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La prima fase di Starlink è quasi completata!

Non smette di crescere la costellazione di SpaceX e si avvicina la fine della prima fase del progetto. Ci vorrà ancora del tempo però prima che il servizio venga commercializzato ufficialmente.

Andrea D'Urso di Andrea D'Urso
Aprile 7, 2021
in News, Space economy, SpaceX
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Decima missione del 2021 per SpaceX, che porta in orbita i 60 satelliti di Starlink-23, accrescendo la costellazione per portare internet in tutto il mondo. Il Falcon 9 è partito dal pad numero 40 di Cape Canaveral quando in Italia erano le ore 18:34 del 7 aprile. Dopo poco più di un’ora dalla partenza, il secondo stadio ha rilasciato correttamente i satelliti a 297 km di altezza. Ora gli Starlink viaggeranno utilizzando i propri propulsori per raggiungere l’orbita definitiva a 550 km di altezza.

Nel frattempo, emergono nuove informazioni sullo stato della costellazione e sul futuro dell’intero programma. Nel video seguente il replay del lancio della missione Starlink-23.

Nuove informazioni

Il 6 aprile Gwynne Shotwell, COO e presidente di SpaceX, è stata ospite del LEO Digital Forum, durante la quale ha fatto il punto della situazione su Starlink. La costellazione ed il servizio di connessione sono ancora in fase beta e SpaceX non ha ancora stabilito una data per la fine del periodo di prova. La Shotwell ha dichiarato che i lavori da portare a termine sono ancora molti prima di arrivare alla commercializzazione vera e propria del servizio. SpaceX non ha ancora in orbita un numero di satelliti tale da garantire una copertura globale.

La prima fase della costruzione della costellazione Starlink prevede 1584 satelliti e con l’ultima missione ne sono stati lanciati in totale 1443. Questo numero però non rappresenta gli Starlink effettivamente in orbita, in quanto circa 67 satelliti sono rientrati per problemi tecnici. Per la copertura globale inoltre, in estate inizieranno anche le prime missioni per trasportare gli Starlink in orbita polare, dopo il primo test effettuato con Trasporter-1. Per quanto riguarda i costi, la Shotwell ha dichiarato che il prezzo per l’abbonamento sarà unico e non verrà suddiviso su diverse tariffe. Questo consentirà a SpaceX di avere una più facile gestione degli abbonamenti. Per i consumatori invece, ciò si traduce in una maggiore trasparenza e semplicità nella sottoscrizione del contratto di utilizzo.

A gravare maggiormente sul prezzo è il kit che ogni utente deve acquistare per potersi connettere con i satelliti. Attualmente viene venduto a 499 dollari, mentre a SpaceX la produzione di ogni kit ha un costo di circa 1500 dollari. Ad inizio produzione, per ogni terminale l’azienda di Musk doveva sborsare circa 3000 dollari, ma grazie a diversi miglioramenti sono riusciti a dimezzare i costi. Gwynne Shotwell ha dichiarato che SpaceX ha appena lanciato una nuova versione del terminale, che farà risparmiare ulteriori 200 dollari sulla produzione.

kit Starlink
Il kit necessario per utilizzare il servizio Starlink.

Aggiornamento per i beta tester

Tramite una mail a coloro che stanno già utilizzando il servizio di connessione satellitare, SpaceX ha comunicato come sta evolvendo il sistema. Starlink è attualmente attivo negli Stati Uniti ed in Canada, Regno Unito, Germania e Nuova Zelanda. L’azienda di Musk però ha attive delle sussidiarie in quasi tutti i paesi del mondo, compresa l’Italia, ed è in attesa di ricevere i permessi per la distribuzione delle parabole.

Il servizio di connessione sta dando ottimi risultati, ma nell’ultimo periodo alcuni utenti hanno riscontrato diverse interruzioni. Questo è dovuto ad una manutenzione che SpaceX sta effettuando sull’intera infrastruttura. I tecnici avevano rilevato un bug nella logica di rete che causava il blocco dell’elaborazione dei pacchetti di dati. L’unico modo per risolvere il problema era resettare il sistema, ma ora il bug è stato rimosso. Gli ingegneri hanno apportato diverse migliorie anche alle stazioni di terra, i Gateway, che nell’ultimo periodo hanno sperimentato diversi picchi di attività. Ciò è dovuto al maggior numero di utenti che stanno iniziando ad utilizzare Starlink per connettersi ad internet. SpaceX è già pronta per risolvere tale problema, ma è in attesa delle autorizzazioni dei vari stati per l’utilizzo di queste infrastrutture.

Altre migliorie software permettono anche di alleggerire il carico della rete, assegnando dinamicamente la larghezza di banda in base all’utilizzo dell’utente. Anche il sistema che gestisce le parabole presto verrà aggiornato, affinché queste possano connettersi con il satellite che fornisce il segnale migliore. Attualmente il passaggio da un satellite ad un altro comporta la perdita del segnale per un breve lasso di tempo. Scegliendo adeguatamente lo Starlink a cui agganciarsi, tale interruzione di segnale viene a ridursi e l’utente può usufruire di un servizio più fluido.

La nuova nave Shelia Bordelon di SpaceX.
La nuova nave Shelia Bordelon di SpaceX.ne

Settimo volo e modifica della flotta

In 27 giorni e 8 ore, SpaceX riesce a portare a termine due missioni con il medesimo Falcon 9, il B1058. Si tratta di uno dei recuperi più veloci di un booster e dimostra nuovamente quanto questi razzi siano affidabili. Questo Falcon 9, famoso per aver portato in orbita i primi astronauti che hanno viaggiato con la Dragon, ha terminato con successo il suo settimo volo. Come di consueto, il B1058 ha eseguito un atterraggio perfetto sulla Of Course I Still Love You dopo 8 minuti e mezzo dalla partenza.

Missione B1058

Data di lancio

Demo-2

30 maggio 2020

ANASIS-2

20 luglio 2020

Starlink-12

6 ottobre 2020

CRS-21

6 dicembre 2020

Transporter-1

24 gennaio 2021

Starlink-20

11 marzo 2021

Anche le due coperture che proteggevano il carico sono riutilizzate. Una di questa è addirittura alla sua quarta missione, in quanto ha volato durante il lancio di AMOS-17 e di due Starlink. Per l’altra copertura invece, questa è stata la seconda missione.

A recuperare queste componenti SpaceX ha schierato nuovamente la nave Shelia Bordelon, che isserà a bordo le coperture grazie alla sua gru. L’azienda di Musk ha rinunciato definitivamente alla cattura al volo di queste componenti, probabilmente perché non ritenuto vantaggioso in termini economici. Le coperture inoltre hanno subito diverse modifiche strutturali proprio per ammarare evitando che l’acqua danneggi la struttura e le componenti elettriche. Le due navi dotate di enormi reti, Ms. Tree e Ms. Chief, sono state private di tutte le componenti per effettuare la cattura al volo, per ritornare a far parte della flotta della Guice Offshore. Nel seguente video, infine, la separazione finale dei satelliti di Starlink-23:

Deployment of 60 Starlink satellites confirmed, completing SpaceX’s 10th mission this year pic.twitter.com/c15BveB3QE

— SpaceX (@SpaceX) April 7, 2021

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Tags: b1058costo parabolaFalcon 9settimo voloSpaceXstarlink

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