La missione New Horizons della NASA potrebbe dover interrompere le osservazioni con due degli strumenti utilizzati per studiare il vento solare, a partire dal prossimo mese. Il motivo non riguarda problemi alla sonda o agli strumenti, ma la mancanza dei circa 2 milioni di dollari all’anno necessari per sostenere queste attività.
I due strumenti sono SWAP (Solar Wind Around Pluto) e PEPSSI (Pluto Energetic Particle Spectrometer Science Investigation). Il primo misura le particelle a più bassa energia del vento solare, mentre il secondo osserva quelle più energetiche. Insieme hanno continuato a raccogliere dati anche dopo gli incontri con Plutone, nel 2015, e con Arrokoth, nel 2019.
New Horizons si trova oggi a circa 66 unità astronomiche dal Sole, cioè 66 volte la distanza media tra la Terra e la nostra stella e oltre il doppio della distanza di Plutone. Da questa posizione la sonda sta attraversando una regione dell’eliosfera che finora è stata esplorata pochissimo direttamente.
Tuttavia, per l’anno fiscale 2025 e 2026 non sarebbero stati erogati i 2 milioni di dollari previsti per mantenere attiva questa strumentazione, necessari a sostenere il personale che gestisce gli strumenti, scarica i dati e si occupa della loro analisi. In assenza di nuovi finanziamenti, il team prevede quindi di spegnere SWAP e PEPSSI. La decisione non comporterebbe lo spegnimento di New Horizons, che continuerebbe a operare con gli altri strumenti. Ma sarebbe comunque una perdita molto grande per la missione (e per la scienza).

Perché New Horizons può studiare una regione particolare dell’eliosfera?
L’eliosfera è la grande regione dello spazio dominata dal vento solare, il flusso di particelle cariche emesso continuamente dal Sole. Allontanandosi dalla nostra stella, questo flusso interagisce sempre più con il mezzo interstellare che circonda il Sistema Solare.
New Horizons sta misurando questa evoluzione lungo una traiettoria differente rispetto a quelle percorse dalle sonde Voyager 1 e Voyager 2. SWAP e PEPSSI possono anche osservare direttamente i cosiddetti pickup ions, atomi provenienti dallo spazio interstellare che entrano nell’eliosfera, vengono ionizzati e successivamente trascinati dal vento solare. Queste particelle contribuiscono a modificare progressivamente le proprietà del vento solare, nelle regioni più lontane.
La posizione della sonda diventerà particolarmente interessante avvicinandosi al termination shock, il confine nel quale il vento solare, fino a quel momento supersonico, rallenta bruscamente per effetto dell’interazione con il mezzo interstellare. New Horizons potrebbe attraversarlo nei prossimi anni, anche se la posizione di questo confine non è fissa e varia in funzione dell’attività del Sole.
Più lontano si trova invece l’eliopausa, che segna il limite esterno dell’eliosfera e oltre la quale inizia lo spazio interstellare. New Horizons potrebbe raggiungerla nel corso della sua lunga missione, ma non è possibile stabilire oggi quando avverrà. La sonda è ancora in buone condizioni e, secondo il Principal Investigator Alan Stern, potrebbe continuare a funzionare fino al 2050.
Cosa succederà a New Horizons?
Il problema dei finanziamenti di New Horizons non è nuovo. Negli anni scorsi era già emersa una discussione su quale divisione della NASA dovesse sostenere una missione nata per l’esplorazione planetaria ma che, dopo il passaggio nella Fascia di Kuiper, sta svolgendo anche ricerche di eliofisica.
La soluzione prevedeva che la divisione Planetary Science sostenesse la maggior parte delle operazioni, per circa 10 milioni di dollari all’anno, mentre Heliophysics avrebbe contribuito con circa 2 milioni per le osservazioni dell’eliosfera. Proprio quest’ultima parte del finanziamento non sarebbe stata fornita per gli anni fiscali 2025 e 2026, secondo quanto riportato l’1 settembre su Science. James “Jim” Green, ex Chief Scientist in NASA, ha organizzato una petizione per evitare lo spegnimento dei due strumenti di New Horizons, che ammonta al momento a più di 400 firme.
L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha risposto in un post su X che l’Agenzia sta verificando la questione, sottolineando però come la maggior parte dell’investimento nella missione sia già stata sostenuta e mostrandosi favorevole, in generale, a continuare a ottenere risultati scientifici quando questo richiede costi relativamente contenuti, ma ricordando anche che la NASA dovrà valutare quali missioni continuare a finanziare oltre la loro vita operativa prevista, per liberare risorse da destinare a nuovi programmi scientifici.











