• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Ecco come il James Webb userà la spettroscopia per vedere le prime galassie dopo il Big Bang

Con lo strumento NIRspec dell'ESA, il James Webb riuscirà a far luce sulle prime galassie. L'Uso della spettroscopia ci permetterà quindi di migliorare la nostra comprensione dell'Universo primordiale.

Mila Racca di Mila Racca
Marzo 26, 2022
in Approfondimento, Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Il secondo selfie scattato dal Webb al suo specchio primario con la NirCam. Credits. NASA

Il secondo selfie scattato dal Webb al suo specchio primario con la NirCam. Credits. NASA

Condividi su FacebookTweet

Le prime stelle dell’Universo devono essersi formate dal materiale della sua composizione primordiale. Secondo il modello cosmologico standard del Big Bang, finora il più accreditato, questa composizione era principalmente di Idrogeno ed Elio. Trovare queste stelle, comunemente soprannominate “le prime stelle” o “stelle di popolazione III”, è un’importante verifica del modello del Big Bang. Così come della successiva nascita ed evoluzione di strutture cosmiche più grandi, le prime galassie.

Questa è proprio una delle sfide a cui il James Webb verrà sottoposto. Il Webb potrebbe però non essere in grado di rilevare singole stelle dall’inizio dell’Universo, ma potrà rilevare alcune delle prime galassie contenenti queste stelle. E per farlo userà la spettroscopia.

I primi minuti dopo il Big Bang: la nucleosintesi primordiale

Definiamo nucleosintesi primordiale (Big Bang Nucleosynthesis in inglese) la fase dell’evoluzione cosmica durante la quale si formano i nuclei di alcuni elementi leggeri, come Deuterio, Elio e Litio. Questi processi di formazione avvengono nei primi minuti di vita dell’Universo, nello specifico dai 3 ai 20 minuti dopo il Big Bang.

ANNUNCIO

Il modello che include la nucleosintesi primordiale prevede che l’Universo ai suoi primi stadi fosse composto per la maggior parte da Idrogeno ed Elio. E poi tracce di elementi più pesanti, che si sono formati più tardi nelle stelle. Queste previsioni sono compatibili con le osservazioni e sono in effetti una delle prove chiave a sostegno del modello del Big Bang.

SPT0311-58
Immagine composita del sistema di galassie dell’Universo primordiale SPT0311-58. E’ stata prodotta da una combinazione di immagini nel continuo della polvere e del gas e nelle linee molecolari di acqua e monossido di carbonio. Credits: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), S. Dagnello

La metallicità delle prime galassie

Un modo per confermare se stiamo trovando le prime stelle è misurare con precisione le metallicità di galassie molto distanti. La metallicità, in astronomia, è la misura della quantità di elementi chimici più pesanti di idrogeno ed elio. Quindi, osservare una galassia a bassa metallicità vorrebbe dire osservare una galassia composta da stelle di popolazione III.

Gli oggetti che si sono formati in un passato così lontano da noi ci appaiono più rossi di quanto non siano realmente. Questo fenomeno è detto redshift cosmologico ed è dovuto alla continua espansione dell’Universo. Essa modifica la lunghezza d’onda dei fotoni che stanno viaggiando nello spazio, rendendoli appunto più rossi.

La spettroscopia per modellare l’Universo primordiale

Per esempio, la galassia dell’Universo primordiale MACS1149-JD1 è confermata essere a redshift 9.1, cioè la luce che vediamo è stata emessa quando l’Universo aveva solo 600 milioni di anni. Essa ha percorso un lunghissimo tratto di Universo ed è giunta fino a noi. Per comprenderla, i ricercatori utilizzano la spettroscopia: lo studio degli spettri elettromagnetici delle galassie.

ANNUNCIO

“Per misurare la metallicità di MACS1149-JD1 è necessario misurare il rapporto tra le intensità di due linee spettroscopiche emesse da ioni ossigeno” dichiara Massimo Stiavelli, capo del Webb Mission Office presso lo Space Telescope Science Institute.

MACS1149-JD1
La galassia MACS1149-JD1 dell’Universo primordiale permette luce di colore rosso. Credits: ESO

Queste linee originariamente vengono emesse nel viola-blu e blu-verde. Per il redshift cosmologico, tuttavia, esse sono rilevabili alle lunghezze d’onda dell’infrarosso, che il Webb può vedere. Il rapporto delle intensità di due linee dello stesso ione fornisce una misura accurata della temperatura del gas in questa galassia. Dalla temperatura si ricava una misura attendibile della sua metallicità.

“La sfida è che una di queste linee è solitamente estremamente debole” spiega Stiavelli. “Tuttavia questa linea tende a rafforzarsi a metallicità molto basse. Se non riuscissimo a rilevare la linea e misurare la metallicità per MACS1149-JD1, ciò significherebbe probabilmente che la galassia è già stata arricchita dagli elementi più pesanti.”

