• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Il telescopio spaziale Kepler ci parla ancora, offrendoci uno sguardo verso altri mondi

Emanuele Bortolan di Emanuele Bortolan
Luglio 7, 2023
in Approfondimento, Astronomia e astrofisica, Divulgazione, Esplorazione spaziale, NASA, News, Scienza
K2

Rappresentazione artistica del telescopio Kepler. Credits: NASA

Condividi su FacebookTweet

Il primo esopianeta fu scoperto nel 1992 dagli astronomi Aleksander Wolszczan e Dale Frail. Questo pianeta però fu trovato in un sistema profondamente diverso dal nostro Sistema Solare. Orbitava attorno a una pulsar, una stella di neutroni in rapida rotazione. Il primo pianeta extrasolare scoperto attorno a una stella simile al Sole, invece, risale ad alcuni anni dopo, nel 1995, da parte di Michel Mayor e Didier Queloz (premio Nobel 2019).

Dalla scoperta del primo esopianeta fino a oggi ne sono individuati più di 5000. Un contributo fondamentale alla scoperta di questi esopianeti è stato dato dal telescopio spaziale Kepler della NASA, lanciato nel marzo del 2009 e operativo fino al 2018. Il telescopio era dedicato a Giovanni Keplero, che contribuì enormemente alla comprensione del moto dei pianeti nel Sistema Solare.

L’obiettivo principale di questa missione spaziale era quello di esplorare e caratterizzare i sistemi extrasolari all’interno della Via Lattea, andando a osservare un vastissimo campione di stelle. In particolare, Kepler fu progettato per poter individuare esopianeti delle dimensioni della Terra che si trovano nella zona abitale della propria stella. Ovvero, alla giusta distanza per poter contenere acqua liquida.

ANNUNCIO

Di recente, un gruppo di astronomi dell’Università del Wisconsin e dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts (MIT), con l’aiuto di astronomi amatoriali attraverso il progetto Visual Survey Group, ha scoperto quelli che potrebbero esser stati gli ultimi pianeti extrasolari individuati da Kepler prima del suo spegnimento.

Il metodo utilizzato da Kepler è quello dei transiti

Per poter individuare i pianeti extrasolari, Kepler ha sfruttato il metodo dei transiti. Questo si basa sul fatto che un pianeta, passando davanti alla propria stella, blocca parte della luce proveniente dalla stella stessa. Andando a misurare accuratamente la luminosità di una stella, si vedrà una sua diminuzione a causa del transito del pianeta.

Per fare ciò, gli astronomi misurano la curva di luce, un grafico che mostra la luminosità di una stella al passare del tempo. Quando il pianeta non è ancora transitato, la luminosità della stella è costante (dal punto A a B della curva di luce nella figura sottostante). Non appena il pianeta inizia a transitare davanti la stella, la luminosità comincerà a diminuire (da B a C). Una volta che l’intero pianeta si trova davanti alla stella, la luminosità rimane costante durante tutto il periodo del transito (da C a D). Quando il pianeta inizia a uscire dal disco solare, la luminosità comincerà ad aumentare nuovamente fino a raggiungere il livello pre-transito, quando il pianeta è del tutto fuori dal disco stellare (da D a E). A questo punto il transito è terminato e la luminosità rimarrà costante fino al successivo transito (dopo il punto E), che avviene quando il pianeta avrà percorso un’intera orbita attorno alla stella.

Metodo del transito
La figura mostra la curva di luce della stella durante il transito di un pianeta. Credits NASA. Traduzione: Astrospace.it

Le informazioni ottenibili osservando un transito

Analizzando la curva di luce si possono ottenere diverse informazioni davvero utili sul pianeta. La parte della curva di luce in cui la luminosità diminuisce o aumenta (tra i punti B e C per la diminuzione e tra D ed E per l’aumento) assieme a quanto la luminosità è diminuita durante il transito, permettono di ricavare le dimensioni del pianeta. L’intervallo di tempo tra due successivi transiti, invece, rappresenta il tempo di rivoluzione del pianeta attorno alla stella (poiché deve compiere un intero giro per poter effettuare un secondo transito) e applicando la terza legge di Keplero, si può ricavare il raggio dell’orbita del pianeta.

ANNUNCIO

Un’altra informazione fondamentale che si può ottenere è la composizione chimica dell’atmosfera del pianeta. Questo può esser fatto solo se il telescopio riesce a ottenere lo spettro della sorgente durante il transito. Infatti, mentre il pianeta transita di fronte alla stella, una parte della luce della stella stessa attraverserà l’atmosfera (se presente) del pianeta prima di giungere al nostro telescopio.

Quando la luce attraversa un gas, quest’ultimo può assorbire fotoni con specifiche lunghezze d’onda, andando a creare le cosiddette righe di assorbimento, zone scure nello spettro continuo di una sorgente. Studiando la posizione e la forma di queste righe si può risalire a quale elemento le ha prodotte e alla sua abbondanza, andando così a caratterizzare l’atmosfera del pianeta.

