La missione Artemis II si è conclusa con successo nella notte italiana tra il 10 e l’11 aprile, quando la capsula Orion “Integrity” è rientrata sulla Terra dopo circa nove giorni nello spazio, ammarando nell’Oceano Pacifico. A bordo, i quattro astronauti protagonisti della prima missione con equipaggio oltre l’orbita terrestre dai tempi dell’Apollo: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen.
Il rientro rappresentava la fase più delicata dell’intera missione, perché metteva alla prova tutti i sistemi della capsula nelle condizioni più estreme. Dopo aver completato il flyby della Luna il 6 aprile e aver intrapreso la traiettoria di ritorno, Orion ha affrontato l’ingresso nell’atmosfera terrestre a velocità elevatissime, protetta dal suo scudo termico. La sequenza di rientro si è svolta come previsto: dalla separazione del modulo di servizio europeo fino all’apertura dei paracadute e al successivo ammaraggio, avvenuto alle 02:07 italiane dell’11 aprile. Nove giorni, 1 ora, 32 minuti e 15 secondi dopo la partenza.
Le operazioni di recupero sono iniziate immediatamente dopo lo splashdown, con le squadre della NASA e della marina statunitense che sono partite per raggiungere la capsula in tempi rapidi. Gli astronauti ora saranno assistiti all’uscita e trasferiti in sicurezza sulla nave.
Con Artemis II, la NASA ha dimostrato che è possibile non solo raggiungere la Luna con un equipaggio, ma anche riportarlo a casa in sicurezza, aprendo la strada alle prossime missioni del programma Artemis.
Abbiamo seguito il rientro di Artemis II in live sul nostro canale YouTube. Qui per rivederlo!
Come è avvenuto il rientro
Il rientro della capsula Orion è iniziato nelle ore precedenti all’ingresso nell’atmosfera con un’ultima manovra di correzione della traiettoria, nella serata italiana del 10 aprile. Successivamente gli astronauti si sono vestiti e preparati al rientro in atmosfera.
Alle 01:33 italiane dell’11 aprile, il modulo di servizio europeo si è separato dal modulo di equipaggio. Da quel momento, la capsula con gli astronauti è rimasta l’unico elemento destinato a tornare sulla Terra, progettata per resistere alle condizioni più estreme del rientro.
Entrando nell’atmosfera terrestre a velocità di decine di migliaia di chilometri orari (circa 11 km/s, quindi 38 mila km/h), Orion ha affrontato un forte riscaldamento, con temperature di migliaia di gradi sulla superficie dello scudo termico (circa 3000°). All’entrata in atmosfera inoltre, sono state perse le comunicazioni con Orion e l’equipaggio per circa 6 minuti, un blackout radio previsto e dovuto alla formazione di plasma.
Dopo la fase più critica, la velocità è diminuita progressivamente fino all’apertura dei paracadute. Prima sono stati dispiegati quelli pilota e stabilizzatori, seguiti dai paracadute principali, che hanno rallentato la discesa fino a rendere possibile l’ammaraggio in sicurezza nell’Oceano Pacifico, al largo della costa di San Diego.
Subito dopo lo splashdown, la capsula sarà stabilizzata e raggiunta dalle squadre di recupero. I tecnici verificheranno rapidamente le condizioni del veicolo e dell’equipaggio prima di aprire il portello. Gli astronauti saranno poi assistiti durante l’uscita e trasferiti a bordo della nave di recupero, mentre Orion sarà recuperata per le analisi post-missione.
Cosa succede ora per il programma Artemis?
La conclusione di Artemis II rappresenta un passo fondamentale per il futuro dell’esplorazione lunare. Dopo aver dimostrato che il sistema composto da SLS, capsula Orion e supporto a terra è in grado di portare un equipaggio fino alla Luna e riportarlo in sicurezza, la NASA può ora concentrarsi sulle missioni successive.
Il prossimo grande obiettivo è Artemis III, che non prevede più il ritorno di esseri umani sulla superficie lunare, e quindi l’allunaggio. Sarà invece una missione con astronauti a bordo di Orion, lanciati da SLS, ma in orbita terrestre, che servirà a verificare le operazioni di rendezvous e docking tra Orion e un lander commerciale. Queste manovre sono essenziali per permettere, nelle missioni future, il trasferimento degli astronauti verso un sistema di allunaggio diretto alla superficie della Luna.
I dettagli completi della missione Artemis III, inclusi il profilo definitivo, l’equipaggio e il lander commerciale, saranno annunciati dalla NASA più avanti quest’anno, con un lancio al momento previsto all’inizio del 2027.
Nel frattempo, la NASA ha anche messo in pausa la stazione spaziale in orbita lunare, il Lunar Gateway, e deciso di proseguire con la costruzione di una base lunare, per portare una presenza umana stabile sulla superficie della Luna entro questo decennio. Tutto questo è stato spiegato dall’Agenzia il 24 marzo, parte della nuova strategia “Ignition”.











