• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Scoperto con il James Webb “Capotauro”: forse è la galassia più distante mai rilevata

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Ottobre 23, 2025
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Capotauro (CEERS U-100588), un oggetto astronomico trovato dal James Webb all'interno del programma di osservazione CEERS. Potrebbe essere la galassia più distante mai scoperta. Credits: Giuseppe Capriotti & Giovanni Gandolfi/NASA/ESA/CSA/JWST/CEERS

Capotauro (CEERS U-100588), un oggetto astronomico trovato dal James Webb all'interno del programma di osservazione CEERS. Potrebbe essere la galassia più distante mai scoperta. Credits: Giuseppe Capriotti & Giovanni Gandolfi/NASA/ESA/CSA/JWST/CEERS

Condividi su FacebookTweet

Nel corso delle osservazioni del programma CEERS (Cosmic Evolution Early Release Science Survey) del telescopio spaziale James Webb, è stato individuato un oggetto estremamente remoto denominato CEERS U‑100588, e soprannominato “Capotauro”.

Il team di scienziati, guidato dal ricercatore Giovanni Gandolfi dell’Università di Padova, ha rilevato che l’oggetto non emette luce in certe lunghezze d’onda, ma è visibile in altre. Questo comportamento potrebbe indicare che si tratta di una galassia molto distante, forse osservata quando l’Universo aveva appena 90 milioni di anni. In questo caso, Capotauro sarebbe una galassia di tipo Lyman-break con redshift fotometrico z attorno a 32, che lo renderebbe la galassia più distante mai rilevata finora.

Gli scienziati, però, considerano anche scenari alternativi: Capotauro potrebbe essere una galassia molto più vicina e oscurata dalla polvere (a redshift circa pari a 6), oppure un oggetto appartenente alla nostra galassia, come una nana bruna molto fredda o un pianeta errante.

ANNUNCIO

L’incertezza ha acceso un dibattito nella comunità scientifica, soprattutto perché, se la distanza fosse confermata, Capotauro metterebbe alla prova i modelli cosmologici attuali. Un oggetto con una massa pari a circa un miliardo di volte quella del Sole, formatosi in così poco tempo dopo il Big Bang, richiederebbe tassi di formazione stellare estremamente elevati, molto superiori rispetto a quelli previsti dai modelli attuali.

Il team ha scelto il soprannome “Capotauro” come omaggio al monte “Corno alle Scale” nell’Appennino bolognese, ribattezzato in tempi antichi “Capotauro”.

Cos’è Capotauro?

Secondo l’ipotesi principale, Capotauro potrebbe essere una galassia giovanissima osservata com’era circa 90 milioni di anni dopo il Big Bang. Questo sarebbe possibile se il suo redshift fotometrico fosse davvero attorno a 32, valore mai registrato finora. In questo scenario, Capotauro batterebbe il precedente “record” di distanza cosmica, detenuto al momento dall’oggetto MoM-z14, di quasi 200 milioni di anni, e ci mostrerebbe una galassia formatasi in una fase ancora molto oscura della storia dell’Universo.

Tuttavia, un oggetto così massiccio sarebbe difficile da spiegare: la sua luminosità implicherebbe che quasi tutto il gas disponibile si sia trasformato in stelle in tempi brevissimi, con un’efficienza prossima al 100 %, ben oltre i valori previsti dai modelli attuali.

ANNUNCIO
Il piccolo puntino rosso al centro dell'immagine è
Il piccolo puntino rosso al centro dell’immagine è “Capotauro”, o CEERS U-100588, individuato dal James Webb all’interno del programma di osservazione CEERS. Credits: NASA, ESA, CSA, CEERS, G. Gandolfi

I dati disponibili, purtroppo, non bastano a confermare questa interpretazione. Capotauro potrebbe anche essere una galassia più vicina ma molto polverosa, che appare più rossa e più debole a certe lunghezze d’onda, imitando l’aspetto di una galassia lontanissima. Oppure potrebbe trattarsi di un oggetto all’interno della nostra stessa galassia, come una nana bruna fredda (di tipo spettrale Y), un pianeta errante o una stella quasi spenta.

Il team ha considerato tutti questi scenari e li ha confrontati tramite simulazioni e modelli spettrali. Senza una conferma spettroscopica, la natura di Capotauro resta al momento incerta: per ora, è un candidato promettente ma ancora, in qualche modo, misterioso.

Un’altra sfida per i modelli cosmologici?

Se Capotauro si trovasse davvero ad appena 90 milioni di anni dopo il Big Bang, rappresenterebbe una scoperta fuori scala per i modelli attuali sull’evoluzione dell’Universo.

