La perdita della sonda MAVEN della NASA, avvenuta a dicembre 2025, sarebbe stata causata da un riavvio imprevisto del computer di bordo e da un sensore di assetto ormai degradato.
È la conclusione dell’Anomaly Review Board, la commissione d’indagine della NASA, il cui rapporto finale, datato luglio 2026, è stato pubblicato di recente sul sito dell’Agenzia. Gli stessi investigatori precisano però che i pochi dati disponibili non permettono di individuare con certezza la causa iniziale.
MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), in orbita attorno a Marte dal 2014, ha smesso di comunicare il 6 dicembre 2025, dopo essere passata dietro al pianeta rispetto alla Terra. Fino a quel momento tutti i sistemi funzionavano normalmente. Dopo mesi di tentativi falliti di ristabilire il contatto, a giugno la NASA ha dichiarato conclusa la missione.
Una rotazione impossibile da fermare
Qualche dato sullo stato della sonda è arrivato grazie a un esperimento di radioscienza in corso in quel momento. La telemetria mostrava che MAVEN ruotava su se stessa a 2.7 giri al minuto, in una condizione che le impediva di ricaricare le batterie con i pannelli solari.
Secondo il rapporto, la sonda era bloccata in un ciclo del sistema di protezione dai guasti: un gruppo di propulsori si accendeva per rallentarla, portando la rotazione a 2.3 giri al minuto, ma subito dopo un altro gruppo la faceva accelerare di nuovo. I comandi inviati da Terra per metterla in modalità sicura e riavviarne il computer non hanno avuto risposta.
Dopo aver escluso altre possibili cause, come un guasto alla propulsione o alle batterie, la commissione ha ricostruito la sequenza più probabile. Un riavvio del computer di bordo, dovuto a un errore software o a un evento singolo indotto dalle radiazioni (single-event upset), avrebbe riattivato una delle unità di misura inerziale (IMU), i sensori che misurano le rotazioni della sonda. Quell’unità però era già difettosa, e avrebbe fornito dati sbagliati.
Interpretandoli come reali, il sistema di controllo dell’assetto avrebbe continuato a “correggere” una rotazione inesistente, facendo girare la sonda sempre più velocemente. Secondo il rapporto, questo ha trasformato un ingresso in modalità sicura, potenzialmente recuperabile, in un evento che ha posto fine alla missione.
Un problema già noto
Le due IMU di MAVEN, costruite da Honeywell, mostravano segni di usura da anni. Nel 2022 un problema proprio a questi sensori aveva quasi causato la perdita della sonda, e il team aveva sviluppato una modalità di controllo che usava solo i sensori stellari. Questa modalità, però, non funzionava in safe mode, quando il computer torna a usare le IMU. Al momento dell’incidente, il team stava lavorando a una nuova versione utilizzabile anche in safe mode, ma non era ancora pronta. La commissione ha ricordato un caso simile: nel 2014 la sonda STEREO-B della NASA, anch’essa con un’IMU Honeywell, era stata persa per un problema analogo.
Le IMU avrebbero dovuto durare tra 10 e 15 anni, ma hanno iniziato a degradarsi dopo appena sei. Secondo Honeywell, la temperatura di funzionamento di circa 40 °C potrebbe aver accelerato l’usura, anche se i sensori sono certificati per operare fino a 65 °C. Gli investigatori hanno invece considerato molto improbabile un impatto con un micrometeoroide o con detriti in orbita marziana, con una probabilità stimata tra una su un miliardo e una su dieci miliardi.
Tra le raccomandazioni del rapporto ci sono la soluzione dei problemi delle IMU, una migliore protezione dai guasti e lo sviluppo di modalità di controllo senza giroscopi più robuste. Nel frattempo, il team di MAVEN continuerà ad analizzare i dati raccolti in oltre dieci anni di osservazioni dell’atmosfera di Marte, fino alla fine del 2027.











