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Un raro evento astronomico potrebbe essere una “superkilonova”, qualcosa di mai visto prima

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Dicembre 17, 2025
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Illustrazione artistica di una superkilonova: una stella massiccia esplode in una supernova, da cui nascono due stelle di neutroni che si fondono in una kilonova, generando onde gravitazionali e gli elementi più pesanti dell’Universo, come oro e platino. Credits: Caltech/K. Miller and R. Hurt (IPAC)

Illustrazione artistica di una superkilonova: una stella massiccia esplode in una supernova, da cui nascono due stelle di neutroni che si fondono in una kilonova, generando onde gravitazionali e gli elementi più pesanti dell’Universo, come oro e platino. Credits: Caltech/K. Miller and R. Hurt (IPAC)

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Un nuovo segnale di onde gravitazionali rilevato il 18 agosto 2025 potrebbe essere legato a un fenomeno astronomico mai osservato fino ad oggi: una superkilonova, cioè un’esplosione che combina le caratteristiche di una kilonova e di una supernova. A suggerirlo è un gruppo internazionale di astronomi guidato da Mansi Kasliwal, che ha pubblicato uno studio al riguardo su The Astrophysical Journal Letters.

Le kilonovae sono esplosioni che avvengono quando due stelle di neutroni, oggetti estremamente densi, si scontrano. La più famosa finora è quella associata all’evento GW170817 del 2017, osservata sia in onde gravitazionali che in luce visibile. Le supernovae, invece, sono esplosioni più comuni, che segnano la fine della vita di una stella massiccia.

Nel caso del nuovo evento, chiamato AT2025ulz, gli osservatori LIGO e Virgo hanno rilevato onde gravitazionali provenienti da una possibile fusione tra due oggetti compatti. Poco dopo, i telescopi sulla Terra (a partire dal Zwicky Transient Facility insieme ad diversi altri osservatori) hanno individuato una sorgente luminosa che sembrava simile alla kilonova del 2017: era rossa e si affievoliva rapidamente, come ci si aspetta da un’esplosione ricca di elementi pesanti come l’oro.

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Ma dopo pochi giorni, la luce ha cominciato a cambiare: è diventata più blu e ha mostrato segni chiari della presenza di idrogeno, una caratteristica tipica delle supernovae. Questo comportamento insolito ha portato i ricercatori a ipotizzare un doppio evento: prima una supernova, poi una kilonova.

Un’esplosione potrebbe averne nascosta un’altra?

Secondo gli autori dello studio, l’ipotesi più interessante è che una stella molto massiccia sia esplosa come supernova, generando due piccole stelle di neutroni. Queste due nuove stelle, formatesi in seguito alla supernova, potrebbero aver orbitato una attorno all’altra per qualche ora, fino a fondersi. La fusione avrebbe così prodotto una kilonova, proprio mentre il materiale della supernova era ancora in espansione.

Illustrazione artistica di una superkilonova: una stella massiccia esplode in una supernova, da cui nascono due stelle di neutroni che si fondono in una kilonova, generando onde gravitazionali e gli elementi più pesanti dell’Universo, come oro e platino. Credits: Caltech/K. Miller and R. Hurt (IPAC)
Illustrazione artistica di una superkilonova: una stella massiccia esplode in una supernova, da cui nascono due stelle di neutroni che si fondono in una kilonova, generando onde gravitazionali e gli elementi più pesanti dell’Universo, come oro e platino. Credits: Caltech/K. Miller and R. Hurt (IPAC)

Questa sequenza di eventi potrebbe spiegare perché la luce osservata si è comportata in modo diverso rispetto alla kilonova del 2017. Secondo i ricercatori, la supernova sarebbe avvenuta per prima, ma la sua luce non sarebbe stata subito dominante. Nelle ore successive, la fusione delle due stelle di neutroni avrebbe prodotto una kilonova, caratterizzata da un’emissione rossa e in rapido indebolimento, dovuta alla formazione di elementi molto pesanti.

Nei giorni successivi, mentre la kilonova si spegneva, è emersa la luce della supernova, che ha iniziato a dominare l’emissione complessiva. Questo ha causato un nuovo aumento di luminosità, un passaggio a colori più blu e la comparsa di idrogeno negli spettri, segnali tipici delle supernovae. In questo scenario, quindi, la kilonova non sarebbe avvenuta prima della supernova, ma sarebbe stata osservata per prima, perché più luminosa nelle fasi iniziali e meno coperta dal materiale in espansione.

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Anche le onde gravitazionali danno un indizio importante: almeno uno degli oggetti coinvolti nella fusione aveva una massa inferiore a quella di una normale stella di neutroni. Secondo alcuni modelli teorici, è possibile che una stella in rapida rotazione possa collassare e formare due stelle di neutroni più piccole, che poi si fondono in tempi molto brevi.

Tutto questo rende AT2025ulz un candidato interessante per quello che potrebbe essere un nuovo tipo di fenomeno astrofisico: la superkilonova, un evento finora solo ipotizzato, ma mai osservato direttamente.

Un’ipotesi da confermare

Nonostante l’ipotesi della superkilonova sia affascinante, gli autori dello studio sottolineano che non ci sono ancora prove definitive. Per questo, sarà importante osservare e analizzare molti altri eventi simili in futuro. Le kilonovae, infatti, possono essere facilmente confuse con supernovae comuni, soprattutto se la loro luce è nascosta da altri materiali.

Strumenti come il Zwicky Transient Facility (ZTF) hanno un ruolo centrale nell’individuare eventi luminosi rapidi e particolari. In futuro, osservatori ancora più sensibili come il Vera C. Rubin Observatory o il telescopio spaziale Nancy Grace Roman permetteranno di trovare e studiare più facilmente fenomeni simili, anche in fasi molto iniziali.

Capire meglio come nascono le stelle di neutroni e come si fondono è fondamentale per sapere come si formano gli elementi più pesanti dell’Universo, come l’oro o il platino. Per farlo, serviranno osservazioni coordinate tra telescopi ottici, strumenti per onde gravitazionali e, in futuro, anche osservazioni nei raggi X e UV.

Anche se non possiamo ancora confermare di aver visto una superkilonova, l’evento AT2025ulz mostra comunque quanto l’Universo possa essere più complesso di quanto pensassimo. E quanto sia importante avere strumenti capaci di osservare tutti i segnali disponibili.

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Tags: EsplosioneinterferometriakilonovaStellesuperkilonovasupernova

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