L’azienda francese Safran Reosc, filiale di Safran Electronics & Defense, prevede di completare entro la fine del 2026 la produzione dei 931 segmenti dello specchio primario dell’Extremely Large Telescope (ELT) dell’European Southern Observatory (ESO). Il contratto, assegnato dall’ESO nel 2017, è entrato ora nella fase finale.
L’ELT è attualmente in costruzione sul Cerro Armazones, in Cile, e sarà il più grande telescopio ottico mai realizzato. Il suo specchio primario, M1, da 39 metri raccoglierà molta più luce rispetto agli attuali grandi telescopi terrestri, permettendo osservazioni più dettagliate di oggetti deboli e lontani. Sarà formato da 798 segmenti esagonali in vetroceramica ZERODUR, ciascuno largo circa 1.5 metri. Gli altri 133 elementi prodotti serviranno come segmenti di ricambio, così da poter sostituire temporaneamente quelli che dovranno essere rimossi per manutenzione.
Realizzare uno specchio di queste dimensioni come un singolo elemento non sarebbe praticabile. Per questo M1 è stato suddiviso in centinaia di segmenti che, una volta montati e allineati, dovranno comportarsi come un’unica superficie ottica.
Safran Reosc si occupa anche della lucidatura con precisione nanometrica, dell’integrazione meccatronica e dei test dei segmenti. L’azienda è coinvolta anche nella realizzazione degli altri quattro specchi dell’ELT, con responsabilità diverse che vanno dalla lucidatura alla produzione di alcuni componenti ottici.
Una linea di produzione dedicata ai segmenti dell’ELT
Per realizzare in serie un numero così elevato di componenti ottici, Safran Reosc ha investito 30 milioni di Euro nella modernizzazione di un edificio da circa 5000 metri quadrati nel sito di Poitiers, inaugurato nel 2020.
La linea è stata progettata per automatizzare una parte consistente del processo produttivo. Tra le tecnologie utilizzate ci sono la lucidatura a fascio ionico senza contatto, sistemi digitali di metrologia per verificare la forma delle superfici e un sistema RFID per identificare e seguire ogni segmento durante le diverse fasi della produzione.
Il punto più delicato è mantenere caratteristiche ottiche molto simili tra centinaia di segmenti prodotti in serie. Ogni elemento deve rispettare tolleranze estremamente ridotte perché, una volta installato sul telescopio, dovrà essere allineato con gli altri e contribuire alla stessa superficie riflettente.

Tecnologie che verranno riutilizzate
Con la produzione dei segmenti M1 ormai vicina al completamento, Safran Reosc punta a utilizzare le capacità sviluppate per l’ELT anche in altri settori dell’ottica spaziale.
Secondo l’azienda, l’impianto di Poitiers potrà essere impiegato per aumentare la produzione di grandi specchi, filtri, lenti e altri componenti ottici destinati a satelliti e costellazioni. Le stesse tecnologie produttive potranno essere utilizzate anche per strumenti ottici destinati ad applicazioni militari.
Nel caso dell’ELT, la fase attuale riguarda il vicino completamento di una delle componenti più complesse del telescopio. Una volta terminata la produzione dei 931 elementi, il lavoro proseguirà con l’installazione e l’allineamento dei segmenti del primario sul telescopio in Cile, insieme al completamento degli altri sistemi ottici necessari per le future osservazioni.











