Alle 13:02 italiane del 30 marzo è partita la seconda missione del 2026 del programma Rideshare di SpaceX, Transporter-16. Il lancio è avvenuto dalla base militare di Vandenberg, in California, e a bordo del Falcon 9 erano presenti 119 diversi satelliti. Tra questi vi erano anche 8 nuovi satelliti del programma italiano IRIDE e un ION dell’azienda italiana D-Orbit.
SpaceX ha così portato a termine la missione numero 39 del 2026, mantenendo in questo modo una media di un lancio ogni due giorni e 15 ore circa. Il primo stadio, con numero di serie B1093, ha volato per la dodicesima volta, e ha fatto ritorno sulla chiatta Of Course I Still Love You.
Il programma Rideshare di SpaceX permette a numerose aziende di partecipare alla stessa missione, riducendo i costi di accesso allo spazio e aprendo nuove opportunità di business anche per realtà non direttamente coinvolte nella produzione di satelliti. La tedesca Exolaunch, per esempio, produce meccanismi per il rilascio di satelliti e, grazie ai suoi dispositivi, ha dispiegato 57 satelliti per oltre 25 aziende.
IRIDE in continua crescita
Con l’arrivo in orbita del secondo batch di otto satelliti Eaglet II realizzati da OHB Italia, la costellazione IRIDE raggiunge ora un totale di 23 elementi operativi. IRIDE rappresenta una costellazione di costellazioni dedicata all’osservazione della Terra, che utilizza diverse tecnologie per raccogliere dati e immagini del pianeta. Il programma è finanziato dal Governo italiano attraverso le risorse del PNRR, sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e supportato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
Attualmente operano in orbita 16 satelliti Eaglet II di OHB Italia e 7 satelliti Hawk, progettati e costruiti dall’azienda italiana Argotec per ampliare le capacità della costellazione. Questi satelliti utilizzano strumenti ottici multispettrali per acquisire immagini della superficie terrestre, offrendo dati utili per monitoraggio ambientale, sicurezza e gestione del territorio. In futuro, IRIDE includerà anche satelliti dotati di tecnologia SAR, che permetterà osservazioni radar ad apertura sintetica in qualsiasi condizione atmosferica.

Il Falcon 9 ha rilasciato anche lo ION Astounding Alexandra dell’italiana D-Orbit, che trasporta diversi piccoli satelliti destinati a missioni tecnologiche e dimostrative. ION appartiene alla categoria degli Orbital Transfer Vehicle (OTV) e non era l’unico di questa tipologia a bordo del Falcon 9.
Vi era infatti anche il Vigoride-7 di Momentus, che ospita 10 carichi utili dedicati a esperimenti tecnologici e dimostrazioni in ambiente spaziale. Tra questi rientra la missione NOM4D della DARPA, che sperimenta l’assemblaggio in orbita di strutture modulari per applicazioni future nello spazio.
We are excited to launch our Gravitas mission on Transporter-16 this weekend!
Our team has spent the past few years building and testing a new class of high-power satellite on the ground. It’s now time to put these systems to the test on orbit.
We expect to be heads down… pic.twitter.com/pMf9GcE4NH
— K2 Space Corporation (@K2SpaceCo) March 27, 2026
Il carico con la massa maggiore a bordo del Falcon 9, circa 2 tonnellate, è il satellite Gravitas, realizzato da K2 Space, azienda nata nel 2022 da ex dipendenti di SpaceX. I suoi pannelli solari raggiungono i 40 metri una volta dispiegati e generano fino a 20 kW di energia per sistemi e strumenti di bordo. Gravitas utilizza questa energia sia per alimentare i carichi utili, inclusi quelli destinati al Dipartimento della Difesa, sia per il proprio sistema propulsivo.
Il satellite eseguirà un trasferimento orbitale dalla bassa alla media orbita terrestre, dove, in futuro, K2 svilupperà una costellazione insieme all’azienda SES.











