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La galassia morente in cui non potranno più nascere nuove stelle

ALMA ha osservato per la prima volta una galassia lontana che sta morendo: la massiccia emissione di gas freddo le sta facendo perdere la capacità di formare nuove stelle. Una scoperta sorprendente che getta una luce nuova sui meccanismi di evoluzione delle galassie.

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Gennaio 11, 2021
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
L'array di antenne che formano il telescopio ALMA, posto sulle montagne del Cile. Credits: ALMA/ESO.

L'array di antenne che formano il telescopio ALMA, posto sulle montagne del Cile. Credits: ALMA/ESO.

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Anche le galassie possono spegnersi, trasformandosi in oggetti ricchi di stelle antiche e non più in grado di formarne di nuove. Il modo in cui questo processo avviene è ancora oggetto di ricerca, ma i risultati di uno studio recente sembrano chiarirne alcuni aspetti.

Un team di ricercatori, analizzando alcuni set di dati di galassie ottenuti con ALMA (l’Atacama Large Millimiter/submillimiter Array, potente radiointerferometro in Cile) si è imbattuta per caso nell’osservazione durata pochi minuti di ID2299, una galassia massiccia distante 9 miliardi di anni luce da noi. Essa presentava una sorta di strascico di materiale in espulsione, che gli scienziati hanno riconosciuto essere una coda mareale: un flusso di stelle e gas che si estende nello spazio interstellare.

Andando ad analizzare ID2299 più nel dettaglio, si è visto che l’espulsione di gas sta avvenendo al tasso sorprendente di 10000 soli all’anno, facendole perdere il 46% del gas che sarebbe servito per formare nuove stelle. “Questa è la prima volta che osserviamo una galassia massiccia che sta per morire” spiega entusiasta Annagrazia Puglisi, ricercatrice alll’Università di Durham e per il CEA-Saclay a Parigi e autrice principale del nuovo studio. ID2299 cesserà gradualmente di creare nuove stelle, e in poche decine di milioni di anni si spegnerà.

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A differenza delle teorie finora conosciute, gli scienziati ritengono che la causa scatenante di questo fatto sia stata la collisione con un’altra galassia. “Assistere a un evento di così grande distruzione aggiunge un pezzo importante al complesso puzzle dell’evoluzione delle galassie” sono le parole di Chiara Circosta, ricercatrice all’University College di Londra che ha contribuito alla ricerca.

Un render della galassia IS2299 mentre espelle il gas dalla "coda marcale", risultata da una fusione con una precedente galassia. Credits: ESO/M. Kornmesser
Un render della galassia IS2299 mentre espelle il gas dalla “coda marcale”, risultata da una fusione con una precedente galassia. Credits: ESO/M. Kornmesser

Come muore una galassia?

>Le galassie sono delle enormi fabbriche che generano stelle a partire da grosse nubi di idrogeno molecolare. Iniziano a perdere questo potere nel momento in cui vengono a mancare quantitativi sufficienti di gas, perché esso viene espulso nello spazio interstellare. La velocità di emissione in media è di migliaia di chilometri al secondo.

Gli scienziati stanno studiando da tempo i meccanismi che spingono le galassie a cessare la loro attività. Finora, i risultati delle ricerche effettuate portavano a pensare che la massiccia emissione di gas fosse dovuta ai venti causati dalla formazione stellare e all’azione molto energetica dei buchi neri supermassicci presenti nel cuore delle galassie. Il nuovo studio effettuato grazie alle osservazioni con ALMA suggerisce invece un’altra soluzione: il team di scienziati ritiene che l’evento osservato sia stato innescato dalla collisione e fusione tra due galassie, responsabili di aver generato ID2299.

La coda mareale che ha permesso la scoperta

L’indizio che ha suggerito ai ricercatori la spiegazione dello spegnersi di ID2299 è la presenza della coda mareale. Quando due galassie orbitano l’una attorno all’altra, le forze di marea distorcono ciascuna galassia: l’interazione gravitazionale genera una coda, una sorta di lungo serpente di stelle che si estende nello spazio. Talvolta questo flusso di materiale è difficile da individuare a causa della scarsa luminosità, ma il team di scienziati guidati da A. Puglisi è riuscito a distinguere la struttura riconoscendola come una coda mareale.

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Questo lancio di gas freddo nello spazio fa perdere alle galassie la capacità di creare nuove stelle: viene a mancare la materia prima, quella di qui esse necessitano per mantenere attivi i lavori. Se prima si pensava che si trattasse di espulsioni generate dai venti stellari, ora i ricercatori ipotizzano che venti e code mareali potrebbero essere molto simili. Addirittura, forse molte emissioni di gas imputate ai venti osservate in studi precedenti erano in realtà code mareali generate dalla fusione di galassie, responsabili della cessazione dell’attività di queste fabbriche di stelle. “Questo potrebbe portarci a rivedere la nostra comprensione di come le galassie muoiono” riflette Emanuele Daddi, ricercatore del CEA-Saclay.

I ricercatori responsabili del progetto sono molto entusiasti dei risultati ottenuti. In futuro, potrebbero utilizzare ancora ALMA per effettuare osservazioni più dettagliate della massiccia emissione di gas di ID2299. E’ una galassia dellontano Universo, quindi ciò che osserviamo noi oggi risale all’epoca in cui esso aveva ‘solo’ 4.5 miliardi di anni; tuttavia, da un evento così singolare si sono potuti evincere nuovi indizi sui segreti nascosti nell’evoluzione di questi giganti del cielo. Un altro piccolo passo avanti per l’uomo nella trama intricata di enigmi che è il nostro Universo.

L’articolo completo: A titanic interstellar medium ejection from a massive starburst galaxy at z=1.4

Tags: AstrofisicaFusioneGalassia

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