La missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha osservato per la prima volta separatamente i suoi due obiettivi, gli asteroidi Didymos e Dimorphos, mostrando la natura doppia del sistema. L’immagine, pubbblicata il 27 ottobre, è stata scattata la sera del 18 ottobre con l’Asteroid Framing Camera, la fotocamera monocromatica di bordo, quando la sonda si trovava a 1280 km dalla coppia di asteroidi e a circa 197 milioni di km dalla Terra.
Fino a quel momento il sistema appariva come un unico punto luminoso. Michael Küppers, scienziato del progetto Hera, ha affermato che in questa prima immagine Dimorphos occupa più o meno un solo pixel, ma è già chiaramente separato da Didymos. L’osservazione è arrivata dopo le manovre di frenata dei primi giorni di ottobre: due accensioni dei propulsori, a una settimana di distanza l’una dall’altra, hanno ridotto la velocità della sonda rispetto agli asteroidi a 20 m/s, permettendole di avvicinarsi gradualmente e in modo controllato.
Dimorphos ha un diametro di 151 metri, più o meno le dimensioni della Grande Piramide di Giza, mentre Didymos misura circa 780 metri. I due asteroidi si trovano in media a 1.15 km l’uno dall’altro, e Dimorphos orbita attorno a Didymos a circa 18 cm/s. Il responsabile della missione, Ian Carnelli, ha spiegato che le immagini diventeranno sempre più nitide man mano che Hera si avvicinerà, e le prime immagini dettagliate di Dimorphos saranno pubblicate il 25 novembre.
Le indagini di Hera sul luogo dell’impatto
Dimorphos è il primo oggetto del Sistema Solare la cui orbita è stata modificata in modo misurabile da un’azione umana. Il 26 settembre 2022 la sonda DART della NASA lo ha colpito a 6.1 km/s, sollevando una scia di detriti lunga 10 000 km e riducendo di circa 33 minuti il suo periodo orbitale attorno a Didymos. A marzo di quest’anno, uno studio ha mostrato che l’impatto ha modificato leggermente anche l’orbita del sistema attorno al Sole.

Restano però diverse domande aperte prima che l’impatto cinetico possa diventare una tecnica di difesa planetaria ben compresa. Non sappiamo ancora se DART abbia lasciato un cratere o abbia rimodellato l’intero asteroide, né quali siano con precisione la composizione, la struttura e la massa di Dimorphos. E soprattutto, quali caratteristiche spieghino una deviazione molto più ampia di quella prevista dalle simulazioni.
Hera, lanciata nell’ottobre 2024 e prima missione europea dedicata alla difesa planetaria, è stata costruita proprio per rispondere a queste domande. Nei prossimi mesi la sonda studierà da vicino Dimorphos con i suoi strumenti, e rilascerà due cubesat grandi quanto una scatola da scarpe, Juventas e Milani, per osservazioni ancora più ravvicinate. Milani è stato realizzato a Torino da Tyvak International. La missione si concluderà poi con un tentativo di atterraggio.











