• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Più l’Universo invecchia, meno sarà ospitale per la vita

Mila Racca di Mila Racca
Aprile 27, 2023
in Approfondimento, Astronomia e astrofisica, Divulgazione, News, Scienza
Terzan 5

Immagine del telescopio spaziale Hubble dell'ammasso globulare Terzan 5, nel bulge della Via Lattea, che ha molte stelle più vecchie all'interno (deboli e in rosso), ma anche stelle più calde, più giovani e di massa superiore (luminose e blu), alcune delle quali genereranno ferro e elementi ancora più pesanti. Credits: NASA/ESA/Hubble

Condividi su FacebookTweet

Uno studio recente del Max Planck Institute di Göttingen ha mostrato come la metallicità delle stelle sia collegata alla capacità dei loro pianeti di ospitare forme di vita. Secondo i risultati trovati, stelle ricche di metalli pesanti renderebbero i loro pianeti meno ospitali, in quanto impossibilitati a creare uno strato protettivo di ozono.

L’ozono è costituito da tre atomi di ossigeno, elemento fondamentale per il prosperare della vita sulla Terra. Questo composto protegge la superficie del pianeta e le forme di vita che vi risiedono dalle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole (raggi UV), dannose per le cellule. Uno strato protettivo di ozono è quindi un prerequisito importante per l’emergere di una vita complessa.

Come spiega Anna Shapiro, ricercatrice del Max Planck Institute for Solar System Research e autrice principale dello studio, lo scopo di questa ricerca è comprendere quali proprietà deve avere una stella affinché i suoi pianeti formino uno strato protettivo di ozono.

ANNUNCIO

Il (doppio) ruolo della radiazione UV

Tre anni fa, i ricercatori del Max Planck Institute for Solar System Research hanno confrontato le variazioni di luminosità del Sole con quelle di centinaia di stelle simili ad esso. Il risultato ha mostrato che l’intensità della luce visibile di molte di queste stelle fluttua molto di più di quella del Sole.

La nostra è una stella notoriamente quieta, ma gli enormi picchi di intensità che si verificano per le altre stelle, potrebbero comunque coinvolgere anche il Sole. In tal caso, anche l’intensità della luce ultravioletta aumenterebbe vertiginosamente. Quindi, naturalmente, gli astronomi si sono chiesti cosa significherebbe un evento di simile portata per la vita sulla Terra e  in altri sistemi stellari.

Shapiro ha spiegato che nella chimica atmosferica della Terra, la radiazione ultravioletta del Sole gioca un duplice ruolo. Nelle reazioni con singoli atomi e molecole di ossigeno, l’ozono può essere sia distrutto che creato. Per essere più precisi, le radiazioni UV-B (a onde lunghe) distruggono l’ozono, mentre le radiazioni UV-C (a onde corte) aiutano a crearlo. È quindi ragionevole presumere che la luce ultravioletta possa avere un’influenza altrettanto complessa anche sulle atmosfere degli esopianeti.

Azione della radiazione UV sullo strato atmosferico di ozono
Azione della radiazione UV sullo strato atmosferico di ozono. Credits: INFN

Lo studio è stato condotto su un sottogruppo di stelle simili al Sole. La loro temperatura superficiale è compresa tra i 5000 e i 6000 gradi °C (5770 °C è quella del Sole), e attorno ad esse ruotano uno o più pianeti. Per ognuna di queste stelle, gli astronomi hanno calcolato esattamente quali lunghezze d’onda compongono la luce ultravioletta emessa, considerando per la prima volta anche l’influenza della metallicità.

ANNUNCIO

Questa proprietà descrive il rapporto tra l’idrogeno e gli elementi più pesanti dell’elio (chiamati metalli dagli astrofisici) nel materiale della stella. Nel caso del Sole, ci sono più di 31000 atomi di idrogeno per ogni atomo di ferro. Lo studio ha preso in considerazione anche le stelle con contenuto di ferro inferiore e superiore.

