Quando la missione Double Asteroid Redirection Test (DART) della NASA ha colpito l’asteroide Dimorphos nel settembre 2022, l’obiettivo era verificare se un impatto controllato potesse modificare l’orbita di un asteroide. Il test ha avuto successo: l’orbita di Dimorphos attorno al suo asteroide principale, Didymos, è stata accorciata di 33 minuti.
Ora un nuovo studio pubblicato il 6 marzo 2026 su Science Advances mostra che le conseguenze dell’impatto sono state ancora più ampie. L’urto non ha modificato soltanto il moto di Dimorphos attorno a Didymos, ma ha cambiato leggermente anche l’orbita dell’intero sistema asteroidale attorno al Sole.
Didymos e Dimorphos formano infatti un sistema binario: i due asteroidi orbitano uno attorno all’altro attorno a un centro di massa comune. In queste configurazioni, qualsiasi cambiamento nel movimento di uno dei due corpi può influenzare anche l’altro e, di conseguenza, la traiettoria complessiva del sistema nello spazio.
Le osservazioni raccolte dopo l’impatto indicano che il periodo orbitale del sistema attorno al Sole, circa 770 giorni, è cambiato di una frazione di secondo. È una variazione estremamente piccola, ma rappresenta la prima volta nella storia in cui un oggetto costruito dall’Umanità modifica in modo misurabile l’orbita di un corpo celeste attorno al Sole.
Il risultato conferma che la tecnica dell’”impattatore cinetico”, cioè colpire un asteroide con una sonda spaziale per modificarne la traiettoria, può essere uno strumento efficace per la difesa planetaria.
L’effetto dell’impatto e la spinta dei detriti
Dimorphos è un piccolo asteroide largo circa 170 metri che orbita attorno a Didymos, che invece misura circa 805 metri di diametro. Quando DART ha colpito Dimorphos a oltre 22.000 km/h, l’impatto ha espulso nello spazio una grande quantità di materiale roccioso.
Questi detriti non si sono limitati a disperdersi nello spazio. Trasportando con sé quantità di moto, hanno esercitato una spinta aggiuntiva sull’asteroide. Questo effetto, chiamato fattore di amplificazione della quantità di moto, ha aumentato l’efficacia dell’impatto. Secondo il nuovo studio, questo fattore è stato circa pari a 2. In altre parole, la spinta generata dal materiale espulso ha raddoppiato l’effetto prodotto dalla sola sonda.

Già le prime analisi della missione avevano mostrato che l’orbita di Dimorphos attorno a Didymos si era ridotta di 33 minuti rispetto alle circa 12 ore iniziali. La nuova ricerca dimostra però che l’espulsione di detriti è stata abbastanza intensa da alterare leggermente anche la traiettoria dell’intero sistema asteroidale attorno al Sole.
La velocità orbitale del sistema è cambiata di circa 11.7 micrometri al secondo. Una variazione quasi impercettibile, ma che nel lungo periodo può produrre deviazioni significative.
Come è stato misurato il cambiamento orbitale?
Per dimostrare che l’impatto aveva modificato l’orbita del sistema attorno al Sole, i ricercatori hanno dovuto misurare con grande precisione il movimento di Didymos nello spazio. Oltre alle osservazioni radar e ai dati raccolti da telescopi terrestri, un ruolo chiave è stato svolto dalle occultazioni stellari. Questo fenomeno avviene quando un asteroide passa esattamente davanti a una stella distante, bloccandone la luce per una frazione di secondo.
Misurando con precisione il momento in cui la luce della stella scompare e riappare, gli astronomi possono ricostruire posizione, velocità e forma dell’asteroide con grande accuratezza.
Tra ottobre 2022 e marzo 2025, una rete di astronomi professionisti e osservatori amatoriali in tutto il mondo ha registrato 22 occultazioni stellari del sistema Didymos-Dimorphos. Combinando questi dati con anni di osservazioni precedenti, i ricercatori sono riusciti a rilevare la piccola variazione dell’orbita attorno al Sole.
Le misure hanno anche permesso di affinare le stime sulla densità dei due asteroidi. Dimorphos sembra essere leggermente meno denso di quanto si pensasse, un risultato che rafforza l’ipotesi che si tratti di un asteroide rubble pile, cioè un corpo formato da frammenti di roccia accumulati nel tempo.
In futuro, nuove informazioni arriveranno anche dalla missione Hera mission dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che studierà da vicino il sistema Didymos-Dimorphos per comprendere nel dettaglio gli effetti dell’impatto di DART. L’arrivo di Hera a destinazione è previsto per ottobre 2026.
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