Il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo grande osservatorio spaziale della NASA, è partito con successo per lo spazio, a bordo di un Falcon Heavy di SpaceX. Il lancio è avvenuto il 30 agosto 2026 alle 13:26 italiane, dal complesso di lancio 39A del Kennedy Space Center.
Ha così inizio il lungo viaggio del Roman, in parte considerato l’erede del telescopio spaziale Hubble. La missione porta il nome di Nancy Grace Roman, prima responsabile dell’astronomia della NASA e figura chiave nello sviluppo dei grandi osservatori spaziali. Grazie al suo impegno nel promuovere e sostenere quello che sarebbe poi diventato il telescopio Hubble, è ricordata ancora oggi come la “madre di Hubble”. Oggi il telescopio che porta il suo nome raccoglie idealmente la sua eredità scientifica, con l’obiettivo di aprire una nuova finestra sulla nostra conoscenza dell’Universo.
Proprio come Hubble, anche il Roman ha uno specchio primario dal diametro di 2.4 metri. Ciò che lo differenzia dal suo predecessore, però, è che Roman sarà in grado di osservare un’area di cielo 100 volte più ampia.
Il Nancy Grace Roman Space Telescope è anche uno degli investimenti scientifici più importanti della NASA: il costo complessivo della missione è stimato in circa 4.3 miliardi di dollari, di cui circa 255 milioni destinati al lancio (per un confronto, il James Webb, finora il telescopio spaziale più costoso per la NASA, lanciato alla fine del 2021, è costato circa 10/11 miliardi).
La necessità del Falcon Heavy
Anche dal punto di vista delle dimensioni, il Roman ricorda molto Hubble. Il telescopio misura 12.7 metri di lunghezza e 4.4 metri di diametro massimo, valori molto simili a quelli di Hubble, che è lungo 13.2 metri e ha un diametro di 4.2 metri. Un altro parametro molto simile è la massa al lancio: quella di Hubble era pari a 11 110 kg, mentre quella di Roman è di 10 500 kg. Ciò che differenzia maggiormente i due telescopi, però, è l’orbita di destinazione.
Hubble, nei suoi 36 anni di servizio, ha osservato il cosmo da una distanza di circa 475 km dalla Terra. Roman, invece, opererà attorno al punto lagrangiano L2 del sistema Terra-Sole, che si trova a circa 1.5 milioni di km dal nostro pianeta. Si tratta dello stesso punto attorno al quale orbitano anche il James Webb e il telescopio europeo Euclid.
Il punto L2 è particolarmente adatto ai telescopi spaziali perché si trova sempre dalla parte opposta rispetto al Sole, con la Terra tra il telescopio e la nostra stella. In questa posizione, un apposito schermo può bloccare la luce e il calore provenienti dal Sole e dalla Terra, facilitando l’osservazione dell’Universo. Soprattutto se quel telescopio osserva nell’infrarosso, come il Roman.
Per il lancio di Roman verso L2, quindi, la NASA ha selezionato a luglio 2022 il Falcon Heavy di SpaceX. Per assemblarlo, l’azienda ha utilizzato due booster nuovi e uno riutilizzato, il B1072, che ha così volato per la terza volta. SpaceX ha recuperato solamente i due booster laterali, che sono rientrati correttamente alle landing zone 2 e 40 di Cape Canaveral, mentre il core centrale è andato perso.
Circa 31 minuti dopo il lancio, il Roman si separerà dal secondo stadio del Falcon Heavy. Le prime operazioni che Roman effettuerà saranno l’apertura dei pannelli solari e il dispiegamento dello scudo termico (nel video seguente, la sequenza. Credits: NASA SVS). Nei giorni successivi, invece, dispiegherà l’antenna per le comunicazioni e la protezione dello specchio principale. Seguiranno poi diversi test per monitorare e calibrare gli strumenti e una lunga fase di commissioning, nel corso di un viaggio di circa tre mesi per raggiungere L2.
Un altro occhio nel cosmo
Una volta completato il commissioning, il Roman inizierà una missione scientifica nominale di cinque anni. A bordo ci sono due strumenti principali. Il Wide Field Instrument (WFI) sarà il vero cuore scientifico dell’osservatorio: una camera da 288 megapixel che osserverà il cielo nel vicino infrarosso con una risoluzione paragonabile a quella di Hubble, ma coprendo a ogni esposizione, come dicevamo all’inizio, un’area circa 100 volte più grande. Il Coronagraph Instrument, invece, è un coronografo all’avanguardia, uno strumento dimostrativo progettato per bloccare la luce delle stelle e osservare direttamente ciò che si trova nelle loro immediate vicinanze, come dischi di polveri e pianeti extrasolari.
Gran parte del lavoro di Roman sarà organizzato attorno a tre grandi indagini.

- La High-Latitude Wide-Area Survey osserverà vaste regioni del cielo extragalattico, studiando centinaia di milioni di galassie per ricostruire come la struttura dell’Universo si è evoluta nel tempo e indagare la natura dell’energia oscura.
- La High-Latitude Time-Domain Survey tornerà ripetutamente sulle stesse regioni per osservare fenomeni che cambiano nel tempo, in particolare supernove di tipo Ia, utili per misurare l’espansione cosmica.
- Con la Galactic Bulge Time-Domain Survey, invece, il Roman rivolgerà lo sguardo verso il centro della Via Lattea, monitorando centinaia di milioni di stelle e sfruttando la tecnica del microlensing gravitazionale per scoprire migliaia di esopianeti, compresi mondi difficili da individuare con altri metodi e persino possibili pianeti erranti, privi di una stella.
Dalla materia e dall’energia oscura agli esopianeti, il Roman unirà quindi due caratteristiche raramente disponibili insieme: un grande campo di vista e un’elevata risoluzione. Non osserverà soltanto singoli oggetti nel cosmo, ma costruirà grandi mappe dell’Universo, trasformando la quantità di cielo osservabile in un nuovo strumento di scoperta.