Spettroscopia con lo strumento NIRspec sul Webb

NIRspec
Near InfraRed Spectrograph (NIRSpec) installato sul telescopio spaziale James Webb. Credits: ESA

Dovremmo quindi guardare verso un Universo più profondo per trovare stelle a basse metallicità. Il Webb dovrebbe essere ingrado di trovarle, fornendoci la chiave per comprendere come si sono formate le prime stelle nell’Universo.

NIRSpec è uno dei quattro strumenti scientifici del JWST. Esso fornirà osservazioni spettroscopiche a bassa, media e alta risoluzione nel vicino infrarosso (da 0,6 a 5,0 micron). Nella sua modalità di spettroscopia di campo integrale consentirà agli astronomi di studiare la struttura dettagliata di oggetti estesi.

Lo strumento include una matrice di microshutter di un quarto di milione di finestre mobili in miniatura, ciascuna di dimensioni 0,1 x 0,2 millimetri. L’array di microshutter consente agli scienziati di mirare a galassie specifiche, chiudendo le finestre che acquisiscono luce dallo sfondo o da altri oggetti che contaminerebbero gli spettri.

Per informazioni più dettagliate, è possibile consultare la nostra guida completa al James Webb Space Telescope.

Continua a seguire Astrospace.it sul canale Telegram, sulla pagina Facebook e sul nostro canale Youtube. Non perderti nessuno dei nostri articoli e aggiornamenti sul settore aerospaziale e dell’esplorazione dello spazio.

Tags: Big banggalassieJames Webb Space TelescopeSpettroscopiauniverso primordialeWebb

Potrebbe interessarti anche questo:

Render artistico della collisione tra la galassia nana LKH e la giovane Via Lattea, 11.8 miliardi di anni fa. Credits: NASA, ESA, Joseph Olmsted (STScI)

Trovate con Hubble le tracce di una delle prime grandi fusioni della Via Lattea

Agosto 18, 2026
Galassia a spirale WISEA J123635.56+621424.2, soprannominata "Saguaro". Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Pierluigi Rinaldi (Steward Observatory)

I Little Red Dots potrebbero essere una fase dell’evoluzione di alcuni buchi neri supermassicci

Luglio 30, 2026
La galassia nana Sextans A osservata dal James Webb. Combinando le osservazioni del telescopio con modelli teorici, il team ha ricostruito la popolazione di stelle evolute della galassia e identificato le principali sorgenti di polvere cosmica in un ambiente che riproduce le condizioni delle prime galassie dell’universo. Credits: NASA/ESA/CSA/STScI, Janice Lee (NoirLab)

Il James Webb ha trovato le stelle che producevano polvere cosmica nell’Universo primordiale

Luglio 21, 2026
Questo collage mostra 15 dei 31 quasar scoperti dal telescopio spaziale Euclid nell'Universo primordiale. Credits: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA

Euclid scopre i quasar più antichi mai osservati nell’Universo

Luglio 6, 2026
Immagini del Webb che mostrano sei galassie in fusione e un buco nero supermassiccio, indicato dall'ellisse arancio a puntini. Credits: NASA/ESA/CSA

Il James Webb ha osservato sei galassie primordiali che si stanno fondendo per formarne una molto più grande

Giugno 29, 2026
La galassia MXDFz4.4 osservata dal telescopio spaziale Hubble e dal telescopio spaziale James Webb. Credits: NASA, ESA, STScI, I. Goovaerts, M. Rafelski, A. Koekemoer (STScI)

Hubble ha osservato una galassia che potrebbe spiegare l’epoca della reionizzazione dell’Universo

Giugno 24, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • Rappresentazione artistica di un fascio di fotoni ad altissima energia emessi dal GRB 221009A che attraversa lo spazio-tempo quantistico. Credits: Giorgio Galanti/Generato con IA

    Il fotone più energetico mai osservato da un lampo gamma potrebbe mettere alla prova la relatività di Einstein

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Tutto pronto per il lancio dei satelliti FLEX e Sentinel 3C con Vega-C

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Finalmente il razzo europeo Spectrum di Isar Aerospace ha raggiunto l’orbita per la prima volta

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • L’esperimento LZ ha rilevato un’interazione che potrebbe essere compatibile con la materia oscura

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Set 10
9:00 pm - 11:00 pm

Presentazione “La Guida completa ai razzi Falcon”

Set 23
Settembre 23 @ 9:30 am - Settembre 25 @ 6:30 pm

BEX (Beyond Exploration Expo)

Ott 3
4:30 pm - 6:00 pm

Presentazione “La Guida completa ai razzi Falcon”

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162