Oggi il modello cosmologico di riferimento, chiamato ΛCDM, prevede che le prime galassie si formino in modo graduale a partire da strutture più piccole. Ma una galassia così luminosa e massiccia in una fase così precoce implicherebbe che la formazione stellare e l’accumulo di materia siano avvenuti con una rapidità molto superiore a quanto previsto. In altre parole, Capotauro sembrerebbe troppo “matura” per l’epoca in cui si trova.

Gli autori sottolineano che, sebbene l’ipotesi di una galassia a z ≈ 32 spinga ai limiti estremi dei modelli attuali, non richiede (da sola) una revisione del modello cosmologico standard. Le masse stimate e l’efficienza di formazione stellare rientrano, entro le incertezze, nei valori compatibili con il modello ΛCDM. Tuttavia, la conferma spettroscopica è essenziale per verificare che l’oggetto si trovi davvero a quella distanza e per escludere contaminazioni da oggetti più vicini o polverosi.

In ogni caso, oggetti come Capotauro sono fondamentali per affinare le nostre teorie: aiutano a comprendere quanto rapidamente possano essersi formate le prime stelle, quanta polvere cosmica fosse già presente e quanto efficientemente si siano accese le prime galassie. Per risolvere l’enigma, serviranno osservazioni spettroscopiche mirate, che possano determinare con certezza la distanza e quindi la natura dell’oggetto.

Lo studio, accettato per la pubblicazione nella rivista Astronomy & Astrophysics, è reperibile qui in versione pre-print.

Capitol Building

Ti piace questo articolo? C’è molto di più!

Su ORBIT avrai accesso ad approfondimenti, rubriche, report e analisi, live, interviste e alla nostra community, oltre che a rubriche dedicate anche al mondo dell’astronomia. Ti piacerà!



© 2025 Astrospace.it Tutti i diritti riservati. Questo articolo può essere riprodotto o distribuito integralmente solo con l’autorizzazione scritta di Astrospace.it o parzialmente con l’obbligo di citare la fonte.
Tags: CapotauroCEERSGalassiaJames Webbuniversouniverso primordiale

Potrebbe interessarti anche questo:

La galassia nana che ospita FRB 20240304B, indicata dalla croce bianca, ripresa nel vicino infrarosso dalla camera NIRCam del telescopio spaziale James Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, T. Nanayakkara (USYD)

Il James Webb ha identificato la galassia del lampo radio veloce più lontano mai osservato

Ottobre 9, 2026
Render artistico della collisione tra la galassia nana LKH e la giovane Via Lattea, 11.8 miliardi di anni fa. Credits: NASA, ESA, Joseph Olmsted (STScI)

Trovate con Hubble le tracce di una delle prime grandi fusioni della Via Lattea

Agosto 18, 2026
Il sistema di Nettuno visto nel vicino infrarosso dal James Webb nel 2022. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI

Le piccole lune di Nettuno potrebbero conservare i resti del sistema distrutto dalla cattura di Tritone

Agosto 17, 2026
Gruppo di galassie soprannominato Copeland Septet, nella costellazione del Leone, osservato nelle immagini utilizzate per costruire la grande mappa del cielo dei DESI Legacy Imaging Surveys. Credits: DESI Legacy Imaging Surveys/LBNL/DOE & KPNO/CTIO/NOIRLab/NSF/AURA

Pubblicata la più grande mappa 2D dell’Universo. Contiene quasi 4 miliardi di oggetti

Agosto 11, 2026
Render artistico della Via Lattea vista di taglio, realizzato a partire dai dati raccolti in quasi undici anni di attività dalla missione Gaia dell'ESA. Credits: ESA/Gaia/DPAC, Stefan Payne-Wardenaar

Una Via Lattea molto più dinamica di quanto immaginassimo dai dati di Gaia, raccontato dalla ricercatrice INAF Antonella Vallenari

Agosto 10, 2026
Galassia a spirale WISEA J123635.56+621424.2, soprannominata "Saguaro". Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Pierluigi Rinaldi (Steward Observatory)

I Little Red Dots potrebbero essere una fase dell’evoluzione di alcuni buchi neri supermassicci

Luglio 30, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • starship starlink

    Oltre mille manovre evasive al giorno per i satelliti Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Ecco le prime immagini della Terra acquisite dai satelliti Eaglet II della costellazione italiana IRIDE

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Entro il 2026 saranno completati i 931 segmenti dello specchio primario dell’ELT

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • SpaceX verso una rete mobile Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162