La nostra Galassia non è il sistema ordinato e stabile che per molti anni abbiamo immaginato. Il disco è attraversato da perturbazioni, l’alone conserva le tracce di antiche fusioni con galassie più piccole e i modelli utilizzati per descriverne il comportamento stanno mostrando i propri limiti.
Gran parte di questa rivoluzione è merito di Gaia, la missione astrometrica dell’Agenzia Spaziale Europea che dal 2013 al 2025 ha misurato con una precisione senza precedenti posizione, distanza e movimento di quasi due miliardi di stelle della Via Lattea. Grazie ai suoi dati, gli astronomi stanno ricostruendo la storia della nostra Galassia come mai era stato possibile prima.
Durante la 46esima assemblea scientifica del COSPAR (Committee on Space Research), svoltasi a Firenze all’inizio di agosto 2026, abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Antonella Vallenari, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) all’Osservatorio di Padova e tra i responsabili europei del consorzio che processa e analizza i dati di Gaia, per parlare dei risultati più importanti ottenuti finora e di ciò che potremo scoprire con il prossimo grande rilascio di dati, Gaia DR4, atteso per dicembre 2026.
“Abbiamo scoperto che la Via Lattea non è affatto in equilibrio”
Se dovesse scegliere un solo risultato di Gaia che ha davvero cambiato il modo in cui pensiamo alla Via Lattea, quale sceglierebbe e perché?
“È difficile sceglierne uno solo, perché Gaia ha prodotto davvero tantissimi risultati. Credo però che uno dei più importanti sia aver confermato il modello di formazione gerarchica della Via Lattea, cioè l’idea che la nostra Galassia si sia formata attraverso la fusione di numerose galassie nane e altri sistemi avvenuta in epoche diverse.
Un altro risultato fondamentale è aver mostrato che la nostra immagine della Via Lattea come una struttura in equilibrio era sbagliata. Oggi sappiamo che non c’è praticamente nulla che sia davvero in equilibrio.
Il disco galattico è attraversato da numerose perturbazioni, mentre l’alone risente ancora delle interazioni con le Nubi di Magellano. Il modello che avevamo della Via Lattea era quindi molto più semplice della realtà e deve essere ripensato. Non a caso una delle difficoltà maggiori nell’interpretare i dati di Gaia riguarda proprio la modellistica, perché quasi tutti i modelli assumono condizioni di equilibrio.”
Per decenni, infatti, gli astronomi hanno descritto la Via Lattea come una galassia relativamente stabile. Gaia ha invece mostrato una struttura molto più dinamica, ancora segnata dalle collisioni e dalle interazioni che hanno accompagnato la sua evoluzione.

Una Galassia molto diversa da quella immaginata dieci anni fa
Grazie a Gaia abbiamo quindi scoperto che la Via Lattea non è una galassia “tranquilla”, ma conserva ancora le tracce delle collisioni e delle interazioni avvenute nel suo passato.
Quanto è cambiata la nostra idea della Galassia rispetto a dieci anni fa?
“Da una parte abbiamo confermato alcuni modelli già esistenti, come quello della formazione gerarchica. Dall’altra, invece, tutta la parte che riguarda la cinematica e la dinamica della Galassia deve essere completamente ripensata.
Ma i risultati non riguardano soltanto la Via Lattea. Anche per quanto riguarda le stelle abbiamo osservato dettagli dell’evoluzione stellare che in alcuni casi erano previsti dai modelli ma non erano mai stati osservati direttamente, mentre in altri casi abbiamo trovato fenomeni completamente diversi da quelli che ci aspettavamo.
Il satellite è stato disattivato definitivamente a marzo 2025. Abbiamo appena finito di analizzare i dati dei primi 5 anni che saranno pubblicati nel prossimo rilascio di dati, Gaia Data Release 4 (DR4), previsto per la pubblicazione il 2 dicembre 2026, che metterà a disposizione misure ancora più precise e complete. I dati finali, ossia 10 anni di osservazioni, diventeranno pubblici nel 2030.”
La grande attesa per Gaia DR4
Gaia DR4 è quindi ormai vicina. Qual è il tipo di risultato che lei aspetta con più curiosità e che potrebbe sorprenderci nei prossimi anni?
“Credo che ci saranno molte sorprese. Quando si osservano dati di questa qualità si trovano spesso cose che non ci si aspettava affatto.
Una delle prospettive più interessanti sarà la possibilità di realizzare una mappa molto più completa dell’alone galattico. Oggi possiamo studiarlo solo entro certi limiti, mentre con i nuovi dati potremo capire meglio la struttura della Via Lattea, ottenere informazioni più precise sulla distribuzione della materia oscura e definire con maggiore accuratezza le regioni più esterne della Galassia.”
Anche quando Gaia avrà completato il proprio lavoro, però, alcune regioni della Via Lattea rimarranno difficili da osservare. Il motivo è che la luce visibile viene assorbita dalle grandi quantità di gas e polvere presenti nelle zone centrali della Galassia.

La prossima sfida? Una “Gaia” che osservi nell’infrarosso
Nonostante tutto quello che Gaia ci ha insegnato, qual è la domanda sulla Via Lattea a cui spera di poter rispondere nei prossimi anni?
“Ci sono ancora molte regioni della Galassia che Gaia non riesce a osservare bene perché richiedono osservazioni nell’infrarosso.
Per esempio, riusciamo a studiare con grande dettaglio le regioni di formazione stellare vicine a noi, dove il gas è poco. Facciamo invece molta più fatica a osservare le regioni interne della Via Lattea, come la barra galattica, il disco interno e il bulge, perché sono ricche di gas e polvere.
Per questo stiamo già lavorando a una proposta per una nuova missione dell’Agenzia Spaziale Europea: una sorta di nuova Gaia capace di osservare nell’infrarosso. Sarebbe ancora una missione astrometrica, ma con una strumentazione ottimizzata per queste lunghezze d’onda, così da permetterci di vedere quelle parti della Galassia che oggi ci sono ancora in gran parte nascoste.”
Ringraziamo la dott.ssa Vallenari per la sua disponibilità a questa intervista.










