• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Trovato con Gaia il buco nero stellare più massiccio della Via Lattea

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Aprile 16, 2024
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Rappresentazione artistica che mostra le orbite della stella e del buco nero soprannominato Gaia BH3, attorno al comune centro di massa. Questa oscillazione è stata misurata per diversi anni con la missione Gaia e ha permesso di scoprire Gaia BH3. Credits: ESO/L. Calçada

Rappresentazione artistica che mostra le orbite della stella e del buco nero soprannominato Gaia BH3, attorno al comune centro di massa. Questa oscillazione è stata misurata per diversi anni con la missione Gaia e ha permesso di scoprire Gaia BH3. Credits: ESO/L. Calçada

Condividi su FacebookTweet

Utilizzando i dati raccolti con il satellite Gaia dell’ESA sullo strano movimento oscillante di una stella, gli scienziati hanno confermato che si trova in orbita attorno al buco nero stellare più massiccio mai scoperto nella Via Lattea, denominato Gaia BH3.

La massa è stata determinata grazie ai dati del Very Large Telescope (VLT) dell’ESO e di altri osservatori a Terra, ed è pari a ben 33 volte quella del Sole. Quello che finora deteneva il primato a buco nero stellare più massiccio era Cygnus X-1, 21 volte il Sole. E in generale i buchi neri stellari, che si formano dal collasso di stelle massicce, nella Galassia sono in media circa 10 volte più massicci della nostra stella. Questa, quindi, è decisamente una grossa eccezione.

Inoltre, questo buco nero è estremamente vicino a noi. A soli 2000 anni luce di distanza, nella costellazione dell’Aquila, è il secondo buco nero conosciuto più vicino alla Terra.

ANNUNCIO

Tra i dati Gaia, un buco nero

La missione astrometrica di precisione di Gaia, lanciata nel 2013, sta mappando la Galassia con straordinari dettagli multidimensionali, per completare il censimento stellare più accurato di sempre. La sua durata doveva originariamente essere di cinque anni. A dicembre 2017 l’ESA ha prolungato la durata per ulteriori 18 mesi, sino a dicembre 2020, e nel 2018 è stata estesa ulteriormente al 2022, che poi è divenuto 2025.

Il rilascio del primo blocco di dati (DR1, Data Release 1) è avvenuto il 14 settembre 2016, DR2 il 25 aprile 2018, l’Early Data Release 3 è stato reso disponibile il 3 dicembre 2020, il DR3 il 13 giugno 2022. Infine, il 10 ottobre 2023, è stato messo a disposizione il Focused Product Release (FPR). Conteneva i dati di 381 possibili quasar con lenti gravitazionali, e più di mezzo milione di stelle deboli in un enorme ammasso, stelle che nessun telescopio non aveva mai visto prima.

Gaia BH3 (o semplicemente BH3) è stato trovato per caso, mentre il team della missione stava esaminando le osservazioni in preparazione alla prossima pubblicazione di dati (DR4, atteso non prima della fine del 2025). Notando lo strano movimento oscillante di una stella misurato per anni da Gaia, è stato possibile ipotizzare e dimostrare la presenza di un buco nero stellare come compagno binario. Pasquale Panuzzo, membro della collaborazione Gaia e astronomo CNRS presso l’Observatoire de Paris, ha affermato:

Nessuno si aspettava di trovare un buco nero di grande massa in agguato nelle vicinanze, finora non rilevato. Questo è il tipo di scoperta che si fa una volta nella vita della ricerca.

Rappresentazione artistica che mette a confronto tre buchi neri stellari nella nostra Galassia: Gaia BH1, Cygnus X-1 e Gaia BH3, le cui masse sono rispettivamente 10, 21 e 33 volte quella del Sole. Credits: ESO/M. Kornmesser
Rappresentazione artistica che mette a confronto tre buchi neri stellari nella nostra Galassia: Gaia BH1, Cygnus X-1 e Gaia BH3, le cui masse sono rispettivamente 10, 21 e 33 volte quella del Sole. Credits: ESO/M. Kornmesser

La conferma e la stima della massa

Per confermare la scoperta, la collaborazione Gaia ha utilizzato i dati di diversi strumenti e osservatori a Terra:

ANNUNCIO
  • Lo strumento Ultraviolet and Visual Echelle Spectrograph (UVES), installato sul VLT.
  • Lo spettrografo HERMES del Telescopio Mercator gestito a La Palma (Spagna) dall’Università di Leuven, in collaborazione con l’Osservatorio dell’Università di Ginevra.
  • Lo spettrografo di alta precisione SOPHIE dell’Observatoire de Haute-Provence – OSU Institut Pythéas.

Queste osservazioni hanno rivelato proprietà chiave della stella compagna. E insieme ai dati Gaia, hanno permesso agli astronomi di misurare con precisione la massa di BH3: 33 volte la massa del Sole.

La composizione chimica della stella compagna suggerisce inoltre che il buco nero si sia formato dopo il collasso di una stella massiccia con pochissimi elementi pesanti (in astronomia detti semplicemente metalli), proprio come previsto dalla teoria.

