Si è tenuto alla fine di novembre a Brema, in Germania, il Consiglio dell’ESA a livello ministeriale, una riunione che si tiene ogni tre anni, nella quale i ministri responsabili per lo spazio dei 23 Stati membri decidono il budget dell’Agenzia per i prossimi anni.
Nel mondo dello spazio europeo c’è sempre grande attesa per i risultati di queste riunioni triennali, ma quest’anno il clima era particolarmente teso, sia considerando il momento di rapida evoluzione del settore spaziale, sia per la difficile situazione geopolitica mondiale.
Prima di tutto la forte spinta al riarmo dell’Europa sta dirigendo enormi somme di denaro pubblico verso l’industria bellica. Anche gli Stati membri dell’ESA si stanno impegnando in questo senso, il che non è solo un segnale preoccupante per il nostro futuro di cittadini, ma anche per tutti i settori tecnologici che non sono direttamente collegati in qualche modo all’impiego militare. Lo spazio è in una posizione ambivalente: da una parte ha applicazioni di grande interesse militare, dall’altra le aree di attività tradizionali come la scienza e l’esplorazione spaziale che invece ne sono lontane, sono candidate a soffrire pesantemente sotto i venti di guerra.
Un altro aspetto critico del momento in cui si è svolto il Consiglio ministeriale è la crisi delle relazioni internazionali: gli USA, Paese tradizionalmente trascinante del settore spaziale mondiale e partner storico dell’ESA, sono da oltre un anno a questa parte in stallo, con la NASA in profonda regressione e senza un chiaro indirizzo futuro; e anche i rapporti con gli altri partner dell’ESA, dalla Russia alla Cina, all’India al Giappone, sono fortemente segnati dalla crescente ostilità tra le grandi potenze e soprattutto dall’influenza americana.
Infine il grande cambiamento in corso nel settore industriale spaziale, che negli ultimi anni ha visto nuove aziende private nascere e crescere rapidamente ovunque, e le grandi aziende tradizionali reagire con piani di fusione.

Affrontare le sfide e le incertezze della situazione mondiale attuale, mettendo insieme una serie di proposte sufficientemente attraenti (ma anche finanziariamente sostenibili) per tutti gli Stati membri, e allo stesso tempo rinnovando e rilanciando l’Agenzia, sembrava davvero un compito impossibile. Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’ESA, ha optato per una strategia di attacco, presentando all’inizio del Consiglio una richiesta di budget record: 22.2 miliardi in tre anni. Un aumento del 32% rispetto al budget ottenuto al Consiglio precedente nel 2022. Mentre Aschbacher alla vigilia dichiarava alla stampa di sperare di ottenere almeno una ventina di miliardi, molti lo consideravano troppo ottimista, e alcuni addirittura criticavano la strategia bollandola come esagerata e fuori dalla realtà.
Da parte mia mi rallegravo che l’ESA tenesse un atteggiamento aggressivo, invece di ritirarsi, come era successo altre volte in passato, su linee difensive che si adattavano a priori alle previste reazioni negative degli Stati membri. Temevo però che il crescente interesse degli Stati membri per il settore applicativo, e soprattutto quello legato a possibili utilizzi militari (quello che con un eufemismo viene oggi chiamato “dual-use”), provocassero uno spostamento del budget dalla scienza alle applicazioni.
In particolare temevo che l’introduzione del nuovo programma ERS (European Resilience from Space), dichiaratamente dual-use e fortemente voluto e promosso da Aschbacher, diventasse l’unico contenitore di un eventuale aumento di budget. O peggio: che finisse a togliere budget a programmi come scienza, esplorazione, difesa spaziale.
Il risultato è stato invece sorprendente, oltre le più ottimistiche previsioni: il Consiglio ha approvato il più alto budget mai assegnato all’Agenzia (22.3 miliardi secondo gli ultimi calcoli), praticamente uguale a quanto richiesto (cosa mai successa prima), anche se questi 22.3 miliardi saranno distribuiti in modo leggermente diverso dalle richieste dell’ESA. Ma anche se si guarda un po’ più in dettaglio ci sono molti altri segnali straordinariamente positivi.
Prima di tutto il budget della scienza, che da lungo tempo sopravviveva più o meno sullo stesso livello, ha ottenuto un aumento del 3.5% all’anno oltre l’inflazione per i prossimi tre anni. Non si tratta di cifre enormi, ma per trovare una decisione così positiva bisogna risalire al secolo scorso, ai tempi del leggendario direttore della scienza Roger Bonnet.
Un segnale molto forte: evidentemente anche la scienza fondamentale è stata riconosciuta come elemento importante per rilanciare lo spazio europeo. Tra l’altro, il programma scientifico aveva un gran bisogno di questo aumento di fondi per far fronte alle incertezze nella collaborazione con gli USA su tre missioni future importanti come EnVISION, Lisa e New Athena.

