Quanto c’è di scientificamente possibile nei mondi che abbiamo imparato a conoscere attraverso la fantascienza? Potrebbe davvero esistere un pianeta come Tatooine, illuminato da due stelle? E quanto sono realistiche le condizioni estreme dei pianeti raccontati in Interstellar, oppure gli ambienti alieni immaginati in Dune e Avatar?
Sono domande che probabilmente molti appassionati di fantascienza si sono posti almeno una volta, guardando un film, leggendo un romanzo o giocando a un videogioco. Ma sono anche un ottimo punto di partenza per parlare di astronomia, fisica e scienze planetarie, provando a capire quanto di ciò che immaginiamo possa trovare un riscontro nell’Universo reale.
Questo è il punto di partenza di “Mondi impossibili. Da Dune a Star Wars, la scienza dei pianeti immaginari“, il nuovo libro di Luca Nardi, astrofisico e divulgatore scientifico, pubblicato da Edizioni Dedalo.
Attraverso alcuni dei mondi più conosciuti della fantascienza, Luca Nardi accompagna il lettore in un percorso che mette a confronto le ambientazioni create da scrittori, registi e autori di videogiochi con ciò che sappiamo oggi dell’Universo, utilizzando questi mondi immaginari per approfondire fenomeni astronomici, caratteristiche planetarie e possibilità che, in alcuni casi, la scienza sta ancora cercando di comprendere.
Dai pianeti immaginari all’Universo reale
Il libro è costruito attorno a una serie di ambientazioni fantascientifiche, ciascuna delle quali diventa l’occasione per affrontare un argomento scientifico differente.
Si parte da Tatooine, il celebre pianeta di Star Wars che orbita attorno a due stelle, per parlare dei sistemi stellari binari e della possibilità che ospitino pianeti. Si passa poi ad Arrakis, il mondo desertico di Dune, e alle condizioni che potrebbero rendere un pianeta tanto arido, fino ad arrivare al sistema di Gargantua di Interstellar, dove entrano in gioco i buchi neri e gli effetti della relatività.

Ma ci sono anche Pandora di Avatar, il pianeta vulcanico Char di StarCraft, Trantor del Ciclo delle Fondazioni, e la Luna di Neon Genesis Evangelion. Tra un capitolo e l’altro trovano spazio anche riferimenti ad altre opere, da Dragon Ball a Project Hail Mary, fino a Il Trono di Spade.
Questa varietà è uno degli aspetti interessanti del libro, perché permette di affrontare argomenti anche molto diversi tra loro, passando continuamente dalla fantascienza alle conoscenze scientifiche attuali. Si parla di orbite planetarie, atmosfere, gravità, condizioni di abitabilità, geologia e possibilità di vita extraterrestre, cercando di capire quali caratteristiche potrebbero effettivamente appartenere a un pianeta reale e quali, invece, sarebbero difficilmente compatibili con le leggi della fisica.
Ma si ragiona anche su come queste condizioni possano influenzare l’evoluzione di un intero mondo: dalla presenza di acqua e di un’atmosfera stabile alla possibilità che si sviluppino forme di vita, fino alle conseguenze che ambienti molto diversi da quello terrestre potrebbero avere sulle civiltà che li abitano. Il tutto attraverso esempi che rendono più concreti anche concetti scientifici non sempre immediati da comprendere.
Ogni ambientazione diventa così un pretesto per approfondire qualcosa che riguarda anche l’Universo in cui viviamo. E non sempre la risposta è così scontata: alcune idee della fantascienza sono molto più vicine alla realtà di quanto potremmo immaginare, mentre altre richiedono condizioni fisiche difficilmente compatibili con le nostre conoscenze attuali.
Ho trovato interessante soprattutto il fatto che l’autore non si limiti a evidenziare le eventuali incongruenze scientifiche delle opere che prende in esame. Cerca piuttosto di ragionare su quali condizioni potrebbero rendere possibili determinati scenari e su quali aspetti, invece, appartengano necessariamente alla fantasia. In questo modo, anche un mondo completamente inventato può diventare un’occasione per comprendere meglio un fenomeno reale.

Un libro per appassionati di scienza e fantascienza
Credo che uno dei punti di forza di “Mondi impossibili” sia la sua capacità di rivolgersi a lettori con interessi e conoscenze differenti. Il linguaggio è accessibile e le spiegazioni scientifiche sono semplici da seguire, anche per chi non ha una preparazione in astronomia o fisica. Allo stesso tempo, anche chi conosce già bene gli argomenti trattati può apprezzare il modo in cui vengono applicati a mondi e situazioni immaginarie.
È però soprattutto agli appassionati di fantascienza che consiglierei questo libro. Chi ha letto i romanzi, visto i film o giocato ai videogiochi citati potrà ritrovare ambientazioni familiari e scoprirle da un punto di vista diverso, approfondendo la scienza che si nasconde dietro la loro costruzione.
Personalmente, ho vissuto questa lettura dalla prospettiva opposta. Arrivando dal mondo dell’astrofisica, molti degli argomenti scientifici mi erano già familiari, mentre conoscevo meno alcune delle opere di fantascienza citate. Ho trovato quindi interessante scoprire nuovi mondi immaginari, approfondire alcuni aspetti scientifici molto particolari e, in alcuni casi, mi è venuta voglia di recuperare proprio quelle storie che ancora non conoscevo.
Naturalmente, il coinvolgimento può variare da un capitolo all’altro, soprattutto in base alla familiarità con le opere raccontate. E chi possiede già una buona preparazione scientifica troverà alcune spiegazioni magari più introduttive. Ma non è questo l’obiettivo del libro, che vuole piuttosto costruire un collegamento tra scienza e immaginazione.
Scienza e fantascienza sono infatti due modi diversi di esplorare l’Universo, ma nascono entrambe dalla curiosità verso ciò che ancora non conosciamo. La scienza cerca di comprendere la realtà attraverso osservazioni, esperimenti e modelli, la fantascienza può spingersi oltre ciò che sappiamo, immaginando mondi e possibilità che forse non esisteranno mai. Eppure, le due continuano a influenzarsi a vicenda: le scoperte scientifiche offrono nuovi spunti all’immaginazione, mentre le storie che raccontiamo possono alimentare la curiosità e il desiderio di esplorare. In fondo, entrambe ci invitano a guardare oltre ciò che conosciamo, ricordandoci quanto ancora abbiamo da scoprire, ma anche da immaginare.
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