Il Vera C. Rubin Observatory ha scoperto il suo primo candidato pianeta nano. Si chiama, per ora, 2026 ED138, orbita oltre Plutone e, se le stime saranno confermate, potrebbe essere uno dei corpi più grandi e luminosi mai trovati in questa regione del Sistema Solare. La scoperta è stata annunciata dal Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) e presentata durante il 58esimo meeting della Division for Planetary Sciences dell’American Astronomical Society, a Spokane, negli Stati Uniti.
A trovarlo è stato Matthew Holman, del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian, che lavora agli algoritmi con cui il Rubin cerca gli oggetti in movimento nel Sistema Solare più lontano. La sera del 13 ottobre Holman stava analizzando i dati raccolti dal Rubin nei mesi precedenti con un codice sviluppato insieme al collega Kevin Napier. Il codice confronta miliardi di rilevamenti di oggetti in movimento e individua quelli che corrispondono allo stesso corpo.
Dalla luminosità e dalla distanza, Holman ha capito subito che quell’oggetto doveva essere insolitamente grande. Come ha raccontato lui stesso, la prima reazione è stata di incredulità, tanto che ha iniziato a controllare se avesse sbagliato qualcosa lui o il codice.
Dieci anni di orbita ricostruiti in pochi giorni
Per togliere ogni dubbio, Mario Jurić, dell’Università di Washington e responsabile scientifico del Rubin per il Sistema Solare, ha cercato l’oggetto nei cataloghi e nelle immagini dell’osservatorio. In tutto il telescopio Simonyi lo aveva ripreso 30 volte in 20 notti, tra il 4 marzo e l’11 luglio. Altre immagini d’archivio della Dark Energy Camera, installata sul telescopio Blanco in Cile, hanno permesso di risalire fino al 2016, ricostruendo così più di dieci anni di orbita.
ED138 si trova oggi a circa 46 unità astronomiche dal Sole, cioè 46 volte la distanza media tra la Terra e il Sole. Plutone, per confronto, orbita in media a circa 40. L’orbita di ED138 è inclinata di quasi 25 gradi rispetto al piano del Sistema Solare: secondo il team, è il segno che in passato l’oggetto è stato spostato dalla sua orbita originale dalla gravità di Nettuno.

Per essere un pianeta nano, un corpo deve avere abbastanza massa da assumere, con la propria gravità, una forma tondeggiante. Partendo da distanza, luminosità e dalla stima della riflettività della superficie, il team calcola per ED138 un diametro tra 600 e 1500 km. A queste dimensioni, un corpo ghiacciato dovrebbe essere rotondo. Per avere una misura precisa serviranno però osservazioni nell’infrarosso. Se confermato, ED138 si aggiungerebbe ai cinque pianeti nani riconosciuti dall’IAU: Plutone, Cerere, Eris, Haumea e Makemake.
Perché nessuno lo aveva visto prima?
ED138 si trova in una zona di cielo vicina al piano della Via Lattea, affollata da milioni di stelle. Per la maggior parte dei telescopi era semplicemente nascosto tra le sorgenti sullo sfondo. Il Rubin invece riprende ripetutamente tutto il cielo dell’emisfero sud, e i suoi algoritmi sono pensati proprio per separare, tra milioni di punti luminosi, quelli che si muovono.
Il Legacy Survey of Space and Time (LSST), la grande campagna di osservazione del Rubin, è iniziato il 30 giugno e durerà dieci anni. Già ad aprile, con i soli dati preliminari, il team aveva comunicato oltre 11 000 nuovi asteroidi, tra cui circa 380 oggetti transnettuniani, definendoli allora “solo la punta dell’iceberg”.
Secondo Holman, nei prossimi dieci anni il Rubin potrà trovare anche altri corpi come questo, nascosti nelle zone di cielo che le survey precedenti avevano trascurato.











