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Il James Webb ha studiato nel dettaglio la complessa atmosfera di un esopianeta senza stella

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Marzo 4, 2025
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Rappresentazione artistica di come potrebbe essere l'oggetto isolato di massa planetaria SIMP 0136 sulla base delle recenti osservazioni del telescopio spaziale James Webb e delle precedenti osservazioni di Hubble, Spitzer e di numerosi telescopi terrestri. Credits: NASA, ESA, CSA e Joseph Olmsted (STScI)

Rappresentazione artistica di come potrebbe essere l'oggetto isolato di massa planetaria SIMP 0136 sulla base delle recenti osservazioni del telescopio spaziale James Webb e delle precedenti osservazioni di Hubble, Spitzer e di numerosi telescopi terrestri. Credits: NASA, ESA, CSA e Joseph Olmsted (STScI)

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Il telescopio spaziale James Webb ha rivelato dettagli senza precedenti sull’atmosfera di un oggetto celeste solitario, noto come SIMP J01365663+0933473 (SIMP0136). Questo corpo celeste, situato a circa 20 anni luce dalla Terra, ha una massa circa 13 volte superiore a quella di Giove e si colloca al confine tra la classificazione di pianeta gigante e nana bruna.

L’analisi dettagliata dell’atmosfera di SIMP0136, ottenuta grazie agli strumenti avanzati del Webb, ha messo in luce una composizione chimica complessa, con la presenza di vapore acqueo, metano e anidride carbonica, oltre a una forte variabilità atmosferica.

Le nuove osservazioni forniscono indizi fondamentali per comprendere la natura di questi oggetti vaganti nello spazio, noti anche come pianeti orfani o stelle mancate.

Un enigma cosmico per il Webb: pianeta vagabondo o stella mancata?

Uno degli aspetti più affascinanti di SIMP0136 è la sua natura ancora incerta. Gli astronomi lo considerano un oggetto di massa planetaria, ma la sua classificazione è ambigua. Con una massa circa 13 volte quella di Giove, si trova al limite massimo teorico per un pianeta gigante gassoso. Se avesse una massa appena superiore, potrebbe essere considerato una nana bruna, un tipo di oggetto celeste che non è riuscito a raggiungere la massa necessaria per avviare la fusione dell’idrogeno nel suo nucleo e diventare una stella.

Le nane brune sono generalmente meno massiccie delle stelle e più massiccie dei pianeti. Una nana bruna diventa una stella se la sua pressione interna è abbastanza alta da iniziare la fusione nucleare, il processo che fa brillare le stelle. Credits: NASA/JPL-Caltech
Le nane brune sono generalmente meno massiccie delle stelle e più massiccie dei pianeti. Una nana bruna diventa una stella se la sua pressione interna è abbastanza alta da iniziare la fusione nucleare, il processo che fa brillare le stelle. Credits: NASA/JPL-Caltech

A differenza della maggior parte dei giganti gassosi conosciuti, che orbitano attorno a stelle, SIMP0136 è un corpo isolato nello spazio, senza alcuna stella madre visibile nelle vicinanze. Gli scienziati ipotizzano due possibili origini per questo oggetto: potrebbe essere una nana bruna giovane, formatasi isolatamente come una piccola stella fallita, oppure un pianeta espulso dal suo sistema originario, forse a causa di interazioni gravitazionali con altri corpi massicci.

Un altro elemento che rende SIMP0136 particolarmente interessante è la sua età. Fa parte di un gruppo stellare noto come Associazione di AB Doradus, che ha circa 200 milioni di anni. Questa età relativamente giovane suggerisce che l’oggetto potrebbe aver mantenuto caratteristiche atmosferiche ancora in evoluzione, rendendolo un candidato ideale per studi sulla formazione planetaria e stellare.

Atmosfera turbolenta e variabilità luminosa

Uno degli aspetti più straordinari rivelati dal James Webb riguarda l’atmosfera estremamente dinamica di SIMP0136. Studi precedenti avevano già rilevato variazioni di luminosità, suggerendo la presenza di nubi in movimento. Ora, grazie agli strumenti avanzati del JWST, gli scienziati hanno potuto analizzare queste variazioni con una precisione senza precedenti.

Le osservazioni si sono concentrate su due rotazioni complete dell’oggetto, che avvengono in un periodo di circa 2.4 ore terrestri. I dati mostrano una significativa variabilità atmosferica, con strati nuvolosi che si spostano e si trasformano nel tempo. Questo suggerisce che SIMP0136 possiede una meteorologia turbolenta, simile a quella osservata su Giove e Saturno, ma con caratteristiche uniche.

Il James Webb ha osservato le variazioni di luminosità di SIMP 0136 in tre diverse lunghezze d'onda dell'infrarosso vicino, registrando 5726 spettri in circa 3 ore di osservazione. Queste variazioni, misurate dallo strumento NIRSpec, sono attribuite alla presenza di strati atmosferici complessi, con nubi profonde di particelle di ferro, nubi più alte di silicati e zone calde e fredde ad alta quota, che ruotano entrando e uscendo dal campo visivo. Credits: NASA, ESA, CSA, and Joseph Olmsted (STScI)
Il James Webb ha osservato le variazioni di luminosità di SIMP 0136 in tre diverse lunghezze d’onda dell’infrarosso vicino, registrando 5726 spettri in circa 3 ore di osservazione. Queste variazioni, misurate dallo strumento NIRSpec, sono attribuite alla presenza di strati atmosferici complessi, con nubi profonde di particelle di ferro, nubi più alte di silicati e zone calde e fredde ad alta quota, che ruotano entrando e uscendo dal campo visivo. Credits: NASA, ESA, CSA, and Joseph Olmsted (STScI)

L’analisi spettrale dell’atmosfera ha rivelato la presenza di vapore acqueo (H₂O), metano (CH₄) e anidride carbonica (CO₂), insieme a indizi di altre molecole complesse. La scoperta dell’anidride carbonica è particolarmente significativa, poiché offre nuove prospettive sulla chimica atmosferica degli oggetti di massa planetaria. Inoltre, la variabilità osservata potrebbe essere il risultato di cambiamenti nella temperatura e nella composizione chimica delle nuvole, suggerendo processi atmosferici attivi.

Le informazioni raccolte dal Webb su SIMP0136 rappresentano un enorme passo avanti nella comprensione degli oggetti di massa planetaria isolati. Grazie a studi come questo, gli astronomi potranno affinare i modelli teorici sulla formazione ed evoluzione di pianeti e stelle, e forse risolvere il mistero che circonda questi enigmatici vagabondi cosmici.

Lo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, è reperibile qui.

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Tags: AtmosferaEsopianetiJames WebbJames Webb Space Telescopepianeti extrasolaristella

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