Dave Limp, CEO di Blue Origin, il 5 agosto ha fornito nuovi dettagli riguardo l’esplosione del New Glenn avvenuta il 29 maggio. Secondo quanto riportato da Limp, la causa scatenante dell’esplosione è stato un malfunzionamento di una valvola di un motore del primo stadio. Avendo trovato la causa del problema, Blue Origin ha già iniziato ad apportare le dovute modifiche, anche sui motori già costruiti.
Limp ha spiegato che il problema è nato dalla valvola principale dell’ossigeno di uno dei motori BE-4. Per comprendere nel dettaglio la modalità di guasto, Blue Origin ha condotto numerosi test sia sui singoli componenti sia sui motori completi. Blue Origin sta già realizzando nuovi motori in cui questo problema è stato eliminato e prevede di completarli entro la fine di agosto.
Attualmente non è ancora chiaro se l’anomalia individuata sui motori BE-4 di New Glenn possa interessare anche il razzo Vulcan di ULA. Entrambi i vettori utilizzano infatti lo stesso motore, sebbene con alcune differenze nella configurazione. La situazione potrebbe avere conseguenze importanti per ULA, che sta già affrontando diversi ritardi dovuti a problemi emersi nei booster laterali del Vulcan. Queste difficoltà hanno rallentato la ripresa delle missioni operative e l’eventuale necessità di ispezionare o sostituire le valvole dei BE-4 potrebbe causare ulteriori slittamenti del programma. L’ultimo volo di Vulcan risale al 12 febbraio, mentre la prossima missione è attualmente prevista per settembre.
Nel frattempo, continuano i lavori di riparazione e modifica presso il complesso di lancio 36A di cape Canaveral.
We’re not rebuilding the same pad for New Glenn. We’re moving to a horizontal/vertical hybrid configuration to get us flying again this year at 36A. We were already working on something similar for 9×4 at 36B. Let me explain what that means. We mate the stages horizontally in… pic.twitter.com/5I0f8GEojs
— Dave Limp (@davill) June 30, 2026
I lavori di ripristino del pad
L’individuazione della causa arriva mentre Blue Origin prosegue il recupero del Launch Complex 36 di Cape Canaveral, danneggiato dall’esplosione durante il test statico. Nei giorni successivi all’incidente, l’azienda ha completato rapidamente le operazioni di pulizia e ha avviato una serie di interventi per ripristinare e aggiornare le infrastrutture del sito.
Una parte significativa delle strutture critiche è rimasta operativa. I serbatoi criogenici, la torre dell’acqua e altre infrastrutture di supporto non hanno subito danni irreparabili. Questo ha consentito a Blue Origin di concentrarsi sulle aree più colpite e, allo stesso tempo, di mantenere attive le attività produttive legate al New Glenn.
L’azienda sta inoltre introducendo una nuova strategia operativa per ridurre i tempi di preparazione del lanciatore. In futuro, gran parte dell’integrazione del razzo avverrà in posizione orizzontale all’interno dell’Integration Facility. Il veicolo verrà poi trasportato verso la rampa e sollevato in verticale solo nelle fasi finali della campagna di lancio. Questo approccio dovrebbe semplificare le operazioni e aumentare la cadenza delle missioni.
Anche i test dei secondi stadi continueranno grazie all’utilizzo del B-Test Complex dello Stennis Space Center, messo a disposizione dalla NASA. Nel frattempo, la produzione di nuovi motori e nuovi veicoli procede senza particolari rallentamenti.
Il 18 luglio, Limp ha mostrate le immagini della rimozione del launch table, ovvero il componente su cui poggia direttamente il vettore. Questo ha raggiunto l’hangar di Blue Origin, dove i tecnici hanno iniziato le ispezioni e le operazioni di modifica per adeguarlo alla nuova configurazione di trasporto e messa in verticale del Blue Origin.
Il 27 luglio, Blue Origin ha completato lo smontaggio della torre di accesso utilizzata per le operazioni sul New Glenn. La struttura, composta da sei sezioni principali, verrà ora sottoposta a ispezioni approfondite e a una serie di interventi di ammodernamento per supportare le future attività di lancio.











