La NASA ha assegnato a Blue Origin il contratto per sviluppare il Mars Telecommunications Network (MTN), una futura infrastruttura dedicata alle comunicazioni e alla navigazione delle missioni presenti e future attorno a Marte. Il contratto, annunciato il primo settembre, ha un valore massimo di circa 700 milioni di dollari ed è di tipo a prezzo fisso, cioè con un prezzo stabilito contrattualmente.
Blue Origin dovrà progettare, costruire e integrare il sistema, oltre a occuparsi del lancio e delle successive operazioni. La NASA richiede la consegna del Mars Telecommunications Orbiter entro il 31 dicembre 2028, mentre la rete dovrà essere operativa su Marte entro il 2030.
Il nuovo sistema sarà gestito all’interno del programma Space Communications and Navigation (SCaN) della NASA e dovrà trasmettere verso Terra dati scientifici, immagini e informazioni operative provenienti da sonde, rover e altre infrastrutture presenti sulla superficie o in orbita attorno al Pianeta Rosso. Avrà inoltre funzioni dedicate alla navigazione e alla determinazione della posizione dei diversi veicoli.
La sfida, sempre più urgente, di comunicazioni con Marte
Attualmente le comunicazioni delle missioni sulla superficie marziana dipendono in gran parte da satelliti che non erano stati progettati principalmente come infrastrutture di telecomunicazione. Sonde come la Mars Odyssey, il Mars Reconnaissance Orbiter e MAVEN della NASA, insieme a Mars Express e il Trace Gas Orbiter dell’ESA, svolgono anche il ruolo di ripetitori tra i rover e la Terra.
Si tratta di una rete che ha funzionato molto bene, ma che utilizza sonde scientifiche costruite in periodi diversi e, in diversi casi, ormai operative da molti anni oltre la durata inizialmente prevista. Un recente studio del JPL descrive infatti l’attuale Mars Relay Network come una rete composta da cinque orbiter scientifici eterogenei e sottolinea la necessità di iniziare a sostituirla con infrastrutture dedicate.
Inoltre, recentemente la situazione è peggiorata sensibilmente con la perdita della sonda MAVEN della NASA che a giugno del 2026 ha definitivamente concluso la sua missione operativa, dopo problemi di assetto iniziati già nel 2025.
Il problema diventerà più importante con l’aumento del numero di missioni. Immagini a risoluzione sempre maggiore, grandi quantità di dati scientifici e, in futuro, operazioni robotiche più complesse richiederanno capacità di trasmissione decisamente superiori a quelle disponibili oggi.
Il Mars Telecommunications Network nasce quindi per trasformare le comunicazioni marziane da una capacità aggiuntiva delle singole missioni a una vera infrastruttura dedicata, utilizzabile da più veicoli. Attualmente l’esplorazione marziana non è sicuramente una priorità della NASA, ma la sfida per il recupero di campioni da Marte con la Cina, probabilmente riporterà la corsa marziana in auge una volta che la Luna sarà raggiunta.
L’MTO di Blue Origin
Blue Origin aveva presentato pubblicamente il proprio Mars Telecommunications Orbiter (MTO) nell’agosto 2025, mentre la NASA ad inizio 2026 aveva già aperto una richiesta formale per proposte per un MTO. Il satellite deriva dalla piattaforma Blue Ring e utilizzerà un sistema di propulsione ibrido, composto da propulsione elettrica solare e chimica. Questa combinazione permette di utilizzare la propulsione elettrica per manovre efficienti e quella chimica quando sono necessari livelli di spinta maggiori.
Our Mars Telecommunications Orbiter, built upon the Blue Ring platform, will strengthen the communications backbone at the Red Planet while creating new pathways for science. Capable of delivering multiple payloads to the surface and orbits of Mars, it drives discovery today and… pic.twitter.com/nCN8zMAWCk
— Blue Origin (@blueorigin) March 5, 2026
L’MTO principale sarà dotato di diversi collegamenti ad alta velocità orientabili e di un fascio più ampio per garantire la copertura di vaste zone. Nella configurazione mostrata da Blue Origin nel 2025, il sistema comprende anche alcuni piccoli satelliti UHF che possono essere rilasciati in orbita marziana bassa. Questi funzionerebbero da relay per rover, lander e veicoli durante le delicate fasi di ingresso, discesa e atterraggio, trasferendo poi i dati al satellite principale.
La società dichiara che la piattaforma può trasportare oltre 1000 kg di payload fino all’orbita di Marte, oltre ai sistemi propri del veicolo. Blue Ring è infatti una piattaforma pensata per ospitare e trasportare carichi di diverse tonnellate.
La sfida con Rocket Lab
Blue Origin non era l’unica azienda ad aver sviluppato una proposta specifica per il programma. Anche Rocket Lab aveva presentato un Mars Telecommunications Orbiter, basato sulla propria piattaforma Explorer e sull’esperienza ottenuta costruendo le due sonde ESCAPADE dirette verso Marte.
Le due proposte seguivano però filosofie differenti. Rocket Lab puntava su un veicolo relativamente compatto, abbastanza leggero da poter essere lanciato anche dal futuro razzo Neutron. L’azienda dichiara per Neutron una capacità di circa 1500 kg verso Marte o Venere.
La configurazione proposta da Blue Origin appare invece appartenere a una categoria decisamente più pesante: la massa complessiva dell’MTO sarebbe superiore a oltre il doppio della massa che Neutron può inviare verso Marte. Rocket Lab puntava su un’infrastruttura più compatta, Blue Origin su una piattaforma molto più grande, dotata di elevata capacità di trasmissione e con la possibilità di trasportare ulteriori payload. Non sappiamo con precisione quali siano stati i recquisiti richiesti dalla NASA, per cui allo stato attuale è impossibile paragonare le prestazioni dichiarate da queste due proposte.