Il programma di trasporto spaziale, cioè quello dei lanciatori, ha addirittura ottenuto 4.4 miliardi contro una richiesta di 3.9. È chiaro che gli Stati membri hanno recepito la lezione della recente grave crisi dei lanciatori europei: per uscire da questa crisi bisogna sì riformare il settore, ma servono anche i fondi. Emblematico è proprio il fatto che il piano European Launcher Challenge che finanzia lo sviluppo di cinque nuove aziende di lanciatori europei abbia ottenuto 900 milioni, il doppio di quanto richiesto dall’ESA.
Tutti gli altri grandi programmi hanno ottenuto un aumento del budget. Unica importante eccezione il programma di volo umano ed esplorazione, che ha ottenuto circa il 20% in meno di quanto richiesto.
Ma anche questo risultato, seppure innegabilmente negativo, è comprensibile. Infatti il grosso del programma di questo direttorato è pesantemente dipendente dalla cooperazione con la NASA, la quale si trova da oltre un anno in una situazione caotica e molto instabile: senza un amministratore, senza un budget approvato e comunque avviato verso una drastica riduzione, e con in atto un’ondata di licenziamenti senza precedenti che ne sta dilapidando le competenze tecniche.
In questa situazione l’ESA ha scommesso su Artemis, che nel caos generale sembra ancora avere priorità per i politici americani. Per quanto riguarda invece Marte, con la missione Mars Sample Return da un anno sospesa e sotto pesante attacco negli USA, l’ESA sembra aver già accettato come un dato di fatto la fine della cooperazione con la NASA, presentando un utilizzo alternativo per il contributo europeo, la sonda ERO. In questo clima di incertezza era dunque da aspettarsi che gli Stati membri sarebbero stati molto cauti ad accordare fondi a programmi così dipendenti dagli umori variabili d’oltre oceano. Temo che l’incertezza sul futuro di molti dei progetti di volo umano ed esplorazione continuerà ancora a lungo, almeno fino a che la NASA non avrà raggiunto un minimo di stabilità.
Al di là dei programmi, è anche interessante analizzare il risultato del Consiglio dal punto di vista dei contributi dei singoli Stati membri. Per prima cosa va notato che quasi tutti gli Stati membri (con solo tre eccezioni su 23) hanno aumentato il loro contributo. Da sottolineare soprattutto l’incredibile aumento del 50% del contributo della Germania, che già era il contributore principale. Ora la Germania, con un contributo di 5.1 miliardi (23.1%), domina con grande distacco il panorama dei contributi ESA.
Seguono quasi alla pari Francia e Italia, che hanno aumentato entrambe di circa il 15% il loro contributo (anche se, per via dell’enorme aumento del contributo della Germania, il loro peso sul totale del budget ESA è calato per ciascuna da 18% del 2022 a 16%). Ma se l’Italia è apparsa durante tutto il Consiglio fortemente motivata e trascinante assieme alla Germania, l’impressione che ha dato la Francia è stata più dimessa, al punto che il fatto di aver aumentato il contributo mi è parso più che altro dovuto alla volontà di restare formalmente, se pur di solo mezzo punto percentuale, davanti all’Italia (16.4% contro 15.8%).

Anche la Spagna ha dato un segnale molto forte, raddoppiando il proprio contributo e raggiungendo così l’8.5% del budget ESA. Questo le ha permesso di passare al quarto posto tra i contributori, superando il Regno Unito, unico tra gli Stati membri più grandi, ad aver ridotto il contributo.
Insomma un Consiglio ministeriale dove Germania e Italia hanno fatto la parte dei protagonisti, con la Francia che ha seguito quasi di malavoglia, mentre la Spagna si è lanciata a inserirsi decisamente tra gli Stati maggiori, con contributi importanti soprattutto nei programmi applicativi e nei lanciatori.
L’ESA è dunque uscita sorprendentemente rafforzata e rilanciata da questo Consiglio ministeriale. Il Direttore Generale è riuscito nell’impresa di convincere gli Stati membri che il superamento della crisi dell’Europa passa anche per lo spazio. Lo ha fatto prima conquistando la fiducia dei delegati proponendo un programma dual-use come ERS, dimostrando così che l’ESA non ha paura di rinnovarsi, spingendosi a interpretare in modo alquanto elastico i limiti imposti dalla sua Convenzione, pur di soddisfare le necessità degli Stati membri.
E poi, forte di questa fiducia, li ha convinti che per rilanciare il settore industriale spaziale bisogna supportare tutti i programmi, da quelli strategici come i lanciatori, a quelli applicativi come l’osservazione della Terra, la navigazione e le telecomunicazioni, ma anche quelli di scienza fondamentale, che per primi stimolano gli sviluppi tecnologici innovativi e l’ispirazione delle giovani generazioni. Un piano intelligente, coraggioso, se vogliamo anche un po’ machiavellico, per una partita che Aschbacher ha saputo giocare in modo magistrale e, a giudicare dal risultato, vincere chiaramente, nonostante il momento estremamente difficile per l’Europa e le condizioni al contorno non certo favorevoli.
Da parte mia, oltre alla sincera ammirazione per il successo ottenuto dall’ESA, voglio sottolineare tre risultati che trovo particolarmente entusiasmanti per il futuro dello spazio europeo. Mi perdonino quelli che, comprensibilmente, classificheranno i risultati del Consiglio con criteri diversi, magari in ordine di importanza industriale o strategica, o semplicemente in termini di budget. Io qui parto solo dalle mie passioni.
Per prima cosa la direttrice della scienza ha saputo ispirare gli Stati membri lanciando una nuova straordinaria missione: una sonda interplanetaria che andrà a esplorare Encelado, luna di Saturno che i planetologi considerano il luogo più promettente per cercare segni di vita nel Sistema solare. La missione partirà negli anni Quaranta, per cui dovremo avere ancora molta pazienza, ma è un simbolo forte e magnifico della visione a lungo termine della scienza spaziale europea.

