Il Vera C. Rubin Observatory ha iniziato ufficialmente il Legacy Survey of Space and Time (LSST), la grande campagna osservativa che per dieci anni mapperà il cielo australe con una frequenza e una profondità senza precedenti. Dalla sua posizione in Cile, l’osservatorio tornerà sugli stessi punti del cielo ogni poche notti, costruendo una sorta di film dell’Universo in evoluzione.
L’annuncio arriva oggi, 30 giugno 2026, dopo la presentazione delle prime immagini il 23 giugno 2025, la fase finale di messa a punto e i mesi di revisione operativa dei sistemi. Ora Rubin è entrato nella fase scientifica principale, con l’obbiettivo di osservare stelle variabili, supernovae, asteroidi, comete, galassie lontane e fenomeni transienti che cambiano luminosità o posizione nel tempo.
Il cuore dell’osservatorio è la sua camera da 3200 megapixel, la più grande fotocamera digitale astronomica mai costruita, capace di acquisire una nuova immagine dettagliata circa ogni 40 secondi. Ogni notte Rubin produrrà circa 10 terabyte di dati e fino a 7 milioni di alert, cioè segnalazioni automatiche di cambiamenti nel cielo che potranno essere analizzate rapidamente dagli astronomi di tutto il mondo.
Un cielo osservato più volte, per dieci anni
La forza di Rubin non sta solo nella qualità delle singole immagini, ma nella ripetizione delle osservazioni. Ogni regione del cielo australe verrà osservata circa 800 volte nel corso della survey. Questo permetterà di seguire fenomeni lenti, rari o imprevedibili, impossibili da studiare con osservazioni isolate.
Il risultato sarà un archivio enorme: miliardi di oggetti e trilioni di misure, rilasciati progressivamente alla comunità scientifica. Questi dati serviranno a studiare l’evoluzione delle galassie, la distribuzione della materia oscura e il ruolo dell’energia oscura nell’espansione accelerata dell’Universo.
Rubin sarà anche uno strumento fondamentale per l’astronomia multi-messaggera. Quando rileverà eventi improvvisi, come esplosioni stellari, buchi neri attivi o possibili controparti ottiche di onde gravitazionali, potrà inviare rapidamente alert ad altri osservatori, permettendo di seguire questi fenomeni prima che svaniscano.

A caccia di asteroidi
Rubin sarà anche il più potente strumento mai costruito per censire il Sistema Solare. Acquisendo circa mille immagini ogni notte, potrà individuare milioni di asteroidi e comete, compresi oggetti vicini alla Terra e corpi trans-nettuniani, situati nelle regioni più esterne del Sistema Solare.
Già durante le prime survey di ottimizzazione, in appena un mese e mezzo, Rubin ha scoperto oltre 11 000 nuovi asteroidi, tra cui 33 oggetti near-Earth e 380 trans-nettuniani. Con l’avvio della survey principale, questo ritmo di scoperta diventerà parte della normale attività dell’osservatorio.
Alla fine dei dieci anni, Rubin avrà prodotto la più completa mappa dinamica del cielo mai ottenuta. Non sarà soltanto un catalogo di oggetti, ma un archivio del loro cambiamento nel tempo: una nuova base di partenza per studiare l’Universo, dal Sistema Solare alle strutture cosmiche più grandi.











