• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Anche le stelle Wolf-Rayet possono esplodere, e generare buchi neri

Un recente studio ha analizzato la supernova 2019hgp, studiandone i dati risalenti a poco dopo l'esplosione. I risultati sembrano compatibili con l'esplosione di una stella Wolf-Rayet, che ha perso il suo involucro esterno di elementi leggeri a causa dei forti eventi stellari. Se confermata, questa sarebbe la prima osservazione della supernova di una Wolf-Rayet. Inoltre, sembra che questa stella si sia lasciala alle spalle non una stella di neutroni, ma un buco nero.

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Febbraio 16, 2022
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Stella Wolf-Rayet

Una stella Wolf-Rayet e la sua nebulosa circostante. Credits: Hubble NASA/ESA

Condividi su FacebookTweet

All’incirca ogni secondo, una delle stelle osservabili nell’Universo muore in un’esplosione. Nonostante siano eventi piuttosto comuni, restano molte domande sul perché, quando e come accadono. Anche perché in alcuni casi le esplosioni, dette supernovae, sono decisamente atipiche. Per esempio, da decenni gli astronomi osservano il cielo alla ricerca di esplosioni di stelle Wolf-Rayet. Esse presentano spettri insoliti, poveri di idrogeno e ricchi di carbonio, ossigeno ed elio. Ciò è dovuto al fatto che a causa dei forti venti stellari, le Wolf-Rayet hanno perso il loro involucro più esterno e presentano il core esposto.

La mancanza di prove per una supernova Wolf-Rayet ha portato alcuni scienziati a supporre che, alla fine della loro vita, le stelle Wolf-Rayet non esplodano ma diventino buchi neri. Di recente invece, Avishay Gal-Yam del Weizmann Institute of Science di Israele e i suoi colleghi hanno completamente sradicato questa idea.

Il team ha riportato l’osservazione di una supernova, la 2019hgp, risalente all’8 giugno 2019, che sembra corrispondere alle aspettative per l’esplosione di una stella Wolf-Rayet. E le sorprese non finiscono qui: i loro dati indicano che dopo l’esplosione il resto della stella si è trasformato in un buco nero. Ciò suggerisce che la classe dei progenitori dei buchi neri è più grande di quanto si pensasse.

ANNUNCIO

Un Universo esplosivo, ma misterioso

Per ottenere informazioni sulle esplosioni stellari, gli astronomi hanno bisogno di dati sia sulla supernova che sulla stella originale, detta progenitrice. Tuttavia, ottenere informazioni sulla progenitrice è molto più complesso di comprendere le caratteristiche dell’evento esplosivo.

Una supernova rilascia una quantità enorme di luce, che può illuminare il materiale dentro e intorno alla stella. Tuttavia nel corso dell’esplosione ciò che rimane della stella sintetizza anche nuovi materiali, mascherando la composizione originale della progenitrice! Insomma, nonostante gli eventi esplosivi siano numerosi, è particolarmente difficile studiarli nel dettaglio. Anche studiando la supernova, la stella che era in origine è già distrutta.

Extreme Supernova
L’immagine mostra una meà specchiata della simulazione dell’interno di una stella supermassiccia di 55500 masse solari un giorno dopo l’inizio dell’esplosione. Credits: K.-J. Chen.

Wolf-Rayet: come studiare le stelle prima che esplodano

Prima degli anni 2000, il cielo veniva fotografato circa una volta al mese per poi essere scandagliato in cerca di eventi cosmici esplosivi. Quindi in media una supernova era rilevabile solo circa due settimane dopo il suo inizio, abbastanza a lungo da cancellare qualsiasi traccia della stella originale!

Di conseguenza, gli astronomi hanno cambiato il tempo di scatto dell’immagine, decidendo di scattare una foto al giorno. Una scala temporale molto più rapida, utile a catturare informazioni sulla composizione originale della stella e quindi identificare la progenitrice. Grazie a questa nuova tecnica, Gal-Yam e colleghi hanno sondato il cielo alla ricerca di stelle interessanti, in particolare di Wolf-Rayet.

ANNUNCIO

La supernova di una Wolf-Rayet

Il team di Gal-Yam ha individuato la supernova 2019hgp poco più di un giorno dopo l’esplosione. Gli spettri mostravano linee prominenti di carbonio, ossigeno e neon ma non di idrogeno o elio. L’analisi dell’effetto Doppler sulle linee spettrali, inoltre, indicava che il materiale rilevato si stava muovendo a velocità superiori a 1500 km/s. Tutti questi dati suggerivano che l’esplosione fosse stata originata da una stella massiccia ma compatta che conteneva gli elementi previsti per una stella di Wolf-Rayet.

