La NASA ha dichiarato conclusa la missione scientifica del Neil Gehrels Swift Observatory, telescopio spaziale dedicato allo studio dei lampi di raggi gamma. L’ultima osservazione è stata fatta il 20 ottobre: Swift orbita ormai a meno di 275 km di quota, dove la resistenza atmosferica è troppo forte per permettere ai suoi telescopi di puntare con stabilità i loro obiettivi. Il rientro nell’atmosfera è atteso nelle prossime settimane.
Si chiude così una storia che negli ultimi mesi è stata seguita molto da vicino. Swift non ha propulsori, e l’intensa attività solare, che espande gli strati alti dell’atmosfera, ne ha accelerato la perdita di quota. A febbraio la NASA aveva sospeso parte delle osservazioni per ridurre l’attrito e guadagnare tempo, in attesa di LINK, il veicolo robotico di Katalyst Space Technologies che avrebbe dovuto agganciare il telescopio e innalzarne l’orbita.
Lanciato il 3 luglio su un Pegasus XL, LINK ha però avuto problemi di controllo dell’assetto, e ad agosto NASA e Katalyst hanno rinunciato alla cattura. Il veicolo si è avvicinato a Swift fino a 12-15 km senza toccarlo, ed è rientrato nell’atmosfera il 25 settembre. Swift aveva intanto ripreso le osservazioni a fine agosto, sapendo che senza l’assetto a bassa resistenza avrebbe perso quota più in fretta.

Un minuto per inseguire un lampo
Swift è stato lanciato il 20 novembre 2004 ed è entrato in servizio il mese successivo, con una missione prevista di due anni. È stato progettato per rilevare i lampi di raggi gamma (gamma-ray burst, o GRB), esplosioni così rapide che i grandi telescopi non riuscivano a puntarle in tempo. S. Bradley Cenko, responsabile scientifico della missione al Goddard Space Flight Center, ha spiegato che Swift doveva individuare un lampo, comunicarne la posizione agli altri osservatori e ruotare i propri telescopi verso quel punto prima che il bagliore residuo, l’afterglow, svanisse. Il tutto in circa un minuto.
Per farlo aveva a bordo, oltre al rilevatore di raggi gamma, un telescopio a raggi X e uno nell’ottico e ultravioletto, allineati tra loro. Nel 2018 la missione è stata intitolata a Neil Gehrels, il suo primo responsabile scientifico, scomparso l’anno precedente.
La velocità si è rivelata decisiva soprattutto per i lampi gamma brevi, che raggiungono il picco di luminosità in meno di due secondi. Nel maggio 2005 Swift ha osservato GRB 050509B, durato appena 0.03 secondi, ruotando abbastanza in fretta da catturare 11 fotoni di raggi X. È stato il primo lampo breve di cui sia stato rilevato l’afterglow, e ha confermato i modelli teorici secondo cui questi eventi nascono probabilmente dalla fusione di due stelle di neutroni, oggetti con la massa del Sole compressa nelle dimensioni di una città.

Un’eredità da 12 terabyte
Con il tempo, Swift è diventato uno strumento versatile, usato ben oltre i lampi di raggi gamma. Il suo sistema di pianificazione permetteva agli astronomi di richiedere osservazioni urgenti, eseguibili anche pochi minuti dopo il comando da terra, o campagne di monitoraggio lunghe fino a mesi, con un massimo di 75 obiettivi diversi al giorno. I suoi dati hanno contribuito a circa 7000 articoli scientifici.
L’archivio, pubblico, raccoglie quasi 22 anni di misure su ogni tipo di esplosione cosmica, oltre 1.5 milioni di immagini del telescopio ultravioletto e ottico e molto altro, per circa 12 terabyte di dati.
Per il team, però, il lavoro non è finito. Nella fase di chiusura della missione verranno completati l’archivio definitivo e i cataloghi di dati, che secondo il team saranno una delle eredità più importanti di Swift. Nel frattempo, la NASA ha dichiarato che altre missioni in corso copriranno in parte il vuoto lasciato da Swift nella risposta rapida agli eventi cosmici. Anche se non sarà semplice.











