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Il telescopio spaziale SPHEREx ha osservato l’attività della cometa interstellare 3I/ATLAS

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Febbraio 5, 2026
in Agenzie Spaziali, Astronomia e astrofisica, NASA, News, Scienza, Sistema solare
Osservazioni del telescopio spaziale SPHEREx della cometa interstellare 3I/ATLAS. Credits: NASA/JPL-Caltech

Osservazioni del telescopio spaziale SPHEREx della cometa interstellare 3I/ATLAS. Credits: NASA/JPL-Caltech

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A dicembre 2025, il telescopio spaziale SPHEREx della NASA ha osservato la cometa interstellare 3I/ATLAS, uno degli oggetti più rari e interessanti che abbia attraversato il Sistema Solare. In essa, SPHEREx ha rilevato la presenza di molecole organiche come metanolo, metano e cianuro, insieme a un aumento significativo della luminosità dell’oggetto.

SPHEREx osserva il cielo nell’infrarosso suddividendo la luce in 102 bande spettrali distinte, ognuna corrispondente a una precisa lunghezza d’onda. Questo permette di identificare la firma chimica di moltissime sostanze, come gas, ghiacci e composti organici, analizzando come assorbono o emettono luce in ciascuna di queste bande. A differenza di un’immagine tradizionale, SPHEREx produce una mappa spettrale dell’intero cielo, utile per riconoscere la composizione di oggetti anche molto lontani.

Le osservazioni di SPHEREx mostrano che l’attività della cometa non ha raggiunto il picco nel momento di massimo avvicinamento al Sole, ma alcune settimane dopo. Questo ritardo sarebbe dovuto al fatto che il calore solare ha impiegato tempo a raggiungere l’interno del nucleo, dove si trovavano ghiacci e materiali organici intrappolati. Una volta riscaldati, questi elementi sono stati rilasciati nello spazio, arricchendo la nube di gas attorno al nucleo della cometa (la chioma) e modificandone la composizione.

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Secondo i ricercatori, questi materiali erano rimasti sigillati per miliardi di anni sotto una crosta formata durante il viaggio interstellare, e SPHEREx ha potuto rilevarli nel momento in cui sono stati esposti.

Attività in aumento dopo il perielio

Anche se il massimo riscaldamento di una cometa avviene nel momento di massimo avvicinamento al Sole, l’attività di sublimazione può verificarsi anche successivamente. È quanto osservato nel caso di 3I/ATLAS. A dicembre 2025, circa due mesi dopo il perielio raggiunto il 29 ottobre 2025, SPHEREx ha rilevato un’intensa emissione di acqua, anidride carbonica, monossido di carbonio e particelle solide, indicando una forte attività di superficie.

La presenza di molecole organiche e frammenti rocciosi suggerisce che il calore solare ha raggiunto regioni interne del nucleo, provocando l’eruzione di materiale che non era mai stato esposto allo spazio. Gli scienziati pensano che l’oggetto avesse sviluppato una crosta esterna compatta, modificata nel tempo dai raggi cosmici. La rottura di questa crosta avrebbe permesso la liberazione di tutte le sostanze primitive rilevate da SPHEREx.

Un dettaglio importante riguarda la composizione della coda di polveri. SPHEREx ha rilevato una coda corta e irregolare, segno che la cometa stava emettendo frammenti di dimensioni relativamente grandi, superiori a quelli tipici delle comete attive. Questi frammenti sono troppo massicci per essere spinti via dalla pressione della radiazione solare, e tendono quindi a rimanere vicini al nucleo.

Osservazioni del telescopio spaziale SPHEREx della cometa interstellare 3I/ATLAS. Credits: NASA/JPL-Caltech
Osservazioni del telescopio spaziale SPHEREx della cometa interstellare 3I/ATLAS. Credits: NASA/JPL-Caltech

SPHEREx e le osservazioni interstellari non programmate

La cometa 3I/ATLAS è stata scoperta l’1 luglio 2025 dal sistema ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) in Cile. Le sue caratteristiche orbitali e la velocità elevata hanno portato i ricercatori a classificarla come oggetto interstellare. La traiettoria non legata gravitazionalmente al Sole e l’elevata inclinazione orbitale infatti indicano un’origine esterna al Sistema Solare.

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L’osservazione di questo oggetto non era tra gli obiettivi primari della missione SPHEREx, lanciata nel marzo 2025. Il telescopio opera in orbita terrestre bassa con un’inclinazione quasi polare, osservando sistematicamente il cielo in infrarosso. Il suo scopo principale è studiare l’origine dell’Universo e la distribuzione di ghiacci e materiali organici nella Via Lattea. Tuttavia, la configurazione dello strumento ha permesso di documentare il passaggio di 3I/ATLAS con un dettaglio spettrale utile anche per analisi cometarie.

Questo tipo di dati, raccolti in modo non programmato, rappresentano un valore aggiunto per lo studio dei corpi interstellari. Sicuramente le osservazioni di SPHEREx contribuiranno a confrontare la composizione chimica di questi oggetti con quella delle comete del Sistema Solare, offrendo così una finestra sulle condizioni chimico-fisiche dei sistemi planetari di origine.

Addio, 3I/ATLAS

Dopo aver attraversato il Sistema Solare interno e aver superato il perielio, la cometa 3I/ATLAS è ora in fase di allontanamento. Attualmente si trova tra 2 e 3 Unità Astronomiche (1 UA è circa 150 milioni di km, la distanza Terra-Sole) dal Sole, e continua a dirigersi verso le regioni più esterne del Sistema Solare.

A marzo 2026 3I/ATLAS passerà a circa 0.36 unità astronomiche da Giove, un incontro ravvicinato che potrebbe modificarne leggermente la traiettoria. Nei mesi successivi proseguirà il suo cammino verso l’esterno, incrociando l’orbita di Saturno a luglio, quella di Urano nell’aprile 2027 e infine quella di Nettuno nel 2028.

La traiettoria della cometa interstellare 3I/ATLAS. Credits: NASA/JPL-Caltech
La traiettoria della cometa interstellare 3I/ATLAS. Credits: NASA/JPL-Caltech

Dopo questo lungo passaggio attraverso il Sistema Solare, 3I/ATLAS continuerà la sua corsa verso lo spazio interstellare. Prima di abbandonare definitivamente la nostra regione galattica, transiterà attraverso la Nube di Oort, dove termineranno le osservazioni dirette. I telescopi professionali, sia da Terra sia in orbita, continueranno a monitorarla finché sarà visibile, osservandola via via rimpicciolirsi e affievolirsi fino a scomparire dal campo visivo.

Quando l’ultima immagine, forse del telescopio spaziale Hubble o del James Webb, mostrerà un cielo privo della sua presenza, inizierà l’attesa per il prossimo oggetto interstellare. E, con le capacità attuali di sorveglianza e monitoraggio automatizzati, è probabile che non dovremo aspettare a lungo. Soprattutto con l’inizio delle operazioni del Vera C. Rubin Observatory.

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Tags: 3I/ATLAScometa interstellareoggetto interstellareSistema solareSPHERExTelescopio spaziale

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