Il programma Artemis, da oggi, cambia radicalmente. Collaborazioni decennali, architetture già definite e missioni previste per il prossimo decennio sono state rimesse in discussione. La NASA ha annunciato una nuova direzione strategica, raccolta sotto il nome di Ignition, un piano che proprio come l’ignition di un razzo, nelle parole dell’amministratore Jared Isaacman, rappresenta “l’inizio di un nuovo viaggio” per l’Agenzia Spaziale Americana.
Il 24 marzo 2026, durante un evento speciale a Washington con partner internazionali e commerciali, la NASA ha presentato una serie di iniziative con un obiettivo chiaro: accelerare il ritorno umano sulla Luna, costruire una base permanente e garantire la leadership americana nello spazio, in linea con la National Space Policy statunitense.
“Il tempo scorre in questa competizione tra grandi potenze, e il successo sarà misurato in mesi, non in anni” ha dichiarato Isaacman durante la conferenza.
In pausa il Lunar Gateway, e più missioni
Il cambiamento più significativo riguarda l’architettura del programma Artemis. La NASA ha annunciato l’intenzione di aumentare la frequenza delle missioni lunari, puntando inizialmente ad allunaggi ogni sei mesi, con la possibilità di aumentare ulteriormente il ritmo grazie all’utilizzo di hardware commerciale e riutilizzabile.
In questo contesto, uno degli elementi più simbolici del programma, il Lunar Gateway, viene di fatto messo in pausa nella sua configurazione attuale. Le risorse e le aziende e Agenzie coinvolte nella costruzione della stazione spaziale lunare verranno riallocate verso lo sviluppo di infrastrutture direttamente sulla superficie lunare, considerate più efficaci per garantire una presenza umana duratura.
Anche le componenti hardware già sviluppate e costruite per il Lunar Gateway saranno riutilizzate per i nuovi obbiettivi, quindi per la costruzione di una base permanente.
La NASA ha anche confermato alcune modifiche alle missioni Artemis già pianificate. In particolare, :
- Artemis III, ora prevista nel 2027, non sarà più una missione di allunaggio immediato, ma servirà a testare sistemi e operazioni in orbita terrestre bassa. Non è stato annunciato quale sarà il lander per il docking, ma sarà uno dei due lander attualmente in corsa per il programma HLS.
- Artemis IV sarà la prima missione a tentare l’allunaggio di esseri umani sulla Luna. Blue Origin e SpaceX sono ancora in corsa per il lander per questo primo allunaggio. Inoltre è stato detto che SpaceX sta lavorando ad una versione ridotta di Starship per poter eseguire il prima possibile questa missione. Se vincerà una o l’altra azienda la missione cambierà leggermente, con per esempio un giorno in meno di permanenza per Blue Origin e una attività extraveicolare in meno.
- Dopo il primo allunaggio, che avverrà con Artemis IV, la NASA prevede almeno una missione lunare con equipaggio ogni anno.
- Artemis V, che sul piano attuale sarà fatta sempre nel 2028, è stato dichiarato che sarà la prima missione che getterà le basi della base lunare. La NASA è pronta per collaborare con tutte le aziende e i partner che intenderanno essere coinvolti: diversi CEO e capi di aziende spaziali americane incontreranno direttamente Isaacman nelle prossime settimane e la NASA pubblicherà domani, 25 marzo, delle RFI (richieste di informazioni), per poter aprire nuovi contratti e organizzare missioni dopo Artemis V.
Parallelamente, il programma CLPS (Commercial Lunar Payload Services) verrà accelerato, con l’obiettivo di arrivare fino a 30 missioni robotiche a partire dal 2027, aumentando in modo significativo la presenza tecnologica e scientifica sulla superficie.
Una base permanente sulla Luna
Il cuore della nuova strategia è la costruzione di una base lunare permanente, che diventa il fulcro dell’intero programma. Il piano si articola in tre fasi, approfondite nel corso della conferenza dal responsabile del progetto della base lunare Carlos Garcia-Galan.
La prima fase, che inizia da subito, sarà sperimentale e punta a trasformare Artemis in un programma modulare e ripetibile. Attraverso CLPS e il programma LTV (Lunar Terrain Vehicle), la NASA aumenterà la frequenza delle missioni, inviando rover e sistemi di mobilità, strumenti scientifici e dimostratori tecnologici. Saranno testate tecnologie chiave come la produzione di energia (inclusi RTG e RHU), le comunicazioni, la navigazione e le operazioni di superficie. L’obiettivo è arrivare a una cadenza molto elevata di missioni, potenzialmente anche mensile.
Nella seconda fase, che inizierà nel 2029, si passerà allo sviluppo di infrastrutture semi-abitabili e a una logistica più strutturata, in grado di supportare missioni umane regolari. Questa fase vedrà un ruolo importante dei partner internazionali, tra cui il Giappone con il suo rover pressurizzato, ma anche altri contributi in termini di payload scientifici e sistemi di trasporto.
L’ultima fase, con inizio indicativo nel 2032, prevede la realizzazione di una presenza umana quasi continua sulla Luna. Grazie all’arrivo di lander cargo derivati dai sistemi HLS, sarà possibile trasportare infrastrutture più pesanti e complesse. Qui entreranno in gioco anche contributi europei e canadesi, tra cui:
- Il modulo abitativo MPH dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI);
- Il Lunar Utility Vehicle della CSA.

