Il primo stadio del quarto razzo New Glenn di Blue Origin è esploso durante uno static fire test alla rampa LC-36A di Cape Canaveral, in Florida.
L’incidente è avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2026 alle 03:00 italiane (le 21:00 locali del 28 maggio), durante una prova di accensione dei sette motori BE-4 del booster “No, It’s Necessary”, destinato al quarto volo del vettore, che era ormai imminente. L’esplosione ha completamente distrutto il primo stadio.
Non si sono registrati feriti, ma le prime informazioni indicano che la rampa di lancio sembra aver subito danni importanti. In un messaggio pubblicato su X, il fondatore di Blue Origin Jeff Bezos ha dichiarato che è ancora troppo presto per determinare le cause dell’incidente e che sono già in corso le indagini. Ha anche detto che si adopereranno a ricostruire tutto quanto, dichiarando che ne vale sicuramente la pena.
Per entità e potenza, l’esplosione è stata paragonata da diversi osservatori a quella del razzo sovietico N1 nel 1969. Si tratta del più grave incidente mai avvenuto durante il programma New Glenn e di un evento che potrebbe avere ripercussioni importanti sulle future missioni lunari della NASA, che conta sul lanciatore per diversi progetti collegati al programma Artemis. Potrebbe trattarsi di una delle più grandi esplosioni mai avvenute al programma spaziale americano nella sua storia.
Blue Origin’s New Glenn just blew up at LC-36 while attempting to Static Fire ahead of NG-4.https://t.co/tANS0dWyIH pic.twitter.com/PztxFoBqIw
— NSF – NASASpaceflight.com (@NASASpaceflight) May 29, 2026
Danni alla rampa e conseguenze per il programma New Glenn
Le conseguenze dell’incidente potrebbero andare ben oltre la perdita del singolo booster. Le prime valutazioni indicano infatti che la rampa LC-36A potrebbe aver subito danni estesi. Alcune fonti parlano di possibili problemi strutturali a componenti fondamentali dell’infrastruttura di lancio, inclusi elementi del sistema di supporto al razzo e delle strutture utilizzate durante le operazioni di preparazione al volo.
Se questi danni venissero confermati, Blue Origin potrebbe trovarsi costretta ad affrontare un lungo processo di ricostruzione e certificazione prima di poter tornare alle operazioni di lancio. Una situazione simile si verificò nel 2016 quando un Falcon 9 di SpaceX esplose sulla rampa durante una prova a terra, causando oltre un anno di lavori per ripristinare il sito.
L’incidente arriva in un momento particolarmente delicato per l’azienda. Dopo i primi successi ottenuti da New Glenn, Blue Origin stava cercando di aumentare la propria presenza nel mercato dei lanci commerciali, puntando a una cadenza sempre più elevata. La perdita di un veicolo e i possibili danni alla rampa rischiano ora di rallentare di molto questi piani.
Il quarto New Glenn avrebbe dovuto lanciare 48 satelliti della costellazione Amazon Leo di Amazon. I satelliti non sono stati danneggiati: si trovavano già incapsulati nel fairing del New Glenn, in un edificio di integrazione a distanza dal pad di lancio.
Un problema anche per la NASA e per il programma Artemis
L’esplosione del New Glenn non riguarda soltanto Blue Origin. Negli ultimi anni il razzo è diventato un elemento sempre più importante nelle strategie della NASA per il ritorno dell’uomo sulla Luna. L’Agenzia prevede infatti di utilizzare il vettore per diverse missioni legate al programma Artemis e allo sviluppo di una presenza permanente sulla superficie lunare.
Proprio il 26 maggio, la NASA aveva annunciato la selezione di New Glenn per il trasporto di rover destinati alla Luna entro la fine del decennio. Il razzo è inoltre il vettore scelto per il lancio dei lander Blue Moon sviluppati dalla stessa Blue Origin. Questi veicoli dovranno trasportare carichi scientifici, attrezzature e, nelle versioni più avanzate, anche astronauti verso la superficie lunare. Il primo di questi, Blue Moon Mk1, rappresentante la missione Moon Base 1 per la NASA, doveva essere lanciato nell’autunno 2026.
Blue Origin, dopo questo incidente, potrebbe passare all’utilizzo della sua versione New Glenn 9×4 direttamente, senza passare dalla riprogettazione e ricostruzione della versione 7×2, quella attuale con 7 motori al primo stadio e 2 al secondo stadio.
Il progetto Blue Moon è uno dei diversi pilastri della strategia Artemis, che punta a creare una presenza umana sostenibile sulla Luna attraverso missioni regolari e infrastrutture permanenti. Qualsiasi ritardo significativo nello sviluppo di New Glenn potrebbe quindi avere ripercussioni anche sulla pianificazione di alcune attività lunari previste nei prossimi anni.
È ancora presto per valutare l’effettiva portata dell’incidente e il suo impatto sul calendario delle missioni. Molto dipenderà dalle conclusioni dell’indagine tecnica e dall’entità reale dei danni subiti dalle infrastrutture. Tuttavia, l’esplosione di Cape Canaveral rappresenta senza dubbio uno dei momenti più difficili nella storia di Blue Origin, e un evento destinato a influenzare l’intero settore spaziale statunitense nei prossimi mesi.











