Quando vediamo i lanci spaziali, razzi grandi e piccoli partire per lo spazio, pensiamo a tante cose, una fra queste ai motori che li spingono verso l’orbita. Spesso però, non si pensa a come quei motori sono stati sviluppati e soprattutto testati, e a che sforzo industriale è stato produrli. In Italia c’è un’azienda che ha capito bene quanto difficile sia testare un motore spaziale, e lavora alle infrastrutture e ai sistemi di test, che permettono a motori, sottosistemi e lanciatori di essere sviluppati, provati e infine portati al volo.
Novaeka è forse uno dei casi meno visibili ma più interessanti della nuova filiera spaziale italiana: una realtà nata a Padova, cresciuta nel settore dell’ingegneria e oggi attiva in una nicchia molto strategica per l’Europa spaziale. Il suo lavoro riguarda soprattutto le test facility per motori a razzo, le strutture di lancio e, più recentemente, anche i componenti di volo.
A raccontarlo ad Astrospace è Marino Moro, CEO di Novaeka, con cui abbiamo parlato ai Veneto Space Meetings, un evento annuale che si svolge a Venezia, ormai importante punto di riferimento per il settore spaziale. Marino Moro, imprenditore da circa trent’anni, ha guidato diverse aziende, lavorato in settori differenti e osservato da vicino ecosistemi di innovazione come quello della Silicon Valley. In Novaeka è entrato nel 2019, contribuendo a portare una delle prime grandi commesse nel settore spaziale.
“Novaeka è un’azienda con sede a Padova, distribuita su tre sedi operative: l’headquarter nel centro della città, una sede operativa a circa 30 chilometri di distanza e un ufficio di rappresentanza a Houston, in Texas. L’azienda nasce formalmente tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 come società di ingegneria pura, senza un prodotto specifico già definito.”
In particolare, Novaeka sviluppava competenze legate alla fluidica, alla modellazione matematica di sistemi fisici complessi, al software e agli impianti a terra. Nel settore spaziale, uno dei primi ambiti di attività riguarda gli FGSE, i Fluid Ground Support Equipment: sistemi di supporto a terra che gestiscono fluidi, gas, propellenti o altri elementi necessari durante le fasi di test, integrazione e preparazione di veicoli o sottosistemi spaziali.
Il salto industriale arriva con Avio e con la progettazione della parte fluidica e criogenica dell’impianto SPTF, la Space Propulsion Test Facility di Perdasdefogu, in Sardegna. Da lì, Novaeka inizia a consolidare una posizione particolare: non solo progettazione, ma capacità di seguire e coordinare infrastrutture complesse.

“Tra il 2022 e il 2025 Novaeka ha attraversato una trasformazione molto importante. Siamo passati dall’essere una semplice azienda di ingegneria a diventare una design company e successivamente un prime contractor, quindi un general contractor capace di coordinare interamente la parte progettuale. Questo è avvenuto in diversi contesti, sia con Avio sia con altre realtà, come ad esempio The Exploration Company in Francia. Nel 2024 e 2025 abbiamo poi iniziato a operare anche come general contractor per le parti costruttive.”
È un passaggio importante. Nel settore spaziale europeo, soprattutto nella propulsione, il collo di bottiglia non è solo progettare un motore, una turbopompa o una camera di combustione. È anche poterli testare. Servono infrastrutture dedicate, sicure, compatibili con propellenti criogenici o sistemi ad alta pressione, capaci di raccogliere dati e supportare campagne di prova ripetute. In Italia, una struttura importante per questi test esiste solo in Sardegna.
In Europa mancano infrastrutture per testare motori e sistemi propulsivi e Novaeka sta costruendo una parte di questa filiera.
“Il core business storico di Novaeka nasce dalle strutture di test per motori a razzo. Oggi siamo l’unica azienda italiana specializzata in questo settore e una delle pochissime realtà europee, escluse strutture come il DLR, capaci di progettare infrastrutture di questo tipo. Proprio per questo, molti player europei che lavorano nella propulsione si affidano a Novaeka: da The Exploration Company ad ArianeGroup, passando per HyImpulse in Germania e altre aziende del settore.”
Accanto alle test facility, negli ultimi anni è cresciuto un secondo asse: le strutture di lancio. In questo caso si parla di GPM, Ground Proximity Means, cioè l’insieme delle infrastrutture che accompagnano il lanciatore fino al pad, supportandone integrazione, movimentazione, alimentazione e preparazione al lancio. È un ambito sempre più rilevante, soprattutto per il mercato europeo dei piccoli e medi lanciatori.

