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La NASA ha dichiarato conclusa la missione MAVEN: la sonda non è più recuperabile

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Giugno 3, 2026
in Agenzie Spaziali, Esplorazione spaziale, NASA, News, Scienza, Sistema solare
Render artistico della missione Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN) della NASA in orbita attorno a Marte. Credits: NASA/GSFC

Render artistico della missione Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN) della NASA in orbita attorno a Marte. Credits: NASA/GSFC

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Il 3 giugno 2026 la NASA ha ufficialmente dichiarato conclusa la missione MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), una delle più importanti missioni scientifiche dedicate allo studio di Marte degli ultimi anni. Dopo oltre 11 anni trascorsi in orbita attorno al Pianeta Rosso, l’Agenzia ha confermato che la sonda non è più recuperabile e non sarà in grado di riprendere le operazioni scientifiche o di comunicazione.

L’ultimo contatto con MAVEN risale al 6 dicembre 2025, quando la sonda ha perso il segnale dopo essere transitata dietro Marte rispetto alla Terra. Prima di questo evento, tutti i sistemi risultavano funzionare regolarmente. Le successive analisi condotte attraverso il Deep Space Network (DSN) hanno però individuato frammenti di telemetria che indicavano una situazione anomala: la sonda era entrata in modalità di sicurezza e stava ruotando a una velocità insolitamente elevata.

Secondo le conclusioni preliminari del gruppo di revisione istituito dalla NASA, questa rotazione avrebbe causato il progressivo esaurimento delle batterie di bordo, fino allo spegnimento del sistema di comunicazione. In queste condizioni, nonostante i numerosi tentativi nel corso dei mesi, non è stato più possibile ristabilire un collegamento. Le indagini sulle cause originarie dell’anomalia proseguiranno ancora nei prossimi mesi, ma per l’Agenzia la missione è da considerarsi terminata.

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La perdita di MAVEN segna la fine di una missione che ha superato di oltre 10 anni la durata operativa prevista inizialmente. Lanciata nel novembre 2013 e arrivata su Marte nel settembre 2014, la sonda era stata progettata per operare per un solo anno marziano. Nel corso della sua vita operativa è diventata uno degli strumenti più importanti per comprendere come il pianeta abbia perso gran parte della propria atmosfera e, con essa, le condizioni che in passato potrebbero aver consentito la presenza di acqua liquida in superficie.

Undici anni per capire come Marte è diventato un deserto

MAVEN è stata la prima missione interamente dedicata allo studio dell’atmosfera superiore marziana, della ionosfera e delle interazioni tra il pianeta e il Sole. L’obiettivo principale era comprendere i meccanismi che, nel corso di miliardi di anni, hanno portato Marte a trasformarsi da un ambiente potenzialmente abitabile al mondo freddo e arido osservato oggi.

Tra i risultati più importanti ottenuti dalla missione vi è la dimostrazione che il vento solare e le tempeste solari accelerano significativamente la perdita atmosferica. MAVEN ha osservato direttamente come le particelle energetiche provenienti dal Sole interagiscono con gli strati più esterni dell’atmosfera marziana, contribuendo alla dispersione dei gas nello spazio.

La sonda ha poi scoperto nuove tipologie di aurore marziane, osservate in regioni molto più estese rispetto a quelle terrestri, e ha fornito la prima conferma diretta del fenomeno dello sputtering atmosferico, un processo attraverso il quale particelle energetiche espellono atomi e molecole dall’atmosfera del pianeta.

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Le aurore causate dalla recente tempesta solare su Marte, catturate dall'orbiter MAVEN sul lato notturno del pianeta nell'UV. Credits: NASA/Università del Colorado/LASP
Le aurore causate da una tempesta solare su Marte, catturate dall’orbiter MAVEN sul lato notturno del pianeta nell’UV. Credits: NASA/Università del Colorado/LASP

I dati raccolti hanno permesso anche di studiare gli effetti delle grandi tempeste di polvere globali, dimostrando che questi eventi possono trasportare vapore acqueo a quote elevate e favorire la perdita di acqua nello spazio. Nel complesso, la missione ha prodotto oltre 800 pubblicazioni scientifiche e continuerà a fornire dati agli studiosi per molti anni.

Oltre all’attività scientifica, MAVEN ha svolto un ruolo fondamentale nella rete di telecomunicazioni marziana della NASA, fungendo da ponte radio per l’invio verso la Terra dei dati raccolti dai rover presenti sulla superficie.

Il futuro dell’esplorazione marziana della NASA

Attualmente la NASA continua a operare diverse missioni nel sistema marziano, a partire da Mars Reconnaissance Orbiter, in orbita dal 2006 e ancora fondamentale per osservazioni scientifiche e telecomunicazioni. A questa si aggiungono la sonda Odyssey, attiva dal 2001 e detentrice del record di longevità attorno a Marte, e l’orbiter dell’ESA ExoMars Trace Gas Orbiter, che collabora anche nelle attività di relay dei dati e cui la NASA partecipa. Sulla superficie del pianeta continuano invece le operazioni dei rover Curiosity e Perseverance.

Con il programma Mars Sample Return in via di cancellazione, attualmente la NASA non ha nessuna missione pronta da inviare verso Marte. Lo scorso anno ha lanciato ESCAPADE a bordo di New Glenn, al di fuori della finestra di lancio per Marte, infatti la sonda si trova attualmente nello spazio e partirà per il Pianeta Rosso nell’autunno di quest’anno. La sonda avrà il compito di studiare l’atmosfera di Marte e le modalità con cui il vento solare interagisce con essa e la disperde nello spazio, quindi sarà una sorta di successore di MAVEN.

Il 24 marzo, durante l’evento “Ignition”, la NASA ha poi annunciato la missione Space Reactor-1 Freedom, la prima missione a propulsione nucleare elettrica verso Marte, che vorrebbe far partire alla fine del 2028. A bordo ci sarebbero i droni della missione Skyfall guidata dal JPL della NASA. Il tutto, però, è ancora in fase di progettazione.

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Tags: Esplorazione spazialeMartemavenNasaPianeta rosso

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