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Trovato il quasar più luminoso e in rapida crescita di sempre

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Febbraio 19, 2024
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Rappresentazione artistica del quasar da record J059-4351, il più luminoso mai osservato. Credits: ESO/M. Kornmesser

Rappresentazione artistica del quasar da record J059-4351, il più luminoso mai osservato. Credits: ESO/M. Kornmesser

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A 12 miliardi di anni luce da qui si trova un oggetto celeste sorprendentemente luminoso, denominato J0529-4351. In passato, un’analisi automatizzata dei dati del satellite Gaia dell’ESA l’aveva identificato come una stella.

L’anno scorso, utilizzando le osservazioni del telescopio ANU da 2.3 metri presso l’Osservatorio di Siding Spring in Australia, i ricercatori avevano accertato la sua natura di quasar, uno degli oggetti più energetici dell’Universo.

Ora, grazie ai dati dello spettrografo X-shooter installato sul Very Large Telescope (VLT) dell’ESO (European Southern Observatory), gli astronomi hanno caratterizzato più nel dettaglio questo quasar così brillante. Hanno così confermato la sua natura, e mostrato che si tratta del più luminoso mai scoperto.

Questo non è però l’unico record, perché la massa del buco nero supermassiccio al centro di questo quasar cresce l’equivalente di almeno un Sole al giorno. Ciò lo rende il buco nero con la crescita più rapida trovato fino a oggi.

Un quasar così luminoso non si era mai visto

I quasar sono nuclei galattici attivi estremamente luminosi, costituiti da un buco nero supermassiccio centrale e da un vasto disco di accrescimento, formato da materiale che vortica attorno al buco nero centrale e che un po’ alla volta vi precipita dentro.

Trovare quasar richiede dati osservativi precisi, provenienti da vaste aree del cielo. Si compiono per questo indagini particolarmente ampie, che implicano enormi quantità di dati, vagliati poi da algoritmi di machine-learning. Tali algoritmi aiutano gli astronomi nell’analisi e nel distinguere i quasar da altri tipi di oggetti.

Tuttavia, questi modelli vengono addestrati su dati esistenti, il che limita i potenziali candidati a oggetti simili a quelli già noti. Se un nuovo quasar fosse più luminoso di tutti quelli osservati in precedenza, il programma potrebbe rifiutarlo e classificarlo invece come una stella non troppo distante dalla Terra.

In particolare, J0529-4351 ha una massa di 17 miliardi di volte quella del nostro Sole e si nutre con poco più di un Sole al giorno, cosa che lo rende l’oggetto più luminoso dell’Universo conosciuto.

Immagine creata a partire da dati del Digitized Sky Survey 2, che nel riquadro mostra la posizione del quasar da record J0529-4351 in un'immagine del Dark Energy Survey. Credits: ESO/Digitized Sky Survey 2/Dark Energy Survey
Immagine creata a partire da dati del Digitized Sky Survey 2, che nel riquadro mostra la posizione del quasar da record J0529-4351 in un’immagine del Dark Energy Survey. Credits: ESO/Digitized Sky Survey 2/Dark Energy Survey

La materia attirata verso il buco nero centrale emette così tanta energia che J0529-4351 è oltre 500 trilioni di volte più luminoso del Sole. E tutta la luce proviene da un disco di accrescimento che misura sette anni luce di diametro: secondo i ricercatori, si tratta del disco di accrescimento più grande dell’Universo. Sette anni luce equivalgono a circa 15mila volte la distanza dal Sole all’orbita di Nettuno.

Il futuro con GRAVITY+ e ELT

Un oggetto come questo è un obbiettivo perfetto per il futuro aggiornamento dello strumento GRAVITY+ installato sul VLT. Si tratta di uno strumento progettato per misurare con accuratezze la massa dei buchi neri, compresi quelli lontani dalla Terra.

Inoltre, l’ELT (Extremely Large Telescope) dell’ESO, un telescopio di 39 metri di diametro in costruzione nel deserto cileno di Atacama, renderà ancora più fattibile l’identificazione e la caratterizzazione di tali oggetti.

Potrebbe trovare sempre più quasar simili a questo, aiutandoci a far luce su alcuni dei misteri dell’Universo primordiale a cui appartengono. Tra questi, il modo in cui essi e le galassie che li ospitano si sono formati ed evoluti.

Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, è reperibile qui.

Tags: buco nero supermassicciodisco di accrescimentoquasaruniverso

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