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Il telescopio Subaru ha osservato cambiamenti nella composizione della cometa interstellare 3I/ATLAS

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Aprile 15, 2026
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza, Sistema solare
La cometa interstellare 3I/ATLAS osservata dal telescopio Subaru a dicembre 2025. Credits: NAOJ

La cometa interstellare 3I/ATLAS osservata dal telescopio Subaru a dicembre 2025. Credits: NAOJ

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Anche a distanza di mesi dal suo massimo avvicinamento alla Terra, le osservazioni della cometa interstellare 3I/ATLAS (C/2025 N1) continuano a offrire nuove informazioni sulla sua struttura interna e sull’evoluzione dei materiali che la compongono.

Un team di ricerca guidato da Yoshiharu Shinnaka del Koyama Space Science Institute della Kyoto Sangyo University ha utilizzato il telescopio Subaru per studiare l’oggetto il 7 gennaio 2026, non molto dopo il suo passaggio al perielio (ovvero il punto della sua orbita più vicino al Sole).

Analizzando i colori della chioma, la nube di gas e polveri che circonda il nucleo della cometa, gli astronomi sono riusciti a stimare il rapporto tra anidride carbonica (CO₂) e acqua (H₂O). Questo parametro è importante perché il gas osservato nella chioma proviene direttamente dal nucleo e quindi riflette, almeno in parte, la sua composizione.

I risultati mostrano un rapporto CO₂/H₂O significativamente più basso rispetto a quanto indicato da osservazioni precedenti effettuate con telescopi spaziali, quando la cometa si trovava prima del perielio. Un cambiamento che suggerisce che la composizione del materiale rilasciato dalla cometa non sia costante nel tempo.

Lo studio, pubblicato su The Astronomical Journal, mostra che il riscaldamento dovuto al passaggio vicino al Sole può modificare il modo in cui i gas vengono rilasciati.

Un nucleo con composizione variabile

Il confronto tra le osservazioni effettuate prima e dopo il perielio è stato fondamentale per interpretare questi risultati. Quando la cometa si avvicina al Sole, l’aumento della temperatura provoca la sublimazione dei ghiacci presenti nel nucleo. Non tutti i materiali reagiscono allo stesso modo, però: alcune sostanze evaporano più facilmente, mentre altre restano intrappolate fino a quando il riscaldamento non diventa più intenso.

Il rapporto più basso tra CO₂ e acqua osservato dal telescopio Subaru suggerisce che, dopo il perielio, il materiale che emerge dalla cometa provenga da regioni diverse rispetto a quelle attive in precedenza. In altre parole, gli strati superficiali e quelli più interni del nucleo potrebbero avere composizioni differenti.

Il rapporto tra due specifiche emissioni luminose dell’ossigeno (una nella banda verde e una in quella rossa) nella cometa interstellare 3I/ATLAS, confrontato con lo stesso valore misurato in diverse comete del Sistema Solare e in altri oggetti studiati in precedenza. Credits: Shinnaka et al. 2026
Il rapporto tra due specifiche emissioni luminose dell’ossigeno (una nella banda verde e una in quella rossa) nella cometa interstellare 3I/ATLAS, confrontato con lo stesso valore misurato in diverse comete del Sistema Solare e in altri oggetti studiati in precedenza. Credits: Shinnaka et al. 2026

Questa interpretazione sarebbe coerente con l’idea che il nucleo di 3I/ATLAS non sia omogeneo. Durante il passaggio ravvicinato al Sole, l’erosione degli strati esterni può esporre materiali più profondi, modificando così la composizione della chioma osservata.

Nuove prospettive per lo studio degli oggetti interstellari

La cometa 3I/ATLAS è un caso di particolare interesse perché ha origine al di fuori del Sistema solare. Questo permette agli astronomi di confrontare direttamente oggetti che si sono formati attorno ad altre stelle con quelli nati nel nostro sistema planetario.

Il team ha applicato tecniche sviluppate nello studio delle comete del Sistema Solare, dimostrando che questi metodi possono essere estesi anche agli oggetti interstellari. Secondo Shinnaka, l’aumento delle capacità osservative nei prossimi anni, grazie ai nuovi telescopi di survey come il Vera C. Rubin Observatory, porterà alla scoperta di un numero sempre maggiore di questi oggetti.

Analizzando la composizione e l’evoluzione di oggetti come 3I/ATLAS, sarà possibile raccogliere informazioni sui processi di formazione dei planetesimi e dei pianeti in ambienti stellari diversi. Le variazioni osservate nella chioma di 3I/ATLAS, quindi, non sono solo un fenomeno locale, ma un indizio molto più ampio sulle condizioni chimiche e fisiche in cui questi oggetti si sono formati…

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Tags: 3I/ATLAScometa interstellareoggetto interstellareSubaruTelescopio

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