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Dal transito solare di Venere del 2012 a nuove informazioni per lo studio degli esopianeti

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Dicembre 9, 2024
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza, Sistema solare
Il transito di Venere di fronte al Sole nel 2012 fotografato in H-Alpha dalle isole Svalbard dal team CESAR dell'Agenzia Spaziale Europea. Credits: CESAR/ESA

Il transito di Venere di fronte al Sole nel 2012 fotografato in H-Alpha dalle isole Svalbard dal team CESAR dell'Agenzia Spaziale Europea. Credits: CESAR/ESA

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Il transito di Venere davanti al Sole rappresenta un raro evento astronomico, ma anche un’occasione preziosa per approfondire la comprensione dell’atmosfera del pianeta più inospitale del Sistema Solare. L’ultimo transito, avvenuto nel 2012, è stato studiato da una vasta comunità scientifica per analizzare la luce solare filtrata dall’atmosfera venusiana, ottenendo dati preziosi sulla composizione e sulla dinamica del pianeta.

Un recente studio guidato dall’Institute of Astrophysics and Space Sciences ha approfondito i dati raccolti durante il transito del 2012, rivelando dettagli inediti sull’interazione tra l’atmosfera di Venere e la radiazione solare.

Questi risultati hanno implicazioni significative non solo per la comprensione del pianeta e le missioni spaziali future, ma anche per affinare le tecniche di ricerca e analisi di esopianeti con atmosfere simili, e di simile grandezza.

Il transito solare di Venere come laboratorio scientifico

Il transito solare di Venere si verifica quando il pianeta passa tra la Terra e il Sole, proiettando un piccolo disco nero visibile sulla superficie solare. Questi eventi, estremamente rari, si verificano in coppie separate da otto anni e intervallate da oltre un secolo. L’ultimo transito, dopo quello del 2004, si è verificato nel 2012, e il prossimo non avverrà prima del 2117.

Durante questi transiti, la luce del Sole attraversa l’atmosfera di Venere prima di raggiungere gli strumenti sulla Terra o sui satelliti, offrendo un’opportunità unica di analisi di tipo spettroscopico.

Lo studio ha utilizzato proprio dati spettroscopici raccolti tra il 5 e il 6 giugno 2012, durante il transito, per comprendere meglio le proprietà chimiche e fisiche dell’atmosfera venusiana. La ricerca si è concentrata sull’assorbimento della radiazione solare da parte di vari gas atmosferici, rivelando dettagli fondamentali sulla composizione chimica e sulle dinamiche atmosferiche.

Transito solare di Venere nel giugno 2012 osservato dallo spazio nell'ultravioletto con lo strumento SWAP a bordo del microsatellite Proba-2 dell'ESA. Credits: ESA/ROB
Transito solare di Venere nel giugno 2012 osservato dallo spazio nell’ultravioletto con lo strumento SWAP a bordo del microsatellite Proba-2 dell’ESA. Credits: ESA/ROB

Implicazioni per l’esplorazione di Venere…

L’analisi ha fornito informazioni utili per prevedere le interazioni future tra le missioni spaziali e l’atmosfera di Venere. Le scoperte hanno implicazioni importanti per le missioni spaziali future. Ad esempio, la NASA e l’ESA hanno in programma missioni ambiziose per il pianeta, come DAVINCI+, VERITAS ed EnVision. E la Cina sta progettando una missione di sample-return da Venere.

Questi progetti mirano a indagare l’evoluzione atmosferica e la geologia di Venere, cercando di rispondere a domande fondamentali: Venere ha mai avuto oceani? Quali processi hanno portato al suo stato attuale di serra estremo?

Conoscere la composizione e il comportamento dell’atmosfera è essenziale per affrontare sfide ingegneristiche come l’atterraggio su Venere o la sopravvivenza delle sonde. L’atmosfera densa e opprimente, composta principalmente da anidride carbonica con tracce di acido solforico, rende il pianeta uno dei luoghi più ostili del Sistema Solare.

…e per lo studio degli esopianeti

Inoltre, Venere rappresenta un caso di studio per affinare le tecniche di analisi attuale nello studio di mondi lontani. Quelle già utilizzate con successo su grandi esopianeti caldi devono essere testate e calibrate per quelli con un diametro 10 volte più piccolo, in cui è probabile che i segnali rilevanti siano troppo deboli e nascosti nel rumore.

Per distinguere tra mondi come la Terra e quelli come Venere, per esempio, da sempre considerati “gemelli” solo per le dimensioni, la massa e la presenza di atmosfera, c’è ancora molto da fare: vista da lontano, Venere potrebbe essere scambiata per un pianeta come il nostro. Invece non lo è.

Studi come questo sono quindi utili a riconoscere i marcatori che potrebbero distinguere tra atmosfere miti dominate dall’azoto, come quella terrestre, e quelle composte principalmente da anidride carbonica, come l’atmosfera calda e violenta di Venere. Così da utilizzare poi queste tecniche nelle nuove grandi strutture che cominceranno a funzionare nei prossimi anni, come l’Extremely Large Telescope dell’ESO a Terra e la missione spaziale Ariel dell’ESA.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Atmosphere, è reperibile qui.

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Tags: AtmosferaEsopianetiSistema solareSoletransitoVenere

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