. Le prime immagini sono attese all’inizio del 2027.
Finora tutto bene
Finora il commissioning sta procedendo senza intoppi, e il Roman ha già superato alcuni dei test più delicati. I suoi requisiti sono infatti particolarmente severi: buona parte della sua scienza si basa sul confronto tra immagini della stessa regione riprese in momenti diversi. Se alcune risultassero più sfocate o più luminose di altre, sarebbe difficile capire se un oggetto stia cambiando davvero o se la differenza dipenda dal telescopio.
Josh Schlieder, scienziato del Wide Field Instrument, ha spiegato che anche difetti molto piccoli, come vibrazioni nel puntamento o immagini fuori fuoco, potrebbero nascondere i segnali deboli che la missione vuole misurare.
Per questo una delle verifiche più attese riguardava il sistema di guida fine. Come tutti i telescopi spaziali, il Roman resta puntato sul suo obiettivo agganciandosi ad alcune stelle di riferimento nella stessa porzione di cielo. Il timore era che nelle regioni più complesse, dove le stelle sono così fitte da confondersi tra loro o sono nascoste da spesse nubi di polvere, il sistema potesse perdere l’aggancio. Sono proprio le zone che il Roman dovrà osservare spesso, a partire dal centro della Via Lattea. Come ha spiegato Tom Barclay, responsabile scientifico delle operazioni, le osservazioni di prova hanno invece mostrato che il telescopio mantiene il puntamento senza problemi in tutti i casi.

La velocità è il vero punto di forza
Ora il team sta eseguendo una serie di osservazioni di prova pianificate con attenzione, che serviranno a caratterizzare le prestazioni del telescopio, calibrare la risposta degli strumenti alla luce e perfezionare la qualità delle immagini.
Queste prime osservazioni stanno già mostrando il vero punto di forza di Roman: la velocità. Jeremy Perkins, astrofisico del team di integrazione e test, si è detto colpito dal livello di dettaglio che Roman riesce a ottenere in tempi molto brevi, osservando alcune regioni famose del cielo.
Ogni immagine del Wide Field Instrument copre un’area più grande del disco della Luna piena, con una definizione paragonabile a quella di Hubble. Questo significa che grandi mosaici del cielo potranno diventare la normalità. Un esempio è il Roman eXtreme Deep Field, un campo profondo da 386 ore di osservazione che coprirà un’area circa 100 volte più grande dell’Hubble eXtreme Deep Field. Schlieder ha affermato che in una singola osservazione Roman vedrà oggetti cento milioni di volte più deboli di quanto l’occhio umano possa percepire.
C’è poi un’altra buona notizia. Alcuni sistemi dell’osservatorio stanno funzionando meglio di quanto richiesto, e questo potrebbe aprire nuove possibilità scientifiche non previste. Lo stesso era successo con il propellente: dopo le prime manovre di correzione, la NASA ha stimato che Roman ne abbia abbastanza per almeno 22 anni di attività, più del doppio dei 10 previsti.
Qui tutti gli aggiornamenti sulla fase di commissioning del Roman.