Una conferma anche alla teoria

Gli astronomi, infatti, avevano già trovato buchi neri stellari altrettanto massicci al di fuori della Via Lattea, anche se con metodi di rilevamento differente. Avevano teorizzato che possano formarsi dal collasso di stelle con pochi elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio nella loro composizione chimica.

Finora, però, mancavano prove osservative che collegassero direttamente le stelle povere di metalli ai buchi neri stellari di grande massa. Ora, grazie a questa scoperta, ci sono.

Le stelle in coppia tendono ad avere composizioni simili, perciò la compagna di BH3 contiene importanti indizi sulla stella che è collassata per formare questo eccezionale buco nero. I dati UVES hanno mostrato, come dicevamo, che la compagna era una stella molto povera di metallo. Ciò indica che anche la stella che è collassata per formare BH3 era povera di metallo, proprio come previsto.

Ulteriori osservazioni di questo sistema, per esempio con lo strumento GRAVITY del VLT, potrebbero in futuro rivelare altre informazioni sulla sua storia e sul buco nero stesso, oltre che sull’ambiente nei suoi dintorni. Questo potrà poi darci maggiori indizi su come cercare altri casi simili nella nostra Galassia, e oltre.

Lo studio, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, è reperibile qui.

Ti piace quello che stai leggendo? Puoi contribuire alla crescita della piattaforma attraverso il nostro abbonamento. Avrai a disposizione approfondimenti, analisi dettagliate, ricerche, newsletter, sconti sul nostro Shop e tanto altro. Accedi a tutti i vantaggi esclusivi della community di Astrospace.

Entra anche tu in Astrospace.it Orbit.

Non perderti le ultime notizie e approfondimenti sul settore spaziale:
Iscriviti al nostro canale Telegram e seguici su Instagram

Tags: buchi neribuco nerobuco nero stellareGaiaGalassiaStelleVia lattea

Potrebbe interessarti anche questo:

Panoramica in luce visibile che mostra la vasta quantità di stelle nella costellazione del Sagittario, in direzione del centro della Via Lattea. Credits: ESO and Digitized Sky Survey 2

Scoperta S301, la stella più veloce conosciuta nella Via Lattea

Agosto 19, 2026
Render artistico della collisione tra la galassia nana LKH e la giovane Via Lattea, 11.8 miliardi di anni fa. Credits: NASA, ESA, Joseph Olmsted (STScI)

Trovate con Hubble le tracce di una delle prime grandi fusioni della Via Lattea

Agosto 18, 2026
Render artistico della Via Lattea vista di taglio, realizzato a partire dai dati raccolti in quasi undici anni di attività dalla missione Gaia dell'ESA. Credits: ESA/Gaia/DPAC, Stefan Payne-Wardenaar

Una Via Lattea molto più dinamica di quanto immaginassimo dai dati di Gaia, raccontato dalla ricercatrice INAF Antonella Vallenari

Agosto 10, 2026
La galassia nana Sextans A osservata dal James Webb. Combinando le osservazioni del telescopio con modelli teorici, il team ha ricostruito la popolazione di stelle evolute della galassia e identificato le principali sorgenti di polvere cosmica in un ambiente che riproduce le condizioni delle prime galassie dell’universo. Credits: NASA/ESA/CSA/STScI, Janice Lee (NoirLab)

Il James Webb ha trovato le stelle che producevano polvere cosmica nell’Universo primordiale

Luglio 21, 2026
Rappresentazione artistica della Via Lattea basata sui dati della missione Gaia, con la posizione aggiornata dei bracci di spirale più esterni ottenuta grazie alle osservazioni dei telescopi XMM-Newton dell'ESA e Chandra della NASA. Credits: ESA/Gaia/DPAC, Stefan Payne-Wardenaar, ESA/XMM-Newton and NASA/Chandra

I bracci più esterni della Via Lattea sono più lontani del previsto

Luglio 2, 2026
Dettaglio del mosaico realizzato da Euclid del centro della Via Lattea. A destra sono visibili dense nubi molecolari che oscurano parte della luce proveniente dal rigonfiamento galattico, mentre verso sinistra il numero di nubi diminuisce e appare più chiaramente la brillante popolazione stellare del bulge, la regione centrale della nostra Galassia. Credits: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, CFHT

Nel cuore della Via Lattea con Euclid. Ecco cosa ci racconta il secondo Quick Data Release

Giugno 24, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • Rappresentazione artistica di un fascio di fotoni ad altissima energia emessi dal GRB 221009A che attraversa lo spazio-tempo quantistico. Credits: Giorgio Galanti/Generato con IA

    Il fotone più energetico mai osservato da un lampo gamma potrebbe mettere alla prova la relatività di Einstein

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Tutto pronto per il lancio dei satelliti FLEX e Sentinel 3C con Vega-C

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Finalmente il razzo europeo Spectrum di Isar Aerospace ha raggiunto l’orbita per la prima volta

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • L’esperimento LZ ha rilevato un’interazione che potrebbe essere compatibile con la materia oscura

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Set 10
9:00 pm - 11:00 pm

Presentazione “La Guida completa ai razzi Falcon”

Set 23
Settembre 23 @ 9:30 am - Settembre 25 @ 6:30 pm

BEX (Beyond Exploration Expo)

Ott 3
4:30 pm - 6:00 pm

Presentazione “La Guida completa ai razzi Falcon”

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162