Alcune osservazioni recenti del telescopio spaziale Hubble hanno mostrato una grande struttura atmosferica a dieci lati attorno al Polo Sud di Saturno. Questo decagono si trova all’interno di una delle correnti a getto nell’atmosfera del pianeta, e sembra essere diventato sempre più evidente negli ultimi anni. È la prima volta che una struttura regolare come questa viene osservata nell’emisfero sud di Saturno.
Il confronto più immediato è con il famoso esagono presente al Polo Nord, che è stato osservato per la prima volta dalle sonde Voyager oltre quarant’anni fa e che si è mantenuto nel tempo, venendo studiato poi anche da Cassini e Hubble. Al Polo Sud, invece, non era mai stata identificata una struttura così, e le osservazioni della missione Cassini tra il 2004 e il 2017 non avevano mostrato la presenza di una formazione persistente.
Le prime indicazioni del decagono risalgono ai dati raccolti da Hubble nel 2023, ma inizialmente la struttura era poco evidente. Nel 2024 alcuni astronomi hanno riconosciuto una debole ondulazione nelle immagini ottenute da Terra, diventata più riconoscibile nelle osservazioni dell’anno successivo. Il gruppo di ricerca ha quindi riesaminato le immagini di Hubble raccolte nell’ambito del programma OPAL, che da oltre dieci anni osserva le atmosfere dei pianeti esterni.
La sequenza di osservazioni indica che il decagono potrebbe essersi formato recentemente, oppure che una struttura precedentemente troppo debole per essere identificata stia diventando più marcata. Al momento non è ancora chiaro perché questo stia avvenendo.
Cosa sappiamo del decagono di Saturno
La struttura è centrata attorno a 63 gradi di latitudine sud ed è inserita in una corrente a getto, cioè una fascia dell’atmosfera nella quale i venti scorrono rapidamente lungo una determinata direzione.
Inoltre, non si tratta soltanto della forma assunta dalle nubi visibili sulla sommità dell’atmosfera. Hubble ha osservato Saturno a diverse lunghezze d’onda, che permettono di vedere differenti quote dell’atmosfera. Il decagono compare a più livelli, anche se la sua posizione apparente cambia leggermente a seconda della lunghezza d’onda utilizzata. Questo indica che questa struttura atmosferica si sviluppa anche verticalmente.
Rimane da capire il meccanismo che mantiene la forma a dieci lati e, soprattutto, se la struttura riuscirà a conservare questa forma nel tempo. L’esagono settentrionale rappresenta infatti un fenomeno particolarmente stabile, rimasto riconoscibile nonostante i cambiamenti stagionali dell’atmosfera di Saturno. Non sappiamo ancora se il decagono avrà un comportamento simile.

Questo rende molto importanti le prossime osservazioni. Se la struttura a decagono si è effettivamente formata negli ultimi anni, gli astronomi potrebbero seguirne l’evoluzione, invece di osservarla soltanto quando ha già raggiunto una configurazione stabile, come nel caso dell’esagono.
Le prime indicazioni sono arrivate anche da Terra
L’identificazione del decagono è stata possibile combinando osservazioni spaziali e immagini ottenute da Terra. Con il procedere delle stagioni di Saturno, infatti, il Polo Sud è diventato progressivamente più visibile dal nostro pianeta.
Nel 2024 Agustín Sánchez-Lavega dell’Università dei Paesi Baschi, insieme agli astronomi amatoriali Trevor Barry e Jean-Paul Oger, aveva notato una debole struttura ondulata nelle immagini raccolte attraverso il Planetary Virtual Observatory Laboratory, un archivio che comprende osservazioni dei pianeti realizzate da diversi osservatori terrestri. Nel 2025 la geometria a dieci lati era diventata più evidente.
Il team ha quindi utilizzato le osservazioni di Hubble per verificare il fenomeno con una risoluzione maggiore e ricostruirne l’evoluzione. Tornando indietro nei dati è stato possibile riconoscere la struttura già nelle immagini del 2023.
Gli astronomi continueranno ora a monitorare il Polo Sud con Hubble e anche con il James Webb, confrontando poi le osservazioni con i modelli dell’atmosfera di Saturno. L’obiettivo sarà capire quale processo abbia prodotto il decagono e verificare se nei prossimi anni continuerà a rafforzarsi, cambierà forma, oppure scomparirà.
Il risultati sono stati pubblicati in uno studio su Science Advances, reperibile qui.