Rover, droni e satelliti nella prima fase
Come spiegato da Carlos Garcia-Galan durante la conferenza, un ruolo importante nella prima fase, che andrà dal 2026 a tutto il 2028 con un budget di 10 miliardi di dollari, sarà quello dei Lunar Terrain Vehicles (LTV), rover sia con equipaggio umano che autonomi pensati per permettere agli astronauti di spostarsi più facilmente sulla superficie lunare e per testare nuove tecnologie.
Saranno veicoli abbastanza compatti (circa 2 metri di lunghezza), con una massa di circa 500 kg, in grado di muoversi su terreni inclinati fino a 20°, raggiungere i 10 km/h e resistere fino a 150 ore nelle zone in ombra della Luna. Lo sviluppo è già in corso e coinvolge diverse aziende, tra cui Astrolab, Intuitive Machines e Lunar Outpost.
Un altro elemento importante sarà dato dai droni lunari, che la NASA ha raccolto sotto il nome di MoonFall. Si tratta di piccoli veicoli autonomi ispirati all’elicottero Ingenuity su Marte, pensati per esplorare zone difficili da raggiungere per rover e astronauti. A differenza di Marte, però, sulla Luna non è possibile volare con eliche: per questo questi droni utilizzeranno sistemi “a salto” o propulsivi, in grado di muoversi rapidamente tra crateri, rocce e aree in ombra permanente. L’obiettivo è raccogliere dati e immagini da regioni ancora inesplorate, aprendo la strada alle future missioni umane.
Infine, per supportare tutti questi elementi ci sarà un sistema di comunicazione satellitare unificato attorno alla Luna. Questo servirà a garantire collegamenti continui tra astronauti, rover, lander e la Terra, anche nelle zone più difficili da raggiungere. L’idea è creare una vera e propria rete di comunicazione lunare, simile a un “internet della Luna” ha affermato Garcia-Galan, indispensabile per supportare operazioni frequenti e una presenza umana stabile.

Ancora rover, pannelli solari ed energia nucleare nella seconda fase
Nella seconda fase, tra il 2029 e il 2033, sempre con un budget di 10 miliardi di dollari, Garcia-Galan ha affermato che sono previsti 27 lanci e 24 allunaggi, con l’invio di circa 60 tonnellate di carico sulla superficie, inclusi proprio il rover per equipaggio sviluppato dall’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA), altri droni MoonFall, sistemi energetici e strumenti scientifici.
Nel corso di questa fase, la NASA inizierà a costruire le prime infrastrutture sulla superficie lunare, fondamentali per supportare missioni umane più frequenti. Tra queste ci saranno sistemi di energia solare, con pannelli e batterie per garantire elettricità anche nelle fasi di buio, e una rete di comunicazione di superficie, capace di collegare astronauti, rover e lander tra loro e con l’orbita lunare.
In parallelo verranno sviluppati rover dedicati alla preparazione dei siti e alla logistica, utili per movimentare materiali, livellare il terreno e supportare le prime attività di costruzione. Un altro elemento chiave sarà l’introduzione di sistemi di energia nucleare, come gli RTG, per garantire potenza continua soprattutto nelle regioni in ombra permanente.

Moduli abitativi e logistica nella terza fase
La terza fase, che va dal 2033 e prosegue fino al 2036, con un budget di almeno 10 miliardi di dollari, segna il passaggio a una presenza umana continua sulla Luna, con capacità operative molto più avanzate. I lander del programma CLPS aumenteranno la capacità di carico fino a circa 8 tonnellate, permettendo il trasporto di infrastrutture più grandi e complesse.
Una delle principali sfide sarà la logistica completa sulla superficie, cioè riuscire a spostare materiali e moduli dal punto di atterraggio fino alle aree operative. In questo contesto entrano in gioco sistemi logistici dedicati, rover cargo e una gestione sempre più strutturata delle risorse.
Parallelamente, la NASA e i partner stanno studiando diverse soluzioni per gli habitat lunari, che potranno essere moduli collegati tra loro oppure unità separate, con l’obiettivo di garantire una presenza umana stabile e sempre più indipendente dalla Terra. Uno di questi habitat è il modulo MPH sviluppato in Italia.

Un cambio di strategia
Questi cambiamenti riflettono una trasformazione profonda dell’approccio della NASA. Il nuovo piano punta a essere più rapido, più flessibile e fortemente basato sul contributo dell’industria commerciale. L’obiettivo politico è chiaro: riportare astronauti sulla Luna entro il 2028, iniziare la costruzione della base entro il 2030 e sviluppare tecnologie strategiche, come l’energia nucleare nello spazio, entro la fine del decennio.
In questo senso, Ignition rappresenta non solo un aggiornamento di Artemis, ma una vera e propria riorganizzazione dell’intera strategia spaziale americana. E l’evento Ignition non riguarda esclusivamente l’esplorazione lunare. La NASA ha annunciato aggiornamenti anche per:
- La transizione verso stazioni spaziali commerciali in orbita bassa.
- Nuove missioni scientifiche (che saranno approfondite successivamente).
- Lo sviluppo della propulsione nucleare.
Tra questi, spicca il progetto Space Reactor-1 Freedom, un veicolo a propulsione nucleare che potrebbe essere lanciato verso Marte entro il 2028, aprendo la strada a missioni più efficienti nello spazio profondo.
Gli annunci del 24 marzo segnano un punto di svolta per il programma Artemis e per l’intera strategia spaziale statunitense. La direzione è chiara: accelerare, semplificare e concentrare le risorse sulla superficie lunare. Questo comporta anche scelte difficili, come la revisione di collaborazioni internazionali e lo spostamento di progetti già avviati.
Il risultato è un programma più pragmatico e, almeno sulla carta, più solido. Ma le conseguenze di queste decisioni, sia dal punto di vista tecnico che politico, emergeranno nei prossimi mesi.