“Nel frattempo, grazie all’esperienza maturata con Avio e con altri partner industriali, abbiamo iniziato a sviluppare competenze anche sulle strutture di lancio. Parliamo di tutti gli impianti di Ground Proximity Means (GPM), quindi tutte le infrastrutture che accompagnano il lanciatore fino al launch pad dove viene integrato e posizionato.”
Su quali basi o infrastrutture di test avete lavorato recentemente?
“Più che lavorare su infrastrutture già esistenti, molte di queste le abbiamo progettate e costruite direttamente noi. A parte le infrastrutture del DLR, che restano il principale hub europeo per i test sui motori a razzo, e sono franco-tedesche, buona parte delle nuove infrastrutture europee dedicate alla propulsione vengono oggi progettate o sviluppate da Novaeka. Abbiamo lavorato in Sardegna, a Colleferro, in Spagna, in Francia, in particolare nell’area di Bordeaux, e in questo momento stiamo progettando anche per HyImpulse in Germania.”
Da questa esperienza è nato anche un prodotto proprietario?
“Da questa esperienza è nato anche un nostro prodotto proprietario: una test facility portatile fino a 10 tonnellate di spinta, progettata per testare sottosistemi, turbopompe, camere di combustione e motori. L’idea è quella di offrire una struttura completamente modulare, trasportabile e installabile senza opere civili permanenti.
Può essere trasportata via camion o treno, installata rapidamente e utilizzata grazie a un software avanzato di acquisizione e analisi dati. Dieci tonnellate di spinta non sono piccole: parliamo di sistemi adatti, ad esempio, ai terzi stadi dei lanciatori o a molte applicazioni nel settore della piccola propulsione.”

Come ha reagito il mercato a questa proposta?
“Abbiamo sviluppato questa proposta inizialmente in Europa, ma non abbiamo trovato un grande seguito perché molte aziende europee volevano realizzare strutture proprietarie. Negli Stati Uniti, invece, la risposta è stata molto diversa. Quando abbiamo presentato le nostre soluzioni a Colorado Springs, durante un evento di settore, il mercato americano ha reagito immediatamente con grande interesse. Era aprile e già ad agosto 2025 avevamo aperto il nostro ufficio negli Stati Uniti.”
L’apertura dell’ufficio a Houston è quindi una conseguenza diretta di questo interesse. Per Novaeka, gli Stati Uniti non rappresentano solo un mercato più grande, ma anche un ecosistema più rapido nell’assorbire soluzioni infrastrutturali modulari e commerciali. È un passaggio significativo per un’azienda italiana che lavora in una nicchia molto tecnica, ma che intercetta una domanda internazionale in crescita.
Quali sono oggi le principali linee di business di Novaeka?
“Riassumendo, oggi Novaeka opera su tre grandi linee di business: le test facility per motori a razzo, liquidi, solidi o ramjet, le strutture di lancio e i componenti di volo. Queste tre linee ci permettono di essere presenti sia nel mercato ground sia in quello flight. Quest’ultimo è particolarmente interessante perché esiste una forte carenza di aziende in grado di sviluppare componentistica di volo certificata: è un settore estremamente complesso, ma proprio per questo strategico.”
È forse questo il punto più interessante della traiettoria di Novaeka. L’azienda non resta confinata alle infrastrutture a terra, ma prova a spostarsi anche verso il segmento di volo, quello dei componenti destinati effettivamente ai razzi. È una transizione complessa, perché richiede certificazioni, processi industriali più rigorosi e un livello di affidabilità diverso. Ma è anche una delle aree dove la filiera europea ha più bisogno di nuovi attori specializzati.
Guardando ai prossimi anni, quale sviluppo del settore spaziale la entusiasma di più?
“Premetto che io sono profondamente innamorato di questo settore e credo che questa passione non si spegnerà fino all’ultimo giorno della mia vita. Uno dei programmi che mi emoziona di più è Artemis. Mi ha colpito molto Artemis II e in generale mi emoziona l’umanità che gli astronauti riescono a portare all’interno di missioni così complesse.
Il programma Artemis è importante perché riporta l’uomo sul nostro satellite in maniera sostenibile e continuativa. Non si tratta solo di esplorazione: significa sviluppare tecnologie, competenze, applicazioni e conoscenze che poi ricadono anche sulla vita sulla Terra.Tutto questo genera innovazione, alimenta sogni e passioni e crea strumenti che permettono all’uomo non solo di andare oltre il nostro pianeta, ma anche di comprenderlo meglio.”