Poi è stata approvata e finanziata la missione RAMSES, che nel 2029 effettuerà un rendezvous con l’asteroide Apophis durante il suo sorvolo ravvicinato (a meno di 35mila km) della Terra. Una missione storica che pone l’Europa in testa agli sforzi mondiali nel settore della difesa planetaria.
Questa decisione sembra riproporre il coraggio mostrato dall’ESA nel 1986, all’inizio della mia carriera nell’Agenzia, quando la nostra sonda Giotto guidò la flotta internazionale di sonde interplanetarie che sorvolarono da vicino il nucleo della cometa di Halley. Uno storico trionfo che lanciò l’immagine dell’ESA nel mondo. RAMSES è anche una grande sfida tecnologica, per via del brevissimo tempo a disposizione per costruire la sonda e lanciarla nel 2028, unica possibilità per arrivare in tempo all’appuntamento con Apophis, il 13 aprile del 2029.
Infine voglio sottolineare un risultato forse marginale se paragonato ai grandi programmi ESA, ma sicuramente inedito: la menzione esplicita, in una delle due risoluzioni approvate dal Consiglio, della decisione di costruire una quinta antenna per lo spazio profondo. Ricordo ancora gli anni di battaglie, da me vissuti in prima linea, per convincere il management dell’ESA e gli Stati membri a costruire la quarta antenna, a New Norcia, in Australia. Dai primi tentativi nel 2017 ci sono voluti anni di discussioni finanziarie e politiche, ma alla fine siamo riusciti a ottenere l’approvazione, e l’antenna è stata costruita e inaugurata poche settimane fa.

Quando lasciai l’ESA nel 2021 l’idea di costruire una quinta antenna per lo spazio profondo a Malargüe, in Argentina, era ancora solo un sogno. Per far partire un semplice studio di fattibilità dovetti assicurare il mio management che si trattava di un’attività puramente teorica, senza conseguenze pratiche. Oggi l’aria evidentemente è cambiata: non solo la dirigenza ESA ha capito quanto sia importante per l’accesso europeo allo spazio il rafforzamento di una risorsa unica come ESTRACK, la nostra rete di stazioni di terra per le comunicazioni con lo spazio profondo. Ma gli Stati membri lo sottoscrivono addirittura nella risoluzione finale del Consiglio!
Questi sono tre segnali fondamentali della determinazione dell’ESA e degli Stati membri di proseguire nella tradizione dei grandi successi dell’ESA nella scienza spaziale e in particolare nell’esplorazione del Sistema Solare. Segnali particolarmente importanti se paragonati a quelli tristemente opposti che stanno affliggendo i nostri partner storici oltre oceano.
Ma il successo di questo Consiglio ministeriale è solo un punto di partenza. Il lavoro più difficile per l’ESA comincia adesso. Tutti i temi legati al cambiamento dell’ecosistema spaziale in Europa, dalla crescita in numero e importanza delle nuove aziende innovative all’annunciata fusione delle grandi aziende tradizionali, sono ancora sul tavolo e richiederanno importanti adattamenti nei ruoli e nei processi dell’Agenzia.
La crisi delle relazioni internazionali richiederà un nuovo modo di fare cooperazione, molto più costretto da vincoli politici di quanto non lo sia stato negli ultimi cinquant’anni. E ovviamente ci si dovrà buttare subito sul lavoro dettagliato per stabilire piani solidi e coerenti per i programmi approvati, e allo stesso tempo far combaciare i contributi ai vari programmi con i piani di sviluppo e industriali.
Il Consiglio ministeriale 2025 ha aperto molte strade. Tocca all’ESA ora percorrere quelle giuste, con l’impegno e la competenza che hanno da sempre caratterizzato l’Agenzia Spaziale Europea.