In realtà ci si aspetta che sia ancora presente dell’elio, tra gli elementi della Wolf-Rayet. Se il tasso di perdita di massa causato dai venti solari è molto più alto del previsto, però, è possibile giustificare l’assenza di linee di elio. E ciò rende il risultato di Gal-Yam e colleghi particolarmente entusiasmante.

Stella Wolf-Rayet
Una stella Wolf-Rayet e la sua nebulosa circostante. Credits: Hubble NASA/ESA

Dalle Wolf-Rayet, possibili anche residui di buchi neri

Tuttavia c’è un altro aspetto di questo studio che intriga gli scienziati. Infatti, oltre a indicare che le stelle Wolf-Rayet possono esplodere nelle supernove, i dati implicano altre conseguenze per la comprensione del ciclo di vita di queste stelle.

Gal-Yam e i suoi colleghi stimano infatti che solo un decimo della massa della stella sia stato espulso durante l’esplosione, lasciando dietro di sé la maggior parte delle 10 masse solari della stella. Quella massa rimanente è troppo grande perché il resto abbia formato una stella di neutroni. Infatti, sia ​​la teoria che le osservazioni limitano le stelle di neutroni a meno di 2-3 masse solari. La massa residua si adatta invece a quella prevista per un piccolo buco nero!

Un residuo di buco nero è sorprendente. I modelli sugli eventi cosmici esplosivi, infatti, suggeriscono che tutte le supernove cosiddette “di successo” si lasciano dietro le stelle di neutroni. Se invece in alcuni casi le supernove producono buchi neri, allora i buchi neri potrebbero essere significativamente più abbondanti di quanto si pensasse in precedenza.

Lo studio completo, pubblicato su Nature, può essere trovato qui.

Continua a seguire Astrospace.it sul canale Telegram, sulla pagina Facebook, sul nostro canale Youtube e ovviamente anche su Instagram. Non perderti nessuno dei nostri articoli e aggiornamenti sul settore aerospaziale e dell’esplorazione dello spazio.

Tags: buchi neribuco neroOnde gravitazionaliStellewolf-rayet

Potrebbe interessarti anche questo:

Il prototipo Engineering Development Unit Telescope dei sei telescopi che la NASA dovrebbe fornire all'ESA per la missione LISA. Credits: NASA/Dennis Henry

La NASA ha affidato a L3Harris un nuovo telescopio di prova per la missione LISA dell’ESA

Ottobre 9, 2026
L'ammasso globulare Omega Centauri in un'immagine ottenuta dalla fotocamera WFI dell'Osservatorio La Silla. Credits: ESO

Il magnetismo potrebbe spiegare alcune anomalie chimiche negli ammassi globulari

Settembre 25, 2026
I ricercatori del team guidato da Jonathan Richardson testano un nuovo dispositivo di ottica adattiva progettato per rimodellare con precisione le superfici degli specchi principali dell'interferometro LIGO. Credits: Arnaud Pele/LIGO Laboratory

Una nuova tecnica potrebbe aumentare fino al 31% la sensibilità del prossimo aggiornamento di LIGO

Luglio 23, 2026
Foto di gruppo del team Einstein Telescope di Sardegna e Sassonia a Sos Enattos, in Sardegna, il 17 luglio 2026.

Einstein Telescope: Italia e Germania procederanno con una candidatura congiunta per due interferometri

Luglio 22, 2026
La galassia nana Sextans A osservata dal James Webb. Combinando le osservazioni del telescopio con modelli teorici, il team ha ricostruito la popolazione di stelle evolute della galassia e identificato le principali sorgenti di polvere cosmica in un ambiente che riproduce le condizioni delle prime galassie dell’universo. Credits: NASA/ESA/CSA/STScI, Janice Lee (NoirLab)

Il James Webb ha trovato le stelle che producevano polvere cosmica nell’Universo primordiale

Luglio 21, 2026
Dettaglio del mosaico realizzato da Euclid del centro della Via Lattea. A destra sono visibili dense nubi molecolari che oscurano parte della luce proveniente dal rigonfiamento galattico, mentre verso sinistra il numero di nubi diminuisce e appare più chiaramente la brillante popolazione stellare del bulge, la regione centrale della nostra Galassia. Credits: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, CFHT

Nel cuore della Via Lattea con Euclid. Ecco cosa ci racconta il secondo Quick Data Release

Giugno 24, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • starship starlink

    Oltre mille manovre evasive al giorno per i satelliti Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Ecco le prime immagini della Terra acquisite dai satelliti Eaglet II della costellazione italiana IRIDE

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Entro il 2026 saranno completati i 931 segmenti dello specchio primario dell’ELT

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • SpaceX verso una rete mobile Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162