Blue Origin ha annunciato il 12 agosto di aver iniziato lo sviluppo del Launch Complex 36B (LC-36B) a Cape Canaveral, una seconda rampa che sarà dedicata alla nuova versione 9×4 del New Glenn. L’attuale LC-36A continuerà invece a essere utilizzato per la versione 7×2 del lanciatore ed è infase di restauro pesante dopo l’esplosione del New Glenn del 28 maggio. L’obiettivo è aumentare la cadenza dei lanci e disporre di infrastrutture separate per le due configurazioni del razzo.
Il Launch Complex 36 era originariamente composto proprio da due rampe, 36A e 36B, utilizzate per decenni dai razzi Atlas. Blue Origin aveva successivamente trasformato l’area per il New Glenn, concentrando le operazioni su un unico pad, con la previsione di costruirne un secondo in futuro. Ora, dopo l’esplosione della rampa 36A, Blue Origin ha confermato che accelererà anche nella costruzione della seconda rampa.
La principale differenza tra i due New Glenn riguarda i motori. La configurazione 7×2 utilizza sette BE-4 sul primo stadio e due BE-3U sul secondo, mentre il New Glenn 9×4 passerà rispettivamente a nove e quattro motori. Quest’ultima versione, annunciata nel novembre 2025, è progettata per portare fino a 70 tonnellate in orbita terrestre bassa, rispetto alle 45 tonnellate indicate da Blue Origin per il 7×2. Potrà inoltre trasportare fino a 20 tonnellate su una traiettoria di trasferimento lunare.
Oltre a LC-36B, Blue Origin costruirà nelle vicinanze una nuova Vertical Integration Facility dedicata al 9×4 e una Payload Processing Facility, cioè una struttura per la preparazione dei carichi utili. Quest’ultima potrà essere utilizzata con entrambe le versioni del New Glenn e sarà realizzata in collaborazione con il governo statunitense. Potrà supportare anche altri provider del programma National Security Space Launch, NSSL, che operano sull’Eastern Range.
Le modifiche alla rampa LC-36A
La costruzione della seconda rampa inizierà mentre Blue Origin sta ancora ricostruendo LC-36A dopo l’esplosione del New Glenn avvenuta il 28 maggio 2026 durante uno static fire test. Ad agosto l’azienda ha comunicato di aver individuato l’origine dell’incidente nella valvola principale dell’ossigeno di uno dei sette motori BE-4. Sono già in produzione componenti modificati, che potranno essere installati anche sui motori esistenti.
Inoltre, Blue Origin ha annunciato già a luglio che la costruzione della rampa porterà all’implementazione di una nuova strategia per l’integrazione del New Glenn. In precenza il razzo veniva integrato in orrizontale, compreso il fairing superiore con i satelliti all’interno, e solo una volta arrivato alla rampa veniva spostato in verticale. Con la nuova strategia il primo stadio verrà spostato sulla rampa da una gru, e solo poi faranno lo stesso con il secondo stadio e con il payload già integrato.
Dave Limp, CEO di Blue Origin, ha annunciato il 13 agosto che sono già in corso dei test strutturali con dei simulatori, per verificare che lo spostamento con la gru del secondo stadio e del payload funzioni.
This week, our second stage and payload teams successfully ran our first vertical CONOPS test at LC-11. Using a GS2 simulator, a forward dome we built in-house, and the full-sized payload fairing, the team conducted vertical stacking lifts and matings, gathered wind-damping data… pic.twitter.com/tHftYgvsyP
— Dave Limp (@davill) August 13, 2026
L’esplosione ha danneggiato diverse strutture della rampa, ma i serbatoi dei propellenti e la torre dell’acqua sono rimasti in buone condizioni, mentre la grande torre di supporto può essere riparata sul posto. Blue Origin ha inoltre deciso di non ricostruire LC-36A nella stessa configurazione precedente. Nonostante i lavori ancora in corso, Blue Origin continua a indicare come obiettivo il ritorno al volo del New Glenn entro la fine del 2026, inizialmente ancora nella configurazione 7×2.











