Blue Origin ha presentato oggi, giovedì 5 novembre, GS3, un terzo stadio per il New Glenn pensato per le orbite ad alta energia, e Northstar, un nuovo motore per il primo stadio dei suoi razzi che affianca il BE-4.
Il GS3 si aggiunge ai due stadi già in uso, GS1 e GS2, e permette al New Glenn di portare i satelliti direttamente in orbita geostazionaria e di lanciare sonde su traiettorie di fuga dalla Terra. Oggi il razzo li rilascia in orbita di trasferimento (GTO), un’orbita ellittica da cui è poi il satellite a portarsi in GEO con i propri motori. Il GS3 ha già un contratto per una missione cislunare con un cliente governativo, non nominato, con lancio previsto nel 2028.
Sul New Glenn 7×2, la versione che ha volato finora con sette motori al primo stadio e due al secondo, il GS3 porta fino a 8 tonnellate in GEO e 10 in iniezione translunare (TLI, la traiettoria verso la Luna). Sulla 9×4, ancora in sviluppo, si arriva a 14 e 20 tonnellate, gli stessi valori indicati un anno fa, quando Blue Origin aveva annunciato la versione a nove motori.
L’azienda ha precisato che il GS3 non è necessario per i lander lunari Blue Moon. Potrà però supportare operazioni prolungate attorno alla Luna: portando più massa direttamente in TLI, accorcia i tempi di viaggio e lascia ai veicoli più propellente per le manovre in orbita.
Il motore BE-7 e il serbatoio in composito del GS3
Il terzo stadio GS3 usa un motore BE-7, a idrogeno e ossigeno liquidi, lo stesso del lander Blue Moon, con un impulso specifico (ISP, l’indice di efficienza di un motore) dichiarato superiore a 460 secondi nel vuoto. Il GS3 è integrato in un interstadio, quindi non toglie spazio al carico utile: adattatori e ogiva (fairing) restano quelli della versione a due stadi. Blue Origin ha dichiarato di averlo sviluppato principalmente per le missioni per la Difesa americana, dato che permetterà più accensioni di precisione, lunghe fasi di volo inerziale e rilascio di più satelliti, anche direttamente in orbita media (MEO).

Al Launch Site One, in Texas, Blue Origin ha completato il primo test di riempimento di un serbatoio in composito per idrogeno liquido, pressurizzato al 100% della massima pressione operativa prevista per due ore e mezza, più di quanto richieda qualunque missione, e al 150% per 10 minuti. Secondo l’azienda sarà il primo serbatoio di questo tipo a volare nello spazio.
Northstar, più spinta e meno massa del BE-4
Northstar è un motore a ossigeno liquido e gas naturale liquefatto (LOX/LNG), come il BE-4 che spinge il primo stadio del New Glenn e il Vulcan di ULA. Produce circa 3180 kN di spinta, contro i circa 2847 kN del BE-4. Quasi il 12% in più. Per avere un ordine di grandezza, sette Northstar al posto dei sette BE-4 porterebbero la spinta al decollo del New Glenn 7×2 da 19.9 a 22.3 MN. Blue Origin però non ha detto su quale razzo volerà il nuovo motore (cioè su quale versione del New Glenn), né quando.
Rispetto al BE-4, Northstar ha anche il 30% di massa in meno e la metà dei componenti. Oltre il 65% del motore è prodotto con manifattura additiva, cioè stampa 3D su larga scala, e secondo l’azienda può essere assemblato in meno di un giorno. L’architettura resta quella del BE-4, con un ciclo a combustione stadiata ricca di ossigeno e una turbopompa a singolo albero. Dall’approvazione del programma ai primi test di sviluppo sono passati 11 mesi.
Tutto questo arriva però con il New Glenn ancora a bloccato a terra. Il razzo ha volato tre volte, l’ultima il 19 aprile, quando il secondo stadio ha lasciato il satellite BlueBird 7 di AST SpaceMobile in un’orbita troppo bassa, dove è andato perso. Il 28 maggio un altro New Glenn è esploso sulla rampa durante uno static fire, per un problema alla valvola principale dell’ossigeno di un BE-4. Il ritorno al volo era atteso entro fine anno, ma il CEO Dave Limp ha appena comunicato ai dipendenti che slitta a gennaio 2027.










