• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

La crosta di Venere potrebbe essere più sottile del previsto

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Maggio 12, 2025
in Agenzie Spaziali, Astronomia e astrofisica, NASA, News, Scienza, Sistema solare
Vista globale della superficie di Venere, centrata a 180 gradi di longitudine est, in un mosaico radar della missione Magellan della NASA. Credits: NASA/JPL-Caltech

Vista globale della superficie di Venere, centrata a 180 gradi di longitudine est, in un mosaico radar della missione Magellan della NASA. Credits: NASA/JPL-Caltech

Condividi su FacebookTweet

Venere, spesso definito il “gemello rovente” della Terra per dimensioni e composizione, continua a sorprendere i planetologi. Un nuovo studio finanziato dalla NASA ha analizzato in dettaglio lo spessore e la dinamica della crosta venusiana, introducendo un modello che cambia il modo in cui si interpreta l’evoluzione geologica del pianeta.

Secondo la ricerca, la crosta di Venere avrebbe uno spessore medio di circa 40 km, con un massimo di 65 km. Questi valori sono inferiori rispetto a quanto si pensava finora, considerando che Venere non mostra segni evidenti di tettonica a placche come avviene sulla Terra. Sulla nostra pianeta, infatti, i movimenti delle placche permettono alla crosta di rinnovarsi, controllandone lo spessore e alimentando il ciclo geodinamico attraverso processi di subduzione. Venere, invece, possiede una crosta monolitica, priva di grandi strutture di convergenza tra placche.

La nuova ipotesi avanzata dallo studio propone che, man mano che la crosta cresce, la sua base diventi talmente densa da sprofondare nel mantello sottostante o fondersi, generando così un processo di metamorfismo in grado di restituire materiale all’interno del pianeta. Questo processo potrebbe essere un meccanismo alternativo per mantenere attiva la geologia di Venere.

ANNUNCIO
Composizione e spessore della crosta venusiana determinati mediante modellazione petrologica per composizioni basaltiche e alcaline e gradienti termici di 5-25 °C/km. La linea tratteggiata gialla indica lo spessore massimo della crosta, definito da un'inversione di densità per il gradiente termico di 5 °C/km (A) o da una fusione per gradienti termici di 10-25 °C/km (B-E). L'inizio della fusione della crosta e del mantello è indicato dal magma ascendente (rosso). Credits: Semprich et al. 2025
Composizione e spessore della crosta venusiana determinati mediante modellazione petrologica per composizioni basaltiche e alcaline e gradienti termici di 5-25 °C/km. La linea tratteggiata gialla indica lo spessore massimo della crosta, definito da un’inversione di densità per il gradiente termico di 5 °C/km (A) o da una fusione per gradienti termici di 10-25 °C/km (B-E). L’inizio della fusione della crosta e del mantello è indicato dal magma ascendente (rosso). Credits: Semprich et al. 2025

Un pianeta senza placche, ma non senza dinamiche interne

Il fulcro dello studio risiede nella proposta di un meccanismo che, pur in assenza di tettonica a placche, consente a Venere di mantenere un ciclo interno attivo. In condizioni terrestri, quando una placca scivola sotto un’altra, le rocce più profonde subiscono un aumento di pressione e temperatura, trasformandosi: questo è il metamorfismo, spesso legato all’attività vulcanica. A Venere, lo stesso processo avviene non per subduzione, ma per la densificazione e successivo collasso della base crostale.

La crosta venusiana, crescendo in spessore, raggiunge un punto critico in cui il materiale alla base diventa instabile. Secondo i modelli, questo materiale può quindi staccarsi e affondare nel mantello, oppure fondere a causa delle elevate temperature interne del pianeta. Entrambi i processi portano alla liberazione di elementi e acqua che, reintegrandosi nel mantello, potrebbero innescare la produzione di magma e, potenzialmente, fenomeni vulcanici.

Questo meccanismo di “autorinnovamento” interno sfida l’idea che solo la tettonica a placche sia in grado di guidare la geodinamica di un pianeta roccioso. L’attività vulcanica di Venere, ancora poco compresa ma ipotizzata in base a dati termici e spettroscopici, potrebbe quindi essere sostenuta proprio da questo processo interno di metamorfismo crostale.

Verso nuove missioni su Venere

Per verificare le ipotesi proposte dal nuovo modello geologico, sarà fondamentale ottenere dati diretti dalla superficie e dall’interno di Venere. Proprio per studiarlo, nei prossimi anni diverse agenzie spaziali lanceranno una nuova generazione di missioni dedicate all’esplorazione del pianeta.