Simulando le interazioni della radiazione UV con i gas planetari

In una seconda fase della ricerca, il team ha studiato come la radiazione UV calcolata influenzerebbe le atmosfere dei pianeti che orbitano a una distanza favorevole alla vita attorno a queste stelle. Le distanze favorevoli alla vita sono quelle che consentono temperature moderate (né troppo calde, né troppo fredde per l’acqua liquida) sulla superficie del pianeta. Per tali mondi, il team ha simulato come la luce UV della stella madre agisce sull’atmosfera del pianeta.

Per calcolare la composizione delle atmosfere planetarie i ricercatori hanno utilizzato un modello chimico-climatico che simula i processi che controllano l’ossigeno, l’ozono e molti altri gas e le loro interazioni con la luce ultravioletta delle stelle, ad altissima risoluzione spettrale. Questo modello ha permesso l’indagine di un’ampia varietà di condizioni sugli esopianeti, e il confronto con la storia dell’atmosfera terrestre nell’ultimo mezzo miliardo di anni.

È proprio durante questo periodo che si stabilirono l’alto contenuto di ossigeno atmosferico e lo strato di ozono che permisero l’evoluzione della vita sulla terraferma del nostro pianeta. È possibile che la storia della Terra e della sua atmosfera contenga indizi sull’evoluzione della vita, che possono applicarsi anche agli esopianeti.



Le stelle povere di metalli sono più favorevoli alla vita

I risultati delle simulazioni sono stati sorprendenti. Nel complesso, le stelle povere di metalli emettono più radiazioni UV delle loro controparti ricche di metalli. Ma il rapporto tra la radiazione UV-C che genera ozono e la radiazione UV-B che distrugge l’ozono dipende in modo critico anche dalla metallicità.

  • Nelle stelle povere di metalli, predomina la radiazione UV-C, che consente la formazione di un denso strato di ozono.
  • Per le stelle ricche di metalli, con la radiazione UV-B predominante, questo involucro protettivo è molto più scarso.

“Contrariamente alle aspettative, le stelle povere di metalli dovrebbero quindi fornire condizioni più favorevoli per l’emergere della vita” ha concluso Anna Shapiro.

Da questo risultato ne emerge uno ancora più sorprendente: man mano che l’universo invecchia, è probabile che diventi sempre più ostile alla vita.

Le stelle dell’Universo sono sempre più metalliche

Per spiegare questa affermazione è necessario fare un passo indietro, e osservare ciò che accade nei nuclei delle stelle. Tramite le reazioni di fusione nucleare, esse sono in grado di sintetizzare nuovi elementi chimici all’interno dei nuclei. La sintesi avviene tramite la fusione di un combustibile e la creazione di un nuovo prodotto. Inizialmente le stelle bruciano l’idrogeno e lo trasformano in elio, poi l’elio in carbonio, il carbonio in neon e ossigeno, e così via. Fino a trasformare il silicio in ferro, se la stella è sufficientemente massiccia. Tutti questi elementi chimici vengono sintetizzati nel corso di miliardi di anni e, una volta formati, sono disposti in una configurazione “a cipolla” all’interno delle stelle.

Configurazione a cipolla degli strati degli elementi chimici formati tramite le reazioni nucleari. Credit: notiziedalcosmo.it
Configurazione “a cipolla” degli strati degli elementi chimici formati tramite le reazioni nucleari. Credits: notiziedalcosmo.it

A seconda della massa della stella in questione, questi elementi chimici vengono poi rilasciati nello spazio tramite il vento stellare o nell’esplosione di supernova, che coincide con la morte della stella stessa.

Durante tale esplosione vengono generati elementi chimici ancora più pesanti del ferro. Essi vengono poi sparsi nel mezzo interstellare, e andranno a inquinare le nebulose di formazione stellare da cui nasceranno le generazioni successive di stelle. Quindi, le stelle di nuova generazione, che si generano all’interno di questo ambiente così ricco di nuovi elementi, saranno dunque molto metalliche.

In altre parole, ogni stella di nuova formazione ha quindi più materiale da costruzione ricco di metallo disponibile rispetto ai suoi predecessori. Per questo motivo, le stelle nell’universo stanno diventando più ricche di metallo ad ogni generazione.

