L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha confermato che due astronauti italiani avranno la possibilità di andare sulla superficie della Luna nell’ambito del Programma Artemis, in seguito all’impegno dell’Italia per la futura Moon Base della NASA. La dichiarazione è arrivata durante l’Air, Space & Cyber Conference organizzata vicino a Washington.
Isaacman ha citato l’Italia mentre spiegava quale tipo di contributo la NASA vuole ottenere dai propri partner internazionali per i prossimi programmi lunari. Come esempio ha indicato l’accordo firmato a marzo tra il governo italiano e NASA per lo sviluppo di infrastrutture abitative destinate alla superficie della Luna.
Secondo Isaacman, il contributo italiano supererà i 5 miliardi di dollari e comprenderà quello che dovrebbe diventare uno dei primi veri moduli abitativi della Moon Base. È in relazione a questo impegno che l’amministratore NASA ha parlato esplicitamente di due astronauti italiani sulla superficie lunare, come riportato dal sito americano Arstechnica.
Non sono stati indicati i nomi degli astronauti ovviamente, come nemmeno le missioni alle quali saranno assegnati o le date dei due allunaggi, ma la dichiarazione di Isaacman conferma quanto era già emerso in Italia nei mesi scorsi. Ad aprile l’allora presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Teodoro Valente aveva infatti accennato a due astronauti italiani destinati a camminare sulla Luna.
Il contributo italiano sarà legato soprattutto al Multi-Purpose Habitation Module (MPH), un modulo pressurizzato progettato per permettere agli astronauti di vivere e lavorare sulla superficie lunare. Il progetto è coordinato dall’ASI e sviluppato insieme a Thales Alenia Space Italia. A maggio la NASA ha dato il via libera alla per continuare lo sviluppo.

Il modulo italiano nella futura Moon Base della NASA
Il ruolo dell’MPH è diventato più chiaro dopo la revisione dei programmi lunari annunciata dalla NASA a marzo 2026. L’Agenzia prevede di costruire progressivamente una base permanente nei pressi del polo sud lunare, iniziando con missioni robotiche e infrastrutture di supporto per arrivare, dal 2032, a una presenza umana di lunga durata. Nella terza fase del programma, la NASA indica esplicitamente i moduli abitativi dell’ASI tra le infrastrutture previste per la base.
L’accordo tra Italia e Stati Uniti era stato firmato il 31 marzo a Washington dal ministro Adolfo Urso e da Jared Isaacman. Lo Statement of Intent riguarda la cooperazione sulla superficie lunare e, in particolare, il contributo italiano alle infrastrutture necessarie per soggiorni prolungati degli astronauti. Durante la diretta di Astrospace per il lancio di Artemis II, avvenuto ad Aprile, un rappresentante di Thales Alenia Space ci aveva già confermato l’intenzione di inviare il modulo MPH sulla Luna nei primi anni del prossimo decennio, probabilmente a bordo del lander Blue Moon mk 2 cargo di Blue Origin.
Isaacman ha citato anche il Giappone come esempio di collaborazione che NASA intende seguire. La JAXA sta sviluppando un rover pressurizzato per spostare gli astronauti sulla superficie e anche al Giappone sono stati associati due posti per futuri allunaggi.
I due futuri posti italiani non vanno confusi con la partecipazione di Luca Parmitano ad Artemis III. L’astronauta italiano è stato assegnato alla prossima missione Artemis, prevista nel 2027, che servirà a testare la capsula Orion e due diversi lander lunari commerciali in orbita terrestre, e non prevede un allunaggio.











