Rocket Lab ha sviluppato, in collaborazione con la NASA, un braccio robotico pensato per muoversi in autonomia lungo la struttura di un veicolo spaziale. A differenza dei bracci robotici tradizionali, fissati in un punto, potrà spostarsi da una posizione all’altra e lavorare in assenza di gravità o in gravità ridotta, per svolgere riparazioni, aggiornamenti e assemblaggi.
Il braccio debutterà nella missione Fly Foundational Robots (FFR) della NASA, una dimostrazione tecnologica il cui lancio è previsto alla fine del 2027.
Il braccio è stato realizzato da Rocket Lab Robotics, la divisione nata dall’acquisizione di Motiv Space Systems, azienda californiana comprata da Rocket Lab a maggio di quest’anno. Motiv ha già una certa esperienza nel settore: è l’azienda che ha costruito il braccio robotico del rover Perseverance, con cui il rover preleva i campioni su Marte. Lo sviluppo del nuovo braccio è stato finanziato dal programma Small Business Innovation Research (SBIR) della NASA.
Cosa farà in orbita
La missione FFR si svolgerà in orbita terrestre bassa, dove il veicolo farà da piattaforma per una serie di dimostrazioni robotiche. Uno degli obiettivi principali è verificare se il braccio è in grado di riparare o aggiornare un sistema spaziale installando in orbita un componente modulare, una cosiddetta Orbital Replacement Unit. Si tratta di un passo importante verso il servicing, l’assemblaggio e la produzione autonoma nello spazio, cioè la possibilità di riparare, rifornire o costruire veicoli spaziali direttamente in orbita.
La NASA non sarà solo il finanziatore. I suoi ingegneri saranno il primo “Guest Roboticist” della missione: useranno un software dedicato per controllare il braccio ed eseguire altre operazioni. In futuro la NASA vuole aprire questo ruolo anche ad aziende, università ed enti governativi, e ha già lanciato una competizione, la Space Roboticist challenge, per permettere ai gruppi accademici di candidarsi a controllare il braccio nello spazio.
Il veicolo di FFR avrà anche meccanismi di aggancio, per incontrare in futuro altri veicoli con nuovi carichi utili. Secondo la NASA, questa capacità apre la strada a diverse missioni successive, dalla costruzione di infrastrutture in orbita fino al supporto dell’esplorazione dello spazio profondo.