ANNUNCIO

DAVINCI (Deep Atmosphere Venus Investigation of Noble gases, Chemistry, and Imaging) della NASA sarà la prima missione a tentare un attraversamento completo dell’atmosfera venusiana da parte di una sonda. L’obiettivo è quello di analizzare la composizione chimica dei gas atmosferici e raccogliere immagini ad alta risoluzione durante la discesa, permettendo di ricostruire anche le relazioni tra atmosfera e superficie.

Rappresentazione artistica del procedimento di discesa della strumentazione a bordo della sonda DAVINCI. Credits: NASA/GSFC
Rappresentazione artistica del procedimento di discesa della strumentazione a bordo della sonda DAVINCI. Credits: NASA/GSFC

Parallelamente, la missione VERITAS (Venus Emissivity, Radio Science, InSAR, Topography, and Spectroscopy) mapperà la superficie del pianeta usando un radar ad apertura sintetica e strumenti spettroscopici. Questi dati saranno essenziali per identificare aree di recente attività vulcanica, variazioni nella composizione della crosta e possibili tracce di metamorfismo attivo.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) contribuirà con EnVision, il cui lancio è previsto per il 2031. Questa missione combinerà radar e spettrometri per studiare la struttura interna del pianeta, la sua superficie e l’atmosfera in modo integrato. EnVision permetterà di confrontare l’evoluzione geologica di Venere con quella della Terra, fornendo indizi cruciali sul perché due pianeti così simili abbiano seguito traiettorie così diverse.

Anche la Cina ha in programma una missione per il recupero di campioni di Venere, nel suo piano di esplorazione del Sistema Solare.

Con queste missioni, Venere diventerà uno dei laboratori naturali più interessanti per testare nuove teorie sulla dinamica interna dei pianeti rocciosi, e sui processi che regolano la loro evoluzione geologica e atmosferica.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, è reperibile qui.

Capitol Building

Vuoi tenerti aggiornato su tutte le ultime notizie
sullo spazio e la sua esplorazione?

Agli iscritti a ORBIT ogni settimana inviamo due newsletter: il venerdì la Astro Newsletter, che tratta le notizie di esplorazione scientifica dello spazio, astronomia e astrofisica, e il sabato la Space Newsletter, che tratta di space economy, lunar economy ed esplorazione umana dello spazio.



© 2025 Astrospace.it Tutti i diritti riservati. Questo articolo può essere riprodotto o distribuito integralmente solo con l’autorizzazione scritta di Astrospace.it o parzialmente con l’obbligo di citare la fonte.
Tags: crostageologiaNasaSistema solareTerraVenere

Potrebbe interessarti anche questo:

Il lander lunare Griffin-1 durante i test pre-lancio a fine agosto 2026. Credits: NASA/JPL-Caltech

Il lander lunare Griffin-1 ha completato i test ambientali in vista del lancio

Ottobre 13, 2026
Il rover Perseverance della NASA, su Marte dal 2021. Credits: NASA/JPL

Perseverance ha superato Opportunity nel record di distanza percorsa su un altro mondo

Ottobre 13, 2026
Il prototipo Engineering Development Unit Telescope dei sei telescopi che la NASA dovrebbe fornire all'ESA per la missione LISA. Credits: NASA/Dennis Henry

La NASA ha affidato a L3Harris un nuovo telescopio di prova per la missione LISA dell’ESA

Ottobre 9, 2026
Render del Mercury Planetary Orbiter di BepiColombo vicino a Mercurio. Credits: ESA/ATG medialab. Mercurio: NASA/JHUAPL/CIW

Lo strumento SIMBIO-SYS a bordo di BepiColombo ha ottenuto la sua prima luce nello spazio

Ottobre 6, 2026
Il payload europeo MPAc (MoonLIGHT Pointing Actuator) che volerà sulla Luna a bordo della missione IM-3. Credits: ESA/P. Firme

La missione IM-3 di Intuitive Machines porterà sulla Luna un nuovo retroriflettore europeo nel 2027

Ottobre 5, 2026
Un primo piano del modello ingegneristico della sonda di discesa di DAVINCI, fotografato prima dei test termici condotti per verificare la capacità della struttura di proteggere gli strumenti dalle temperature estreme di Venere. Credits: NASA/Mike Guinto

La NASA ha testato un modello della sonda DAVINCI alle temperature di Venere

Ottobre 5, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • starship starlink

    Oltre mille manovre evasive al giorno per i satelliti Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Ecco le prime immagini della Terra acquisite dai satelliti Eaglet II della costellazione italiana IRIDE

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Entro il 2026 saranno completati i 931 segmenti dello specchio primario dell’ELT

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • SpaceX verso una rete mobile Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162