Esopianeti sempre più numerosi

Per poter individuare più pianeti possibili, Kepler osservò sempre la stessa regione di cielo soprannominata Campo di Kepler, con un’area di 115 gradi quadrati, nei pressi della costellazione del cigno. In quest’area Kepler ha monitorato con precisione circa 150mila stelle, per individuare una variazione nella loro luminosità a causa del transito di un pianeta.

Campo di Kepler
Campo di Kepler, indicato con dei riquadri accanto alla costellazione del Cigno. Credits: NASA

Nel gennaio 2010, Kepler individuò il suo primo sistema extrasolare, composto da 5 gioviani caldi chiamati Kepler-4b, 5b, 6b, 7b e 8b. Questi pianeti hanno le dimensioni di Giove, ma orbitano attorno alla propria stella a una distanza inferiore a quella di Mercurio, con un periodo di rivoluzione di solo alcuni giorni. Di conseguenza, sono veri e propri inferni a causa della grande vicinanza alla stella, con temperature che possono raggiungere anche i 2000 Kelvin.

Per quanto riguarda pianeti più simili alla terra, Kepler individuò, nel gennaio 2011, il suo primo pianeta roccioso, Kepler-10b. Anche in questo caso però, il pianeta orbita così vicino alla stella che la faccia rivolta verso di essa è così calda da poter ospitare veri e propri oceani di roccia fusa.

Solo nell’aprile 2014 venne scoperto il primo pianeta con dimensioni simili alla Terra che orbita nella zona abitabile della propria stella, chiamato Kepler-186f. Questo pianeta orbita attorno alla stella a una distanza di circa 0.4 AU (unità astronomica, 1 AU è la distanza Terra-Sole) impiegando circa 130 giorni per percorrerla. Durante questa prima fase della missione, Kepler individuò e confermò ben 2778 pianeti extrasolari.

K2, una seconda vita per Kepler

Nel maggio del 2013, il telescopio riscontrò seri problemi meccanici: si venne a rompere la sua seconda ruota di reazione. Questi meccanismi sono fondamentali per mantenere stabile l’orientazione del telescopio. E una volta che una di queste si rompe o si danneggia seriamente, non è più possibile mantenere in equilibrio la struttura. Di conseguenza, diventa impossibile continuare con le osservazioni.

Il team che monitorava il telescopio trovò una soluzione per far riprendere le osservazioni, utilizzando la pressione dei raggi solari per stabilizzare l’orientazione del telescopio. Questa manovra obbligava però il telescopio a cambiare il campo d’osservazione ogni tre mesi. Iniziava così la seconda parte della missione di Kepler, K2.

Durante K2, oltre al metodo dei transiti, Kepler sfruttò anche la tecnica delle microlenti gravitazionali. Consiste nell’osservare una stella di campo, ovvero una stella molto distante, che sta transitando dietro un’altra stella molto più vicina che funge da “lente”. Quest’ultima va ad aumentare la luminosità apparente della stella di campo, perché ne devia la radiazione. In questo modo, all’osservatore arrivano molti più fotoni rispetto a quando non è presente la stella lente.

Nel caso in cui la stella lente ospiti uno o più pianeti, la curva luce non sarà simmetrica, ma presenterà dei piccoli picchi. Essi indicano la presenza del pianeta. Dalla loro forma, si può ricavare la massa del pianeta e informazioni sulla sua orbita.

Curva di luce microlente gravitazionale
Curva di luce della stella di campo durante il transito di una stella lente (a sinistra) e di una stella lente con la presenza anche di un pianeta (a destra). Si noti la differenza della curva, che nel secondo caso presenta un picco sulla parte destra a causa della presenza del pianeta. Credits: ESA. Traduzione: Astrospace.it

Attraverso questo metodo venne individuato solo un pianeta da Kepler, ma questo non deve sorprenderci. Infatti, è uno dei più difficili tra i metodi utilizzati. Solo un centinaio di esopianeti è stato scoperto con il microlensing, su più di 5000 esopianeti scoperti in tutto. Durante la missione K2, comunque, sono stati individuati 546 esopianeti.

La fine della missione Kepler…

Il 10 ottobre 2018 la NASA annunciò la fine delle operazioni del telescopio Kepler, che duravano da ormai 9 anni, a causa dell’esaurimento del carburante. Il telescopio fu disattivato attraverso un comando di ‘buonanotte’ inviato il 15 novembre del 2018, esattamente nel 388-esimo anniversario della morte di Giovanni Keplero.

Prima del shut-down finale, Kepler fornì una settimana di dati ad alta qualità, seguiti da altri undici giorni di osservazioni con una qualità però molto ridotta a causa dell’esaurimento del carburante e, di conseguenza, della diminuzione della precisione durante le osservazioni.

Questi dati furono analizzati dal Visual Survey Group (VSG), un gruppo guidato da Elyse Incha (Università del Wisconsin) e formato da astronomi professionali (presso l’Università del Wisconsin, l’Università del Nord Caroline, la NASA e il Centro di Astrofisica di Harvard) ma anche da cittadini scienziati e astronomi amatoriali.

