A quasi sette anni dal Grande Oscuramento, Betelgeuse è tornata in gran parte alle condizioni precedenti. La sua atmosfera, però, non è affatto tranquilla. Secondo un nuovo studio pubblicato su The Astronomical Journal, la forma degli strati più esterni della supergigante rossa di Orione cambia nel tempo in modo coerente con il passaggio di Siwarha, la stella compagna individuata negli ultimi anni, che orbiterebbe così vicino da attraversarne l’atmosfera estesa.
Lo studio si basa su osservazioni radio raccolte tra il 2021 e il 2026 con il Karl G. Jansky Very Large Array (VLA), nel New Mexico, e con l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), in Cile. Osservare Betelgeuse nelle onde radio permette di studiare gli strati di gas che si estendono ben oltre la sua superficie visibile, cioè la fotosfera.
Ricordiamo che tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 Betelgeuse aveva raggiunto la luminosità più bassa registrata in oltre un secolo di osservazioni. Le analisi successive, tra cui quelle di Hubble, avevano attribuito il fenomeno a una grande espulsione di materiale dalla superficie della stella, che raffreddandosi aveva formato una nube di polvere capace di schermarne in parte la luce.
Un’atmosfera tornata alla normalità
Già nel 2019, prima dell’oscuramento, gli stessi autori avevano notato che l’atmosfera estesa di Betelgeuse era insolitamente fredda alle lunghezze d’onda radio. L’ipotesi era che un’onda d’urto, partita dai moti convettivi all’interno della stella, avesse perturbato il gas degli strati esterni. Le nuove misure mostrano che quella fase si è conclusa. A una distanza dal centro pari a circa 2.7 volte il raggio della stella, il gas ha di nuovo una temperatura di circa 3500 kelvin, simile a quella della superficie.
ALMA ha permesso di osservare anche le regioni più vicine alla superficie. Qui il team ha individuato uno strato in cui la temperatura scende fino a circa 2200 kelvin, oltre mille gradi in meno rispetto alla fotosfera. Si tratta della cosiddetta molsphere, un involucro di gas molecolare che si trova tra la superficie visibile e la cromosfera, lo strato più caldo sopra di essa. La sua esistenza era già stata ipotizzata grazie alle osservazioni nell’infrarosso, ma raramente era stata osservata in modo così diretto nelle onde radio.
Le tracce di Siwarha
Il risultato più interessante riguarda però la compagna. L’esistenza di Siwarha era stata proposta nel 2024 per spiegare un ciclo di variazione della luminosità di Betelgeuse lungo circa 2100 giorni, quasi sei anni. Da allora sono arrivati diversi indizi: nel 2025 un primo debole segnale con il telescopio Gemini North, a gennaio di quest’anno una scia di gas denso nell’atmosfera della supergigante osservata con Hubble, e a luglio la prova più convincente finora, ottenuta con lo strumento SPHERE del Very Large Telescope.
Nelle onde radio Siwarha è troppo debole per essere vista direttamente. I ricercatori ne hanno quindi cercato gli effetti su Betelgeuse, misurando in momenti diversi la forma della regione che emette onde radio. Ne è emerso che Betelgeuse appare più allungata quando Siwarha dovrebbe trovarsi alla massima distanza apparente dalla stella, e più circolare quando dovrebbe passarle davanti o dietro. Secondo gli autori, quindi, la compagna non influenzerebbe solo la luminosità della supergigante, ma anche la struttura fisica della sua atmosfera.
Per ora si tratta di indizi. Per confermarli servirà seguire Betelgeuse lungo una parte più ampia dell’orbita di Siwarha e osservarla a frequenze radio finora poco esplorate. Un’occasione importante arriverà nel 2027, quando la compagna dovrebbe passare di nuovo davanti alla supergigante, vista dalla Terra.