Questa scoperta potrebbe essere utile per le future missioni spaziali. Ad esempio, la missione PLATO dell’ESA esaminerà una vasta gamma di stelle alla ricerca di segni di esopianeti abitabili.

La sonda sarà lanciata nello spazio nel 2026 e concentrerà la sua attenzione principalmente sui pianeti simili alla Terra che orbitano attorno a stelle simili al Sole a distanze favorevoli alla vita. Il data center della missione è attualmente in fase di allestimento presso il Max Planck Institute for Solar System Research. Tale studio ci fornisce preziosi indizi sulle stelle verso cui Plato dovrebbe puntare i propri occhi.

L’articolo, pubblicato su Nature Communications, è disponibile a questo link.

Astrospace.it è un progetto di divulgazione scientifica portato avanti da un gruppo di giovani fisici e ingegneri con una passione comune per lo spazio. Se ti piace quello che stai leggendo, puoi contribuire alla crescita della piattaforma attraverso il nostro abbonamento. Ai nostri abbonati riserviamo contenuti esclusivi e sempre in aggiornamento.

Entra anche tu in Astrospace.it Orbit.

Continua a seguire Astrospace.it su Telegram e Instagram.

Tags: astrobiologiametallimetallicitàStelleuniversoVita

Potrebbe interessarti anche questo:

L'ammasso globulare Omega Centauri in un'immagine ottenuta dalla fotocamera WFI dell'Osservatorio La Silla. Credits: ESO

Il magnetismo potrebbe spiegare alcune anomalie chimiche negli ammassi globulari

Settembre 25, 2026
Gruppo di galassie soprannominato Copeland Septet, nella costellazione del Leone, osservato nelle immagini utilizzate per costruire la grande mappa del cielo dei DESI Legacy Imaging Surveys. Credits: DESI Legacy Imaging Surveys/LBNL/DOE & KPNO/CTIO/NOIRLab/NSF/AURA

Pubblicata la più grande mappa 2D dell’Universo. Contiene quasi 4 miliardi di oggetti

Agosto 11, 2026
La galassia nana Sextans A osservata dal James Webb. Combinando le osservazioni del telescopio con modelli teorici, il team ha ricostruito la popolazione di stelle evolute della galassia e identificato le principali sorgenti di polvere cosmica in un ambiente che riproduce le condizioni delle prime galassie dell’universo. Credits: NASA/ESA/CSA/STScI, Janice Lee (NoirLab)

Il James Webb ha trovato le stelle che producevano polvere cosmica nell’Universo primordiale

Luglio 21, 2026
Questo collage mostra 15 dei 31 quasar scoperti dal telescopio spaziale Euclid nell'Universo primordiale. Credits: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA

Euclid scopre i quasar più antichi mai osservati nell’Universo

Luglio 6, 2026
Immagini del Webb che mostrano sei galassie in fusione e un buco nero supermassiccio, indicato dall'ellisse arancio a puntini. Credits: NASA/ESA/CSA

Il James Webb ha osservato sei galassie primordiali che si stanno fondendo per formarne una molto più grande

Giugno 29, 2026
Dettaglio del mosaico realizzato da Euclid del centro della Via Lattea. A destra sono visibili dense nubi molecolari che oscurano parte della luce proveniente dal rigonfiamento galattico, mentre verso sinistra il numero di nubi diminuisce e appare più chiaramente la brillante popolazione stellare del bulge, la regione centrale della nostra Galassia. Credits: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, CFHT

Nel cuore della Via Lattea con Euclid. Ecco cosa ci racconta il secondo Quick Data Release

Giugno 24, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • Paesi firmatari degli Accordi Artemis al 21 settembre 2026. Credits: NASA

    L’Albania è il 73esimo Paese a firmare gli Accordi Artemis

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Jared Isaacman conferma che due astronauti italiani andranno sulla superficie della Luna

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • SpaceX vuole 100 mila Starlink V3 in orbita ancora prima dei satelliti per l’IA

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • La NASA assegna a SpaceX tre nuove missioni con la Crew Dragon verso la ISS

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Ott 3
4:30 pm - 6:00 pm

Presentazione “La Guida completa ai razzi Falcon”

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162