Il VSG, analizzando la curva di luce di oltre 33 000 stelle, ha individuato un singolo transito in tre stelle differenti. Per confermare la presenza di un pianeta attorno a queste stelle è necessario osservare un secondo transito, per escludere che possa trattarsi di un falso positivo.

…riserva soprese!

A questo fine, Elyse Incha e Andrew Vanderburg, assistente professore di fisica presso l’Istituto di Astrofisica e Ricerca Spaziale di Kavli, presso il MIT, hanno analizzato i dati a bassa qualità ottenuti negli ultimi undici giorni da Kepler. In questa ricerca è stato individuato un secondo transito per due dei tre candidati:

  •  K2-416 b, con una massa di circa 2.6 volte quella terreste.
  •  K2-417 b, circa 3 volte la Terra.

Per quest’ultimo, anche il Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) ha rilevato un transito, a conferma della presenza del pianeta.

Qui sotto, le curve di luce. I grafici nella prima riga rappresentano i transiti individuati con i dati ad alta qualità, a destra per il pianeta K2-416 b e a sinistra per K2-417 b. Nella riga in basso, le curve di luce ottenute dai dati a bassa qualità ottenuti negli ultimi 10 giorni di operatività di Kepler.

K2-416b 417b
L’immagine mostra il transito nelle curve di luce della stella a seguito del transito dei pianeti K2-416 b (sulla colonna a sinistra) e K2-417 b (sulla colonna a destra). Nella prima riga sono mostrati i primi transiti osservati, mentre i secondi transiti osservati con i dati a bassa qualità ottenuti negli ultimi undici giorni di operatività di Kepler. Credits: Incha et al. 2023. Traduzione: Astrospace.it

Per quanto riguarda il terzo candidato pianeta, quasi quattro volte più grande della Terra, non è stato possibile individuare un secondo transito dai dati di Kepler. Si aspettano conferme da altri telescopi.

Con questi ultimi pianeti individuati, si conclude la grande odissea di Kepler, durata oltre 9 anni, che ha portato alla scoperta di oltre 2700 pianeti extrasolari.

Kepler ci ha mostrato che ci sono più pianeti che stelle in una galassia, e una parte di loro hanno dimensioni simili alla Terra. Tutte queste scoperte hanno permesso di fare un passo in avanti nella scoperta di pianeti potenzialmente abitabili. E anche sull’origine del Sistema Solare stesso.

Qui l’articolo di Incha et al., pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Tags: EsopianetiKeplerpianeti extrasolariTelescopio spaziale

Potrebbe interessarti anche questo:

Render artistico del Neil Gehrels Swift Observatory della NASA. Credits: NASA’s Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab

Il telescopio spaziale Swift ha ripreso le osservazioni scientifiche, ma continua a perdere quota

Settembre 1, 2026
Liftoff del Falcon Heavy con a bordo il telescopio spaziale Nancy Grace Roman della NASA, il 30 agosto 2026.

Il Nancy Grace Roman Space Telescope è partito per lo spazio, a bordo di un Falcon Heavy

Agosto 30, 2026
Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Il candidato esopianeta scoperto attorno a KIC 9139163, una stella pulsante di tipo solare situata nella costellazione del Cigno. Credits: INAF/realizzata con AI Gemini

Scoperto un candidato esopianeta che non transita davanti alla sua stella

Agosto 26, 2026
Render artistico di CD-35 2722, un sistema stellare con un oggetto simile a una luna in orbita attorno a una nana bruna. Credits: ESO/M. Kornmesser

Trovata una possibile esoluna attorno a una nana bruna: potrebbe essere la prima mai scoperta

Luglio 22, 2026
Render artistico del gigante gassoso WD 1856 b, che è sopravvissuto alla morte della sua stella. Credits: NASA, ESA, CSA, R. Crawford (STScI)

Il James Webb ha osservato un pianeta sopravvissuto alla morte della sua stella

Luglio 2, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • Rappresentazione artistica di un fascio di fotoni ad altissima energia emessi dal GRB 221009A che attraversa lo spazio-tempo quantistico. Credits: Giorgio Galanti/Generato con IA

    Il fotone più energetico mai osservato da un lampo gamma potrebbe mettere alla prova la relatività di Einstein

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Tutto pronto per il lancio dei satelliti FLEX e Sentinel 3C con Vega-C

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Finalmente il razzo europeo Spectrum di Isar Aerospace ha raggiunto l’orbita per la prima volta

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • L’esperimento LZ ha rilevato un’interazione che potrebbe essere compatibile con la materia oscura

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Set 10
9:00 pm - 11:00 pm

Presentazione “La Guida completa ai razzi Falcon”

Set 23
Settembre 23 @ 9:30 am - Settembre 25 @ 6:30 pm

BEX (Beyond Exploration Expo)

Ott 3
4:30 pm - 6:00 pm

Presentazione “La Guida completa ai razzi Falcon”

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162