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Starlink preoccupa ancora. Ora si stimano danni ai radiotelescopi

Stefano Piccin di Stefano Piccin
Ottobre 9, 2020
in Esplorazione spaziale, News, Space economy, SpaceX
Problema ai radiotelescopi da Starlink.

Un render di come saranno le antenne SKA. Credits: SKAO.

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In questi giorni il progetto SKA ha annunciato di aver iniziato una analisi preliminare di come il crescente numero di satelliti in orbita influirà sull’attività scientifica. SKA (Square Kilometre Array), è una collaborazione internazionale che creerà il più grande array di radiotelescopi sulla Terra. Questi saranno disposti su due siti, uno in Australia e uno in Africa. Proprio sulle 197 antenne del Sudafrica si basa questa analisi dei rischi.

Il problema principale riguarda il fatto che le antenne africane di SKA opereranno su uno spettro di frequenze che comprende anche quelle di molti satelliti, in particolare dei prossimi Starlink. Il problema principale è dovuto al grande numero di satelliti ma anche alla loro bassa quota. Per i satelliti fissi, o comunque posti su orbite molto alte, esistono da tempo tecniche per eliminarne il segnale dalle misurazioni scientifiche.

Il problema per questo tipo di radiotelescopi riguarda principalmente la banda 5b. Lo studio effettuato dalla SKA Organization si basa sulla presenza di 6400 satelliti e afferma che se non saranno poste mitigazioni da parte degli operatori satellitari potranno esserci danni considerevoli in questo intervallo di frequenze.

Nello specifico, si stima che possano perdersi qualche punto percentuale di tutte le osservazioni effettuate. Se la costellazione raggiungesse il numero di 100 000 unità si avrebbe infine la perdita del 100% delle osservazioni scientifiche fatte in questo spettro di frequenze. Un altro problema riguarderà la perdita di efficienza delle osservazioni. Nello studio è stato stimato che le varie osservazioni subiranno un aumento del 70% del tempo necessario ad effettuarle.

E’ importante rimarcare che tutto lo studio si basa sui dati attuali, senza nessuna operazione correttiva futura.

Megacostellazioni SKAO radiotelescopi
Schema delle frequenze in cui opera SKA in SudAfrica. Lo spettro arancione indica la zona coperta dalle trasmissioni satellitari. La parte grigia denominata SKA-Low riguarda le antenne che saranno poste in Australia. Credits: SKAO.

Problemi non solo per l’astronomia

In una recente intervista a CNN, anche Peter Beck, fondatore di Rocket Lab ha detto che la sua azienda inizia a sentire le conseguenze del grande numero di satelliti in orbita. In particolare Beck ha citato la necessità della sua azienda di trovare nuovi percorsi per gli ultimi lanci e sopratutto per i futuri. Nell’ultimo anno in particolare, è diventato un po’ più difficile lanciare, data la necessità di studiare una traiettoria in grado di evitare i satelliti in orbita.

Ovviamente anche i problemi di Rocket Lab lasciano intendere che l’aumento di queste difficoltà sia dovuto alla costellazione Starlink, che con l’ultimo lancio ha portato in orbita più di 700 satelliti. L’autrice dell’intervista a Peter Beck cita inoltre una richiesta fatta a SpaceX, dove domandavano se anche SpaceX sta incontrando le prime difficoltà nell’effettuare i propri lanci. Sembra che dall’azienda di Musk non sia pervenuta risposta.

La megacostellazione di satelliti Starlink ha già incontrato molti detrattori nella prima fase della sua costruzione, quando i satelliti si sono dimostrati molto più luminosi del previsto. SpaceX sembra aver risolto questo problema, come afferma di aver fatto anche per quello dell’affollamento e dei detriti spaziali. Peter Beck ha affermato inoltre di non essere contrario alle megacostellazioni, ma ha detto che vorrebbe vedere più responsabilità da ogni player in grado di lanciare oggetti nello spazio.

Una “soluzione”?

Con un affollamento futuro di migliaia di satelliti in orbite fra i 300 km e 1000 km di quota, il rischio di scontro aumenta considerevolmente. Se avvenisse un incidente in questo affollamento, si rischierebbe di scatenare una reazione a catena di detriti. I satelliti Starlink sono però dotati di sistemi automatici in grado di spostare la propria orbita se rivelano un imminente impatto e di deorbitare una volta terminata la loro vita operativa. Una delle soluzioni per aumentare molto l’efficacia di queste tecniche, non solo per gli Starlink, sarebbe la creazione di un database, che in tempo reale tenga traccia della precisa posizione di ogni satellite e della propria orbita. Questi database sono già presenti ma vengono fatti sulla base di osservazioni da terra. Per ora SpaceX, e Rocket Lab, non lo hanno fatto.

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Tags: RadiotelescopioRocket LabSKASpaceXstarlink

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